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Elezioni: Ha vinto chi non ha più creduto in una politica poco rispettosa dei valori umani

Scritto da Paolo di Pirro Domenica, 03 Marzo 2013 09:18

Siamo già alle sopraffini tecniche da emiciclo ed alle accozzaglie maggioritarie con relative elucubrazioni e lotte mediatiche.
Ancora una volta risultano assenti all’appello analisi e prese di coscienza sul fatto che, sommando astensioni, voti di protesta e voti dispersi in temporanee liste personali, più del 65 % (leggasi il sessantacinquepercento !) degli italiani non si riconosce in questo sistema politico e nella visione che della rappresentatività hanno oggi i partiti cosiddetti tradizionali (anche se non si sa più a salvaguardia di quali mai “tradizioni”...).
Tuttavia è già iniziato, come sempre, il valzer delle parole inutili.
Ricordo, ai tempi della "famigerata" 1^ Repubblica, che i portavoce  dei partiti sostanzialmente perdenti erano soliti affermare con fermezza che erano stati gli italiani a non capire nulla : mai una sana autocritica con conseguenti dimissioni di uomini di partito e super-strateghi elettorali.
Bene, non è cambiato assolutamente nulla.
A questo punto  posso solo auspicare una serena "analisi di gruppo" ed una radicale rifondazione (anche se tardiva) dei modi di intendere la politica e la rappresentatività : meno apparato, meno sussiego segretariale (i fatti elbani insegnano....), più contatto con le persone, più sensibilità verso  le esigenze quotidiane e l'etica, più progettualità

Che piaccia o no, in queste elezioni, per quanto riguarda gli inattesi numeri ovviamente, ha stravinto Grillo, o meglio hanno vinto i grillini o, meglio ancora, hanno vinto tutti coloro che, per protesta o per delusione, anche a costo di passare per qualunquisti, non hanno più creduto in questa politica così poco etica, poco rispettosa dei valori umani e così distante (anche fisicamente) dalle persone e dai piccoli problemi quotidiani.
Saprà Grillo trattenersi dalla voglia di continuare a fare la prima donna dei colpi ad effetto fini a se stessi ? e gli aderenti a M5S (volutamente non uso il termine "grillini") per quanto tempo continueranno a riconoscersi nello stesso "Grillo delle battute ad ogni costo" e delle posizioni rigorose?
Un conto è essere “movimento”, ben altro conto essere o diventare forza di governo in un contesto non più solo nazionale, ma internazionale.
Sulla base delle ultime posizioni o dichiarazioni, sembra che una possibile soluzione tecnica per il "governo" di questo Paese possa consistere in un accordo dinamico, "alla siciliana", tra PD e M5S, basato su convergenze specifiche.
Ma la Sicilia non è uno Stato membro dell'Europa, l'Italia, sì : solo pensare di presentarsi ai tavoli politici europei e mondiali, al cospetto dei mercati e delle sfide globali oramai non più eliminabili, senza le garanzie di una strategia complessiva e di programmi  non dipendenti solo dagli annunciati accordi programmatici del giorno per giorno, sembra proprio votarsi ad un suicidio annunciato.
Invece, mi auguro che il successo del M5S possa costituire occasione (ma anche il forzoso alibi, per i partiti superstiti) per quel rinnovamento auspicato e mai attuato; così come mi auguro che il M5S sappia e voglia tradurre in nuova e più fresca capacità di governo l'indubbio tsunami che ha provocato.
Le forti libecciate, in fondo, apparentemente possono fare anche danni, ma sanno certamente dare nuovo ossigeno e nuova vita al mare.

Paolo Di Pirro

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