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Governo di Portoferraio, 18° secolo: il governatore e rapporti con consoli e viceconsoli di stati esteri (parte 9)

Scritto da  Sabato, 06 Novembre 2021 14:29

Una pagina di storia completamente sconosciuta e ignorata nella storiografia locale elbana è quella che riguarda la presenza di consoli e viceconsoli nella città di Portoferraio e in altri paesi dell’isola.


Nel 1842 così scrive Attilio Zuccagni Orlandini:

“Consoli esteri residenti nell’Elba

Il solo piccolo Stato Ducale di Parma tiene un console in Portoferraio; altre otto Potenze vi si fanno rappresentare da un semplice Viceconsole. L’Austria, l’Inghilterra, lo Stato Pontificio e quello delle due Sicile, tengono un Viceconsole per Portoferraio e Longone e Marciana: la Svezia e la Grecia solamente per Portoferraio.”

(Attilio Zuccagni Orlandini. “Corografia dell’Isola d'Elba”.Vol XII. Pg 53. 1842)


L’istituto consolare è ancora esistente in Portoferraio ai primi del novecento, lo si apprende da Sandro Foresi che nel 1929 scrive:

“CONSOLATI ESTERI
Gran Bretagna-Airey John Charles
Via Ninci

Olanda – Reboa Cav. Uff. Antonio
Via Ferrandini

Spagna-Damiani Comm.Avv.Leone
Piazza Cavour”


(“Guida annuario dell’arcipelago toscano 1929-1930” Pagina 41. Archivio di stato di Pisa)


Se nelle pagine di storia locale gli istituti consolari presenti sull’isola non sono ricordati, al contrario sono evidenti nella lettura dei documenti di archivio.
Ed in questi documenti, fino a quando è esistito, è il governatore di Portoferraio che ha rapporti con gli istituti consolari.
Nella Toscana granducale sia nel periodo mediceo che in quello asburgo lorenese il porto di Portoferraio con la sua darsena sono importanti sedi per il commercio marittimo e per tale motivo vi sono rappresentanze consolari di stati esteri.
Esistevano due forme principali della originaria funzione consolare: quella dei consules missi e quella dei consules electi.
La distinzione, consente immediatamente di individuare l’originale duplice natura dell’istituto.I consules missi erano investiti per autorità del proprio Stato, generalmente per disposizione espressa del sovrano con il quale erano legati da uno speciale rapporto fiduciario e dal quale ricevevano specifiche istruzioni, e rispondevano per lo più a prerogative sancite in trattati internazionali e accordi bilaterali. Il console appartenente a questa tipologia era spesso dedito all’ufficio consolare in modo esclusivo, favorendo l’evoluzione di caratteri professionalizzanti e di maggior prestigio sociale.
Il consul electus era invece per lo più un commerciante nominato dai componenti di una o più nazioni mercantili al proprio interno, oppure un tecnico scelto sulla base di una provata conoscenza degli usi e dei regolamenti in vigore nel territorio di residenza. Il carattere distintivo, in questo secondo caso, prescindeva dall’appartenere o meno a uno stesso territorio o dal risponde-re alla fedeltà verso un determinato principe, bensì era quello di un consulente al quale affidare compiti di traduzione, assistenza legale e tutte quelle attività di intermediazione necessarie alla tutela dei proprii nteressi rispetto ai poteri locali.
A Portoferraio il console appartiene generalmente a questo ultimo tipo: è consul electus.


Nel 1707 Anton Francesco Montauti scrive da Firenze al governatore Alessandro del Nero.
La lettera, manoscritta, riguarda due questioni inerenti la carica di console e cioè la non necessità di mostrare la patente di console al granduca per poter esercitare la carica in Portoferraio e la proibizione di inalberare l’armi dello stato estero sopra la propria casa

“Sig Barone Del Nero
Portoferraio

Ill.mo Sig.re Mio Pron. Col.mo

… Si è inteso l’arrivo costà da Napoli del Sig Giuseppe Velardes il quale porta Patente di Console per Carlo Terzo,fattale dal Sig Conte di Martiniz et inoltre si è sentito che egli le aveva fatta instanza di poter esercitare costì detta Carica e che ella gli aveva replicato dover egli far pervenire sotto gli occhi della A.S.R.le detta patente per poter poi ricevere gli ordini che in tale affare fossero stimati più necessari.Circa di che devo significare a VS Ill.ma essere mente di S.A.R.le che in caso egli non abbia spedita qua detta patente o che non abbia fatto passo alcuno circa la medesima ella cerchi di farsela mostrare e mandarne qua una copia e poi dica che avendo ella fatta meglio reflessione vede che non è punto necessario che egli faccia veruna parte all’A.S.Rle né veruna instanza ad altri per esercitare tale carica,giacchè serve a VS Ill.ma che abbia la patente del Sig Conte di Martiniz in virtù della quale ella gli permetterà che egli faccia tutto quello che riguardano le sue incombenze e cerchi pure di persuaderlo a non avvisare né far per parte veruna con questa Corte dovendogli solo servire di poter praticare quelle prassi per le quali è stato costì inviato adducendogli inoltre per ragione che non è solito che siano confermate da S.A.Rle che siano confermate le patenti de Consoli o vice Consoli che risiedono costì in Portoferraio che però si rimanda a VS Illma a quest’effetto la patente del nuovo Console di Genova ,al quale pure porta dire l’istesso e valersi poi di questo esempio col sig Velardes
Stiamo però VS Ill.ma bene avvertita di non permettere in modo alcuno che il medesimo inalberi l’arme Carlo Terzo in caso gli venisse un simil pensiero prima perché qui si suppone che gli altri Consoli o vice Consoli non faccino costì un simil passo onde potrà in tal caso dire che Ella non puote né vuole introdurre una simile novità ma quando pure vi fosse qualche esempio che qualcheduno dei ministri avesse alla sua casa l’Arme del suo Principale,onde non si potesse addure la ragione suddetta potrà Ella assicurare il medesimo Sig Velardes che nello stato del Ser.mo Gran Duca non v’è un simile esempio almeno che sia a notizia di VS Ill.ma e che non si vede in alcun luogo esposta l’Arme di Carlo terzo non avendola neppur messa in Livorno quello che ha l’istessa patente ond’ella non vuole esser il primo ad introdurre cose di nuovo tanto più che sono note le difficoltà che vertono presentemente in Roma con il Sig Barone Tassis che avendo messa la suddetta Arme alla sua casa perché aveva la patente di Maestro della Costa di Napoli il governo gli ha ordinato di levarla e avendo esso insistito a volerla tenere esposta l’hanno esiliato arrivando fino ad inventariare le sue robe che aveva nella medesima sua casa motivi tutti che puole ella dire che l’inducono a non permettergli una simil novità per sfuggire tutti quelli disturbi che forse potrebbero nascere tanto più che l’inalberare l’arme non gli avrebbe niente di vantaggio mentre gli vien permesso l’esercizio della carica.Tutto però lo porti torno sempre a dire con somma delicatezza e come cose venutegli nel di lei pensiero. Quando poi il medesimo sig Velardes presistesse costantemente nel voler inalberare l’arme di Carlo terzo potrebbe per ultimo remedio vedere VS Ill.ma per mezzo di qualche confidente del medesimo che Ella stimasse più proprio fargli dire che lei per comprare la sua quiete quanto bisognasse gli farebbe un regalo di qualche pezza purchè egli desistesse dal metter fuori la suddetta arme e circa la quantità si rimette alla prudenza di VS Ill.ma e concludendo potrà subito dargliene”.

Di Firenze 13 ottobre 1707

Dev.mo Obb.mo Serv. re
Anton Francesco Montauti”

(Filza “Lettere diverse sin all’anno 1709 al tempo dell’Ill.mo Sig Barone Alessandro del Nero 1701-1709” Archivio del governo di Portoferraio 1553-1799.Carteggio del governatore. Carta n 124. Archivio storico comune Portoferraio)


La questione dell’inalberarmento dell’arme dello stato estero sopra la propria casa,si ripresenta pochi anni dopo, nel 1739, con il console di Francia , Lambardi, il quale contravvenendo alle disposizioni non solo inalbera la bandiera d’arme di Francia ma anche vende grano eludendo la vigilanza dell’istituto dell’Abbondanza.Tutto ciò per fare contrabbando.


Lo si apprende da lettera manoscritta inviata Coresi del Bruno, governatore di Portoferraio, da Gaetano Antinori del Consiglio di Reggenza in Firenze

“Al Maestro di Campo Coresi del Bruno
Gov.re di Portoferraio

Ill.mo Sig mio Pron Col.mo

Io so dispensarmi dal palesare a VS Ill.ma colle mia solita ingenuità che il Consiglio di Reggenza avrebbe desiderato veramente che Ella al primo avviso che le fu dato di avere i vice console di Francia innalzato le armi di Sua maestà Cristianissima sopra la piccola casa di sua abitazione si fosse adoperata con tutta l’efficacia acciò refletendp meglio esso al passo che aveva fatto da non potergli essere tollerato dal Governo si disponesse a deporle fino almeno che la Reggenza potesse dare a VS Ill.ma le istruzioni convenienti in una materia così gelosa e che trascurata sarebbe di esempio per i Consoli delle altre Nazioni….

Una delle ragioni intanto che si vede ben chiaramente hanno mosso il Lambardi ad innalzare sopra la sua casa le armi di Francia,è stata quella di sperare che possa giovargli a continuare i contrabbandi e la disobbedienza alle leggi di SAR sapendo col consiglio che egli si è fatto invita da molto tempo contro gli statuti veglianti dell’Abbondanza e con molto pregiudizio della medesima e di codesto pubblico di fare l’incettatore e provvisioniere di grani che introduce e vende in codesta piazza nonostante che l’Abbondanza abbia sola la privativa di dover pensare a tale provvista.
Pare ero necessario al consiglio che VS Ill.ma ponga il dovuto rimedio ad una tale contravvenzione non permettendo l’ingresso in codesta piazza ai grani o farine che non siano state provviste dall’Abbondanza ma da semplici particolari …

Di VS Ill.ma

Di Firenze lì 6 giugno 1739

Dev.mo Obbl.mo Serv.re

Gaetano Antinori “


Nel 1730 Carlo Rinuccini scrive lettera al governatore di Portoferraio riguardante Giuseppe Palmi console della religione di Malta :

“Ill.mo Sig.re Mio Pron.mo Col.mo
Signor Maestro di Campo Coresi del Bruno
G.re di Portoferraio

Poiché VS Ill.ma asserisce nella Sua lettera de 16 corrente mese,che il Sig Giuseppe Palmi sia giovane savio intelligente e capace di non abusarsi del Privilegio della Patente di Console della Religione di Malta ,potrà ammetterlo nell’esercizio di tale carica nelle forme consuete dopo però che averà lasciato quella di Capitano di codesto Porto e mentre il medesimo non habbia costì altri impieghi e incombenze non compatibili col predetto posto di Console o non habbia pregiudizi in codesto suo Tribunale
Firenze 31 maggio 1730
Dev.mo Obbl.mo Serv.re

Carlo Rinuccini”

(Filza “Lettere dei ministri di stato e di guerra 1690-1746”. Archivio del governo di Portoferraio 1553-1799. Carteggio del governatore. Senza numero di carta. Archivio storico comune Portoferraio)


Questa lettera manoscritta è interessante perché in poche righe definisce la figura del console accennando ai privilegi che comporta il possedere la patente di console e anche al fatto che la carica è incompatibile con altri incarichi e con pendenze in tribunale.
Le formule utilizzate nelle patenti con le quali gli Stati provvedevano alla nomina e all’attribuzione dei compiti al console paiono seguire una traccia comune e di poco difforme. L’ufficio aveva tra i proprii mpegni principali quello di assistere i connazionali, commercianti, naviganti o proprietari di bastimenti che fossero, e di raccogliere notizie in materia di sanità. Su questa base, vi erano infinite varianti possibili dovute alle specificità del luogo di destinazione, alle qualità del soggetto investito e alle occorrenze pro tempore espresse dallo Stato che affidava l’incarico consolare.


Si badi a non confonderlo con il Consolato del mare (consulatus maris), cioè il tribunale inserito all’interno dell’amministrazione municipale e dotato di responsabilità giuridica nel dirimere le controversie in materia commerciale e di navigazione sorte nella città stessa o in sua prossimità.


Dell’istituto consolare nel granducato di Toscana tra il 700 e 800 ne parla in uno studio Aglietti a cui rinvio per chi volesse approfondire l’argomento (13) (PDF) L’istituto consolare tra Sette e Ottocento. Funzioni istituzionali, profilo giuridico e percorsi professionali nella Toscana granducale, Pisa, ETS, 2012 | Marcella Aglietti - Academia.edu


Marcello Camici

 

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Foto di copertina: Portoferraio. Fronte di terra. Dal basso in alto. Opera di Santa Fine, di Sant’Alessandro, della Tenaglia, di San Ferdinando, della Carciofaia, del fianco del fronte Sorbelloni, del Falcone.


Foto 1: Portoferraio. Fronte di terra. Punta dell’opera di Santa Fine. Termine dello spalto del bastione con sotto la garitta.


Foto 2: Portoferraio. Sotto la punta di Santa Fine. Foto della grotta alla quale si arriva solo tramite un percorso subacqueo che inizia da un anfratto nella roccia a nord di Santa Fine. Ingresso attualmente murato.

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