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RADIC(I)ALI 54 - Ci salveremo? Cerchiamo i segni della fraternità

Scritto da  Nunzio Marotti Domenica, 05 Dicembre 2021 00:56

Al centro del vangelo di questa domenica c'è la figura di Giovanni Battista.
La scena si apre con una panoramica sul potere politico (imperatore, governatore, tetrarca) e sul potere religioso (i sommi sacerdoti) e si chiude sul deserto, dove si è ritirato un certo Giovanni. Lo scopo dell'evangelista è di indicarci a cosa prestare attenzione. Se, in qualunque visione religiosa, il primato è di Dio, occorre cercare di capire dove e come si trova. E qui Dio parla a Giovanni nel deserto.
Perché proprio Giovanni? Uomini del popolo ebraico erano alla ricerca della libertà, per sé e per tutto il popolo. Del resto, erano convinti che il Dio della liberazione dalla schiavitù d'Egitto non poteva abbandonarli nelle mani di un potere politico e religioso chiaramente oppressivi. Anche Giovanni era in attesa di una risposta, in luogo appartato (deserto, eremo), nel silenzio che è vuoto di voci anche psichiche e mentali. E' lì che percepisce Dio e lo ascolta. E lì che capisce che Dio invierà un suo servo (Cristo-Messia-Inviato) che avrà la missione di liberare il popolo. In che modo avverrà? Cristo con la sua vita, gesti e parola, insegnerà la via e darà agli uomini la forza spirituale per poterla percorrere. E qual è la via? E' la via della fraternità (che discende dalla comune paternità), unica possibilità di salvezza da ogni oppressione e dominio, vinti grazie al rispetto, all'accoglienza, alla mitezza, al perdono dell'altro da sé, in definitiva grazie all'amore fraterno.
Solo in seguito, Giovanni Battista intuirà che Gesù è un mistero non riducibile all'essere Uomo. Solo alla fine, vedendolo sulla croce perdonare (= amare) i suoi assassini, il soldato romano lo riconoscerà come Figlio di Dio.
Una piccola parentesi. La definizione di Gesù umano "inumano" è l'interessante e originale elemento del (non cristiano) Fabrizio De André che si ricava dai versi della canzone “Si chiamava Gesù”, dove il perdono di chi lo uccide appare come un amore inumano, in quanto supera ogni umana logica.
La fraternità è l'elemento necessario perché la libertà e l'uguaglianza possano essere umanizzanti. Il Battista parla di “burroni” e di “monti e colli” che saranno appianati: possiamo intenderli nel senso della fraternità che fa stare sullo stesso piano e non in uno inferiore (nel burrone) o superiore (sui monti o colli).
Ogni segno di fraternità, ogni oasi di fraternità presente nel mondo, rappresenta l'accoglienza e la messa in pratica dell'essenziale del messaggio cristiano. A questi segni occorre guardare. Sono segni, non spettacolari, in cui troviamo piccoli, per condizione o per scelta, che vivono l'amore fraterno nel quotidiano percorso di liberazione dall'egoismo, un cammino condito da difficoltà e da conquiste, ma sempre ricco di accoglienza reciproca, di incoraggiamento e, quando occorre, di denuncia anche pubblica attraverso la semplice testimonianza di vita. Un cammino, però, sempre vissuto nella gioia delle relazioni e, per il credente, di condivisione della vita del Maestro e, per tutti, dei giusti della storia.
Un invito ad ascoltare l'annuncio di salvezza lanciato attraverso queste comunità, alternative al pensiero e ai comportamenti dominanti.

(5 dicembre 2021 – seconda domenica di Avvento)

 

Nunzio Marotti
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Ultima modifica il Domenica, 05 Dicembre 2021 08:38