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RADIC(I)ALI 71 - Assoluzione e coinvolgimento

Scritto da  Nunzio Marotti Domenica, 03 Aprile 2022 00:14

Al di fuori della misericordia, non si comprende nulla del cristianesimo. Presi dall'osservanza della legge, può capitare di scordarsi del Dio della vita, del Dio che al primo posto pone la persona, con la sua storia e i suoi bisogni. Nel vangelo emerge, da una parte, chi vuole difendere Dio e le sue ragioni, e, dall'altra, Gesù che ha interesse a mostrare, attraverso i suoi gesti e le sue parole, l'autentico volto di Dio, che è Amore. La donna ha trasgredito la legge. Gli osservanti (che tali si reputavano) la conducono a Gesù, un po' con l'intento di condannarla e un po' con quello di mettere in difficoltà il Maestro. Bella l'immagine di Gesù che, tra l'insistenza (il giudizio ha sempre bisogno di far presto) e l'agitazione degli altri, con grande calma si mette a scrivere col dito per terra. Un gesto che, secondo alcuni, rimanda allo stile di Gesù: peccati scritti sulla polvere che, insieme a questa, scompaiono al primo alito di vento. L'attenzione di Dio è rivolta alla persona più debole e bisognosa in quel momento: una donna, adultera, da tutti condannata a morte. E Dio l'accoglie mentre, viceversa, svela l'ipocrisia dei “giudici”.
Gesù non è venuto per condannare ma per salvare, comunicando vita e suscitando amore per la vita e coraggio per il presente e il futuro.
In questi giorni si è accentua e diffonde la percezione della forza del vento della morte. E cresce la paura, diventata compagna di viaggio e ingombrante presenza che occupa lo spazio mentale. La guerra, la minaccia atomica, i mutamenti climatici... Una condizione adatta a trascinare masse contro il capro espiatorio di turno.
“Chi di voi è senza peccato, per primo getti su di lei la pietra”, dice Gesù. “Essi, allora, se ne andarono uno per uno”. Dopo l'iniziale sorpresa e confusione, vanno via, temendo di passare da accusatori ad accusati.
Leggendo questo testo, mi propongo sempre un piccolo esercizio: cercare di applicarlo ad un evento contemporaneo provando ad andare oltre la superficie, studiando il contesto, la genesi, lo sviluppo ecc. Oggi posso farlo, per esempio, con una guerra fra le tante in corso (magari con la guerra russo-ucraina, come verrà chiamata dagli storici questo segmento di “terza guerra mondiale a pezzi”). E così prendere come prospettiva le modalità con cui si sono sviluppate le relazioni internazionali dalla fine della Seconda guerra mondiale, attraverso gli anni Novanta e fino ad oggi. Questo esercizio non serve per giustificare qualcuno (meno che mai gli invasori, presenti o passati), ma per comprendere quanto ciascun Paese e ciascuno di noi sia in qualche modo corresponsabile, seppure a diversi livelli (ampliando lo sguardo, possiamo pensare alla crisi climatica e al nostro modello di sviluppo; oppure alle disuguaglianze planetarie).
Trovo veri, a questo punto, il verso del “cantastorie” genovese (“per quanto voi vi crediate assolti / siete lo stesso coinvolti”) e le parole di Jung (“Il filo al quale sta sospeso il nostro destino è divenuto ben tenue. Non la Natura, ma il 'genio dell'umanità' ha annodato la corda fatale con la quale può giustiziarsi in qualsiasi momento”).
E onestamente anche noi, uno per uno, andiamo via... Via, lontano dai nostri giudizi segnati da parzialità o da delirio di onnipotenza. Per cambiare rotta.

(3 aprile 2022 – 5a domenica Quaresima)

 

Nunzio Marotti
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Ultima modifica il Domenica, 03 Aprile 2022 08:45