Nel 1791 Sebastiano Lambardi scrive:
“… due altri grandi stanzoni furono fatti fra la Porta di Mare e il Bastione del Maggiore, per costruirvi dentro all’occasione Galeazze e Galere come a suo tempo furono fatte colà dentro due bellissime Galeazze a guisa di quelle di Venezia ,lasciando a dirimpetto di quelli Stanzoni o Arsenali, la muraglia della Piazza assai sottile da potersi rompere con facilità e rifare con poca spesa e con prestezza…”
(Cfr pg 128-129 di “Memorie antiche e moderne dell’isola dell’Elba”.Sebastiano Lambardi 1791.Ristampa fotomeccanica. Forni Editore Bologna 1966)
Con queste poche parole è ricordata dal Lambardi la fondazione dell’arsenale.
In un dipinto, olio su tela, del secolo diciottesimo, (anonimo) è fatta vedere la darsena nella parte superiore come stava prima dei lavori fatti nel 1695 sotto il governatorato Tornaquinci, lavori che sono rappresentati nella parte inferiore del dipinto.
Nella parte superiore è ancora evidente la muraglia davanti all’arsenale “assai sottile da potersi rompere con facilità e rifare con poca spesa e con prestezza”.
I due stanzoni di cui scrive il “cosmopolitano” Lambardi costituiscono il corpo di fabbrica dell’arsenale, sono ancora oggi esistenti e presenti.
La costruzione dei due stanzoni adibiti ad arsenale navale è espressione della volontà politica di Cosimo I de Medici di voler far diventare la darsena della sua Cosmopoli un vero e proprio porto dove le imbarcazioni fino ad allora si erano rifugiate solo per cercar riparo quando sorprese dalle tempeste. Ora, a partire dal 1548, nella darsena di Cosmopoli un vero e proprio porto è sorto, in cui le imbarcazioni trovano riparo sicuro non solo da tempeste meteo marine ma anche da incursioni di assalti di pirati saraceni grazie alle fortificazioni da Cosimo fatte edificare e, grazie alla presenza dell’arsenale, trovano anche assistenza per eventuali riparazioni.
Dal 1558 naviglio di ogni tipo fa scalo e si ancora nella darsena: galeoni, brigantini, barche, battelli, sciabecchi, feluche, saette, tartane.
E’ dai registri del consolato del mare che ciò si viene così a conoscere.
(Cfr “I traffici marittimi mercantili intorno a Portoferraio secondo le carte del ‘Consolato del mare’ dal 1558 al 1630”Gloria Peria, Tesi di laurea. Firenze 1980- 1981)
La notorietà di Cosmopoli, città fondata da Cosimo, è diventata tale che ha superato i confini non solo della Toscana ma anche quelli dell’Italia tanto che il geografo tedesco Sebastian Munster dopo la prima edizione del 1544 della Cosmographia Universalis ritiene opportuno aggiornare le edizioni successive alla fondazione della Portoferraio medicea,con l’introduzione della pianta di Cosmopoli.Vedi edizione del 1598.

Questo accade in quanto Cosimo ha praticato una politica di sviluppo per il porto della sua Cosmopoli.
Nel 1556 per lo sviluppo del porto di Portoferraio il duca fiorentino emana privilegi ed esenzioni per le imbarcazioni che ivi arrivano “…e tutte le Navi, Barche, Legni e Navilij d’ogni sorte et li Patroni d’essi e li marinai, et similmente tutte le mercanzie che si condurranno, s’intendino essere et sieno rispettivamente libere, franche e sicure, nè possino essere arrestate, sequestrate né ritenute, tanto li Navilij et mercanzia quanto li Patroni e marinari per alcun debito, eccetto per quelli che havessino contratti con cittadini fiorentini o altri sudditi di Sua Eccellenza né per qualsivoglia causa civile o criminale salvo et eccetto che per delitti che havessino commessi nello stato di Sua Eccellenza Illustrissima o in altro luogo contro li suoi sudditi”
(“Privilegi et esenzioni concessi dall’Illustrissimo et Eccell. S. Il Duca di Fiorenza et Siena , a quelli che habiteranno nella Sua terra e porto Ferraio nell’isola dell’Elba“. In “Statuti del comune di Firenze e dei comuni soggetti”, 620-649,Archivio di stato. Firenze)
Non solo.
“…E perché gioverà molto alla terra et al porto la commodità di edificare case et fabbricare navili“
privilegi ed esenzioni sono riservati per coloro che fabbricano naviglio a Portoferraio. Qui costruita, l’imbarcazione diventa libera, immune ed esente dal pagamento di ancoraggio in tutti i porti del ducato e deve avere per questo marchiato a poppa dal Commissario bollo o marchio del porto.
Il duca Cosimo ordina infatti che:
“Qualunque legno, barca o navilio di qualsivoglia specie si fabbricherà in detto Portoferraio ds qualunque persona così suddita di Sua Eccellenza come forestiera s’intenda libero, immune et esente da tutti gli ancoraggi di tutti li porti del su Ducal Dominio, con salvo ed espressamente dichiarato, che la Barca, o altro navilio che in eso Porto si fabbricherà habbia ad essere marchiato nella poppa dal Commissario che in qule tempo vi resederà col bollo o marchio del Porto a ciò ordinato, e sia tenuto il Padrone che harà fatto fabbricarlo mostrarne fede autentica che tal navilil sia stato fabbricato in quel Porto e la fede contenga l’anno e il giorno in cui fu varato, e di che portata e sia sottoscritta nel medesimo tempo e sigillta dal prefato Commissario…”
(“Privilegi et esenzioni concessi dall’Illustrissimo et Eccell. S. Il Duca di Fiorenza et Siena , a quelli che habiteranno nella Sua terra e porto Ferraio nell’isola dell’Elba”. Idem come sopra)
Questi privilegi ed esenzioni per le imbarcazioni che arrivano nel porto di Portoferraio e che vengono costruite in detto porto determinano un forte sviluppo di traffici marittimi come registrato sin dal 1558 nei registri del Consolato del mare.
Cosimo ha in mente di costruire navi per la nascita di una sua flotta di stato da guerra e mercantile . Cosmopoli col Il porto è alla sua attenzione per realizzare questa flotta.
Nel 1559 per costruire navi da guerra scrive che fa fabbricare un arsenale in Pisa e in Portoferraio dove per sostenere la spesa di costruzione farà disarmare qualche galera già armata riserbandone per i propri comodi solo due armate. Nel caso poi Sua Maestà Cattolica volesse servirsene lui di questi arsenali dovrà anche pensare a pagarli: ”Quanto alle cose dell’arsenale, è vero tuttavia che noi facciamo fabbricare uno in Portoferraio che sarà assai capace, e un altro possimo farne in Pisa, disegnando di fabricare qualche corpo di galera, per haverne in un bisogno conveniente numero, et a questo effetto forse ci risolveremo di disarmare quelle che abbiamo armate per volgere quella spesa in la fabricatione di detti corpi riservatene solamente due armate per i nostri commodi, diciamo in evento che S.M. Cattolica no ne volesse servir lei nel qual caso doverrà anco pensar di pagarle, questo è tutto quello che vi possiamo dire intorno a tal materia, a ciò possiate rispondere quando sarete domandato,se però vi parrà che vi sia di bisogno et non altrimenti,aggiungendo che tutte quelle che havemo così armate come disarmate serviranno sempre così per i bisogni degli amici nostri come per li nostri propri…”
(Cosimo minuta del 3 febbraio 1559.Mediceo del principato, f.51 c 459. Archivio di stato Firenze)
L’arsenale di Portoferraio afferma Cosimo che sarà assai capace perché ha in mente di costruire la flotta che gli manca.
Intorno al 1560, ha in progetto di fondare il Sacro Ordine militare di S. Stefano dove “congiunger l’arme e la religione non può esser cosa più santa”. Lo attestano queste sue parole:
“A due cose debban pensar li principi, per l’aumento e mantenimento delli Stati loro; l’uno alle cose concernente la religione e l’amor di Dio, l’altra alle cose delle armi senza le quali due cose non si può aumentar né mantener li stati …
Diciamo dunque che ogni volta che si può congiungere l’arme e la religione non può esser cosa più santa.
Primo il crear un ordine quale combatte per la fede di Cristo è cosa santa, utile, onorevole… veggendo tutti glia latri ordini già creati … Il convento si facci in Pisa e un palazzo o un abituro nell’Elba .Debba il Duca di Fiorenza ire facendo tanti scopi di galere con sua comodità che faccini il numero di 30,né questa è molta spesa …perché la maggior spesa sono l’artillerie“
E’ dunque nella mente di Cosimo dotare il suo stato di una flotta affiancandola al progetto della creazione di un ordine cavalleresco che combatte per la fede di Cristo: l’avamposto fortificato di Portoferraio da lui fondato rappresenta luogo ideale per le sede dell’ordine.
Nel 1561 il pontefice Pio IV, emanando il breve “Dilecto filio” concede a Cosimo e alla dinastìa dei Medici di potere innalzare l’ordine di Santo Stefano Papa e Martire in seguito al quale il duca fiorentino istituisce nel 1562 l’Insigne sacro e militare ordine marittimo di Santo Stefano papa e martire, un ordine cavalleresco di natura religiosa.
La prima l’ubicazione scelta per sede del sacro marittimo ordine militare cade su “un palazzo o abituro nell’Elba”: il convento dei frati di San Francesco (oggi complesso De Laugier) chiamato “abituro” perché i lavori della fabbrica del convento iniziati nel 1558 continuano ancora nel 1562 anno di fondazione dei cavalieri di S Stefano.
La scelta di questa sede da parte di Cosimo non avviene per caso. Vicino al convento è infatti il porto riparato dai venti e protetto da incursioni nemiche con la cinta muraria delle fortificazioni.
Cosmopoli è sede ideale dove alloggiare il sacro ordine militare marittimo per la presenza del convento e del mare.
Convento e mare sono fondamentali per l’attività dei cavalieri di S. Stefano.
Scrive infatti il Guarnieri che i cavalieri una volta consacrati devono assoggettarsi ad un tirocinio consistente in un biennio di attività bellica e nautica, poi, dopo sei mesi di vita conventuale, devono fare un altro semestre di esercizi marinari e guerrieri. Solo dopo queste esperienze è loro concesso di essere iscritti nei ruoli di anzianità e poter aspirare a commende e benefizi.
(Cfr, pg 45 di Gino Guarnieri “I cavalieri di Santo Stefano“ Nistri Lischi 1960 Pisa)
Il mare della darsena di Portoferraio è diventato sicuro dove non si può entrare perché l’ingresso è serrato con catena che parte dalla torre della Linguella fino al bastione della porta di terra.
Manca un arsenale navale a completare la struttura portuale.
Giovanni Camerini nel maggio del 1561 è in attesa a Portoferraio di procedere alle opere di scavo e fondazione dei pilastri dell’arsenale. In giugno dà ordine di iniziare a “cavare e fondamenti de’ pilastri delli arzenali” ma in ottobre si è ancora in attesa di iniziare i pilastri e i lavori della fabbrica si interrompono.
(“Mediceo del Principato” 488A,c.800; 488A,c. 958; 495,c.69.Archivio di stato Firenze)
I lavori non procedono perché molte sono le spese da sostenere da parte di Cosimo in quel periodo.
Infatti, nel maggio del 1561, Cosimo dota l’Ordine dei cavalieri di S. Stefano di due galere onde servissero come navi di addestramento per i cavalieri e tutto l’equipaggio. Ad esse poi se ne aggiungono altre due di modo che nello stesso anno si trova a disporre della seguenti galere la Pisana, la Capitana, la Fiorenza, la Toscana.
(Cfr.pp 86-87 Gino Guarnieri “I cavalieri di Santo Stefano “Nistri Lischi 1960 Pisa)
Su queste prime galere di Cosimo, Cesare Ciano scrive “queste galere che abbiamo già visto in azione ,erano lunghe circa cinquanta metri. Per la loro difesa erano dotate anzitutto di un cannone da corsia, posto il castello di prora, più alcuni pezzi minori ,mentre un altro mezzo di offesa era costituito dallo sperone di bronzo sistemato a prora estrema. La loro forza motrice era costituita dai lunghissimi remi e da due o tre vele latine. Si diceva che esse fossero rapide e potenti; più efficienti di quelli di Venezia e di Genova”
(Cfr pg 41 “I primi Medici e il mare. Note sulla politica marinara toscana da Cosimo I a Ferdinando I ”Cesare Ciano. Pacini editore. 1980. Pisa)
Cosa fossero queste galere stefaniane che Ciano descrive è Ignazio Fabroni, cavaliere di Santo Stefano imbarcato , che ce ne dà immagine con suoi disegni di galere in giolito, in navigazione alla vela e al remo.

Dopo la morte del Camerini avvenuta nel 1570, Bernardo Buontalenti architetto lavora a Portoferraio. Nel 1571 ispirandosi ai progetti ‘camerineschi’ progetta l’arsenale di Pisa e Portoferraio.

Jacopo Dani, dopo essersi laureato a Pisa in utroque iure nel 1555, è entrato a far parte dei ruoli della segreteria medicea. Da lui si viene a sapere che è il Buontalenti a dirigere i lavori della fabbrica dell’arsenale di Portoferraio. In una lettera inviata a Cosimo il 24 febbraio 1573, il Dani scrive che otto mesi prima su richiesta del commissario di Portoferraio Vincenzo del Benino, è stato assunto, per seguire i lavori dell’arsenale, Domenico da Lucca, il quale promette di terminare il suo compito in breve tempo e richiede il compenso la somma di 85 scudi . Il Dani scrive anche che Bernardo Buontalenti è rimasto molto soddisfatto del nuovo capomastro, “ha servito molto bene et il medesimo ne afferma maestro Bernardo Buontalenti architetto“ e propone un pagamento di dodici scudi al mese per il lavoro svolto.
(“Capitani di parte” numeri neri ,1464,c.149.Archivio di stato Firenze)
Ancora Jacopo Dani nell’agosto del 1574 in un lettera riporta notizie sulla spesa che è necessaria alla costruzione dell’arsenale affermando che fino a questa data sono stati spesi circa quattromila scudi ma per terminare i lavori ne occorrono in tutti almeno 7000.
(Capitani di Parte, numeri neri F,1464.c126.Archivio di stato Firenze)
Nel 1575 gli Arsenali sono ormai al termina “a finire l’Arsenale di porto ferraio circa n° 6 archi grandi e braccia 2131 di tetto nuovo e braccia 700 di tetto da disfarsi e rifatto tutto costa scudi 712“
Il Buontalenti ha edificato l’arsenale di Portoferraio pensando ad uno dei problemi fondamentali per la sopravvivenza nella città: l’acqua potabile poca è quella presente in pozzi spesso inquinata da acqua marina.
Camerini, suo predecessore, valido ingegnere idraulico, vi ha fatto fronte costruendo cisterne serbatoio di acqua piovana contornate da cisternini di accumulo usate per evitare l’imputridimento sfruttando il principio dei vasi comunicanti.
Continua il Buontalenti con la fabbrica dell’arsenale: raccoglie l’acqua piovana dai tetti a capanna dell’arsenale delle galeazze e la trasporta tramite condotto nella cisterna di Piazza Padella oggi piazza Pietro Traditi.
Questo condotto è ancora oggi presente, visibile dietro l’arsenale.


La costruzione dell’arsenale di Portoferraio è la fabbrica di maggiore importanza logistica di Cosmopoli opera di Bernardo Buontalenti voluta e fatta costruire da Cosimo. E’ fabbrica importante per la politica marinara del duca Cosimo. Serve non solo alla costruzione di naviglio ma anche al ricovero. Naviglio di tipo civile e militare. Ma l’arsenale di Portoferraio provvede anche, come sopra accennato, ad approvvigionare di acqua potabile la popolazione.
La volontà di politica di espansione verso il mare del duca fiorentino e primo granduca di Toscana, si realizza con il porto di Portoferraio che diviene non solo difesa sicura per il naviglio ma anche sede del sacro ordine militare marittimo di S Stefano. Vuole e fa questo facendolo scrivere in latino “….ad Dei laudem, gloriam ac fidei catholicae difensionem, marisque Mediterranei ab infidelibus custodiam et institutionem” (a lode di Dio, per la gloria e la difesa della fede cattolica ,per la custodia e tutela del Mediterraneo dagli infedeli).
Dopo aver partecipato con onore alle battaglie del mare Mediterraneo Cosimo fa ricoverare negli arsenali di Cosmopoli due galeazze.
Marcello Camici
Foto di copertina - Portoferraio. La darsena con veduta dello sviluppo della Calata,Porta a Mare e Linguella.
Parte superiore come stava prima. Parte inferiore come sta oggi dopo i lavori fatti.
Olio su tela. Secolo diciottesimo. Anonimo.
Foto 2 - Sebastian Munster. Incisione. In Cosmographia Universalis. Pianta dell’Elba aggiornata. Basilea 1598.
Foto 3 - IGNAZIO FABRONI. Galera stefaniana in navigazione. Remi in acqua degli schiavi ’legati al ferro’ e vela abbassata fissata all’albero di bompresso. Prua di galera stefaniana con rostro in bronzo e castello di prora. In ”Album di ricordi di viaggi e di navigazione sulle galere toscane dall’anno 1664 all’anno 1667” conservato nel fondo Rossi-Cassigoli. Biblioteca nazionale centrale. Firenze.
Foto 4 - Bernardo Buontalenti. Disegno degli arsenali di Portoferraio e Pisa. Matita nera. PARTICOLARE.
Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi. Firenze.
Foto 5 - Portoferraio. Arsenale Galeazze. Parte posteriore. Condotta per acqua piovana sostenuta da arcate.
Foto 6 - Portoferraio. Arsenale Galeazze. Parte posteriore. Condotta per acqua piovana sostenuta da arcate.