Agli inizi del settecento le galere stefaniane della flotta del granducato di Toscana nel periodo estivo eseguono il “viaggio di corso”: un tragitto marittimo che ricorda, in qualche modo anticipandola, la crociera estiva degli allievi dell’accademia navale militare di Livorno sul veliero Amerigo Vespucci.
Il viaggio è chiamato di “corso” in quanto serve di addestramento ai cavalieri dell’ordine di S. Stefano imbarcati.
Non sono più di quindici su ogni nave e non hanno alcun comando sull’equipaggio.
Sono “allievi” che devono imparare.
Sulla galera stefaniana di cose ce ne sono da conoscere e da imparare ad usare.
Dallo scafo, alle vele, ai remi, ai cannoni di armamento, al tragitto di navigazione, alla vita di bordo.
Le galere prendevano nome dalla grandezza (grosse, bastarde, mezze galere) o dalle loro funzioni (reali, generalizie, capitane) o da caratteristiche costruttive (pianelle, sensili, a scaloccio, sottili).
Il catalogo generale dei beni culturali pubblica il modello della galera stefaniana ordinaria in dotazione nel secolo XVII https://catalogo.beniculturali.it/detail/ScientificOrTechnologicalHeritage/0800691352
La fama delle galere stefaniane è legata al fatto che hanno preso parte distinguendosi nella battaglia navale di Lepanto nel 1571 avvenuta tra la flotta musulmana dell’impero ottomano e quelle cristiane federate sotto le insegne pontificie della Lega Santa. Hanno contribuito in modo determinante alla vittoria della Lega Santa.
Tra il 1701 e il 1718 il cavaliere dell’ordine militare marittimo di Santo Stefano, Maria Antonio Roffia, naviga sulle galere dell’ordine.
Descrive la sua esperienza nelle “Memorie et osservazioni notate dal Cav. Maria Anton Francesco Roffia nelle diverse Navigazioni fatte da esso sopra le Galere di S. Stefano dall’anno 1701 fino al 1718 comprese le quattro spedizioni in Levante”.
Nel capitolo “Breve Notizie della Navigazione da farsi per un Viaggio di Corso, per la Corsica, Sardigna, fino al Zembolo e secche di Barberia“ la descrizione che fa su come e dove navigare acquista caratteristiche di vero e proprio portolano per la precisione dei dettagli sul tragitto marittimo.
Questo il passo riguardante la navigazione verso l’Elba integralmente trascritto:
“….Dimostrati generalmente quali siano i luoghi più frequentati dai Corsari, resta adesso veder particolarmente qual debba essere il Cammino per andarvi e il modo d’ormeggiarsi nei sopradetti luoghi e siccome in tutti gli altri viaggi lo spedirsene è il punto maggiore, che deve premere così a contrario, nei viaggi di Corso il trattenersi e visitare ogni Porto, Cala e spiaggia con tutte le sopradette precauzioni non può che essere utile per ragion di presa.
Veduto dunque nel precedente trattato il cammino da Livorno a Porto Ferraio, volendosi volteggiare sopra l’isola dell’Elba, si può prendere di prua Capo S. Andrea avvertendo se si viene di Porto Ferraio di slargarsi un buon miglio da terra. Passato che sia circa 2 miglia lo Scoglietto e questo a causa di una grossa secca che vi è montato il detto Capo tirando verso la Pianosa, piccola Isola e bassa che resta quasi per mezzi giorni su detto capo 10 in 12 Miglia lontano, s’avvertino le secche che restano intorno la Pianosa, essendovene una per Ponente Libecci larga un colpo di spingarda, alcun altre a tramontana poco discoste, et una dritto di un isolotto, che resta per Maestrale, dovendosi però passare fra esso, e la secca, si può girar l’isola a riparo de’ venti, vi è una grotta alla Marina, vicino alla quale vi è l’acqua.
La costa da Capo S Andrea a Capo Calamita è tutta retta, potendosi in tempo buono accostare al terreno darvi fondo in tempo di estate. A mezzo giorno della Pianosa vi sono le formiche circa 8 miglia lontano dalle quali bisogna slargarsi da tramontana et in tempo di notte girarvi largo. Venendo di Livorno e passando al Capo S. Bennato, costeggiando l’isola da quella parte si trova Capo della Vita e sino a Longone tutta la costa è pulita e si può accostare a darvi fondo a riparo de’ venti, che non vi fanno traversia. Entrando in Longone la posta per le Galere non è nella cala sotto la fortezza ma in faccia all’entratura, si può entrar dentro sin dirimpetto ad una bassa spiaggetta che resta dalla parte opposta alla fortezza, dare il pruese a dritte, et a sinistra vi si sta sicuri in ogni tempo, girando la prua al vento, e quando fa fresco si pongono due fermi, vi è 8 passi di fondo, l’acqua si fa alla Marina sotto uno scoglio essendo una Polla e resta alla sinistra entrando dentro giusto ove comincia la piccola spiaggetta. La traversìa è Scilocchi Levante, giunti in Longone bisogna far sapere al Ge.le della Piazza che non si vorrebbe salutare per essere in corso, e pratica seco tutte le convenienze per mantenere la buona corrispondenza con Portoferraio, in Longone non vi è da provveder rinfreschi, ma bisognando qualche cosa, si manda a Capo Liveri poco lontano. La partenza da Longone è necessario farla in ora che la Punta del giorno si sopra Monte Cristo che resta per mezzi giorni n°25 in 30 miglia lontano, questo Monte gira in 8 10 miglia, è disabitato, e intorno d’esso si può accostare liberamente per tutto, essendovi fondo assai, si gira intorno ridossandosi di mano in mano al vento.
Da Maestro Tramontana vi è una Cala con acqua abbondante e perfetta, da questo Monte si può prendere la Corsa per Libecci, et andare a dirittura in Porto Vecchio in Corsica, lontano circa 80 miglia, l’istesso cammini tenendosi a ritorno ancora e volendo attaccare la costa della Corsica non bisogna metter subito la prua per Ponenti poiché in faccia al terreno di Corsica, che resta a ponente di Monte Cristo alla falda della montagna, si stende una punta assai bassa in mare, e fuori di detta punta circa 2 miglia vi è una secca la quale non si vede et è pericolosa di incontrar visi onde è meglio per la prua a diritture per Porto Vecchio”.
Marcello Camici
Nella foto: Modello navale galera ordinaria del XVII secolo dell’ordine militare marittimo dei cavalieri di Santo Stefano.
Ripreso da catalogo generale dei beni cultrali