Non molti sanno che anche all’Isola d’Elba, durante la seconda guerra mondiale, c’era un campo di concentramento a San Giovanni, nella piana di Portoferraio, posto sotto il comando tedesco.
Questo era un luogo di passaggio verso i campi nazisti della Germania. Io ne ho parlato su ilVicinato.it nel post “La passeggiata del '44, Tonietto e Pino in fuga dai nazifascisti”. In questi giorni è apparso un articolo in cui si racconta che il babbo di Vasco Rossi.
Dopo l’8 settembre del 1943, Carlino (Giovanni Carlo Rossi), finito prigioniero nelle mani dei tedeschi all’Isola d’Elba, si ritrovò a dover scegliere tra combattere al fianco dei nazisti o i campi di concentramento, che per molti voleva dire morte quasi certa.
Carlino non ci pensò su due volte, rifiutò di servire Hitler e finii per essere trasferito a Dortmund, dove trascorrerà quasi due anni ai lavori forzati, sopravvivendo nutrendosi di bucce di patate e riuscendo infine a uscirne a guerra finita, ridotto a un corpo ischeletrito di trentasette chili. Quell’uomo schivo di Zocca, che di mestiere faceva il camionista, parlò raramente e sempre malvolentieri di quella esperienza.
Ma, quando nacque il suo unico figlio, decise di chiamarlo come il compagno con cui aveva condiviso quei mesi durissimi di prigionia: Vasco.
Carlino morì nel 1979 per un infarto. Ma il figlio, nel frattempo diventato rockstar, molti anni dopo, chiese e ottenendo per papà la medaglia d’onore. Il degno finale per una storia di coraggio e resistenza comune a molti italiani e troppo spesso dimenticata.
Lorenzo M.