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Angelo Mazzei: Sia maledetto quel maledetto di un elbano. ILVU, il nome etrusco degli isolani

Scritto da  Angelo Mazzei Giovedì, 19 Febbraio 2026 10:19

La ricerca del nome etrusco dell'Isola d'Elba rappresenta da sempre una sfida affascinante per gli studiosi, sospesi tra il greco Aethalia¹ e il latino Ilva, nella speranza di ritrovare la voce originale di chi a partire dalla fine del Sesto Secolo avanti Cristo quelle risorse ferrose le sfruttava e governava.
Una possibile risposta a questo enigma potrebbe celarsi all'interno di uno dei documenti epigrafici più complessi e discussi, la cosiddetta lamina di Monte Pitti o di Piombino, rinvenuta nell'area di Populonia e risalente presumibilmente al III secolo a.C..
Questo reperto, una defixio ovvero una tavoletta di maledizione, presenta dieci righe di testo inciso su una superficie irregolare che hanno messo a dura prova gli editori del Corpus Inscriptionum Etruscarum fin dall'Ottocento. Ancora oggi i canti locali riportano le stesse formule, pensiamo a "Sia maledetta sia Maremma amara". La trascrizione tradizionale del documento di piombo, infatti, registra al rigo 8 una sequenza che termina con una lettera iota isolata, apparentemente priva di funzione morfologica o sintattica, per poi riprendere al rigo 9 con segni interpretati come LUU o simili. Questa segmentazione ha creato per decenni una zona d'ombra nel testo, lasciando irrisolto il legame tra la fine di una riga e l'inizio della successiva.
Tuttavia, un'osservazione diretta del reperto e delle sue riproduzioni fotografiche suggerisce una diversa realtà paleografica, basata sulla continuità di scrittura che ignora i limiti fisici dello spazio disponibile. Se consideriamo che nell'alfabeto etrusco non esiste una distinzione grafica tra la V e la U, trattandosi di un unico segno vocale e consonante al tempo stesso, e proviamo a leggere la sequenza senza interruzioni artificiose, quella iota finale del rigo 8 si salda perfettamente all'inizio del rigo 9. Ne emerge una parola nuova e coerente: ILVU². Questa lettura non solo elimina l'anomalia di una lettera isolata, ma restituisce un termine che si inserisce perfettamente nel modello onomastico e toponimico etrusco, caratterizzato spesso dalla terminazione in -u o -vu, come accade per Tarchnu che diviene Tarquinio o Vetlu che diviene Vetulonia. In quest'ottica, ILVU rappresenterebbe la forma etrusca originaria che i Romani hanno successivamente latinizzato in Ilva.
Ma il fascino di questa ipotesi non è solo linguistico, è soprattutto storico e umano. Populonia non era un centro agricolo qualunque, bensì il cuore pulsante della metallurgia mediterranea, la Taranto dell'antichità (ILVA nomen omen), segnata dai fumi delle fonderie e dal continuo traffico di genti e materiali. In un simile contesto industriale, dove minatori, fabbri e mercanti si incrociavano quotidianamente, è plausibile che le persone venissero identificate tramite la loro provenienza: "il massetano, il vadese, il capoliverese, il riese...". Pertanto, la parola ILVU sulla lamina potrebbe non indicare l'isola in senso geografico astratto, ma fungere da cognomen etnico, soprannome di luogo, per un individuo specifico. La maledizione incisa nel piombo non colpirebbe un generico nemico, ma un rivale ben preciso identificato come "L'Elbano". Rileggendo il testo con questa lente, l'antica defixio acquista una concretezza vivida, trasformandosi nella testimonianza tangibile di un conflitto personale vissuto all'ombra delle scorie di ferro, dove per maledire qualcuno bastava chiamarlo con il nome della sua terra d'origine: sia maledetto quell'Elbano maledetto.

 

Angelo Mazzei

 

Note:

1. cfr. anche ai-ta-re-ia in miceneo qui
https://www.academia.edu/102747262/AITAREIA_Many_names_for_many_islands

2. cfr. anche ILVU in etrusco qui
https://www.academia.edu/148335479/Il_nome_etrusco_dellisola_dElba 

 

Nella foto il bronzetto dell'Offerente Etrusco - Elba

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Ultima modifica il Giovedì, 19 Febbraio 2026 10:24