L’Otto Marzo di quest’anno, accanto al consueto bilancio del cammino percorso dalle donne e del lungo tratto che resta ancora da compiere, richiede una riflessione in più per la condizione di straordinaria drammaticità che il mondo si trova a vivere in questo momento, con l’incendio della guerra che sta divampando in tutto il Medio Oriente, senza dimenticare il conflitto ucraino che dura da quattro anni, le atrocità iniziate il sette ottobre di due anni fa in Israele, il genocidio del popolo palestinese e tutto l’insieme delle guerre dimenticate, a partire da quelle africane.
Se giustamente celebriamo quest’anno gli ottant’anni di voto alle donne in quel radioso due giugno 1946, in cui emozionate e felici le italiane, per la prima volta, si recarono alle urne a scegliere tra Monarchia e Repubblica, ma anche i padri e le madri dell’Assemblea Costituente – e ci vollero due anni per arrivare alla nostra Costituzione, pensata, limata, soppesata in ogni sua parola e per questo una delle migliori al mondo – altrettanto giustamente ci dobbiamo interrogare sulle cause del tremendo riflusso della nostra epoca, in cui molte conquiste di civiltà sembrano annullate e che a trionfare siano soltanto l’arroganza, la violenza, la sopraffazione del più forte sul più debole.
Le nostre speranze di progresso vengono giornalmente umiliate da stragi di innocenti, di devastazioni, di macerie… “lo scandalo che dura da diecimila anni”, come Elsa Morante ne “La Storia” definiva la guerra, continua, moltiplicato nel suo orrore dalla più sofisticata tecnologia, dall’intelligenza artificiale messa al servizio dell’annientamento; mentre il caso Epstein ci svela, goccia a goccia, quanto sia stato diffuso lo sfruttamento sessuale di minorenni da parte dei potenti della Terra. Un quadro desolante, che però, piuttosto che all’inazione e alla rassegnazione, deve indurre tutte le donne e tutti gli uomini di buona volontà a unirsi insieme per fare argine all’abisso in cui rischiamo di cadere.
L’Otto Marzo 2026 sia dunque una giornata di riflessione sui progressi raggiunti, almeno in Occidente, dall’universo femminile e su quelli ancora da perseguire; sulla condizione delle nostre sorelle, figlie e nipoti nel resto del mondo – non dimentichiamo i tristissimi fenomeni dell’infibulazione, dei matrimoni precoci, del rischio di vita se si mostra il proprio viso o il proprio corpo –; ma sia anche una giornata per la PACE: perché senza pace nessuna evoluzione, nessuna giustizia, nessun benessere, nessuno sprazzo di felicità è possibile.
Maria Gisella Catuogno