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La scomparsa casermetta di Santa Fine

Scritto da  Alberto Zei Mercoledì, 13 Maggio 2026 09:37

Chi osservava dalle Ghiaie

Sopra il versante settentrionale di Portoferraio, nel punto in cui il maestrale investe direttamente le antiche mura lorenesi e il mare delle Ghiaie, fino a pochi decenni fa era ancora visibile una costruzione militare che dominava il profilo della fortezza di Santa Fine. Non era un edificio monumentale. Si trattava piuttosto di una casermetta di servizio, collocata nel punto più alto dell’antico sistema difensivo: una struttura quadrata, di circa dieci metri per lato, costruita con materiali robusti, pensati per resistere al tempo, al vento e alle necessità militari dell’epoca.
Eppure, proprio nella sua essenzialità, quella costruzione era divenuta parte integrante del panorama portoferraiese. Chi osservava la fortezza dalle Ghiaie la distingueva immediatamente. Appariva quasi come il naturale coronamento delle mura, l’ultimo segno visibile di quel sistema difensivo che per secoli aveva reso Portoferraio una delle piazzeforti più importanti del Tirreno. La casermetta riaffiora ancora oggi nei racconti degli abitanti più anziani e nella memoria orale tramandata da generazioni. Per lungo tempo la sua presenza fu percepita come qualcosa di così abituale da sembrare immutabile, quasi appartenesse alla fortezza stessa più che alla storia degli uomini che l’avevano costruita.

 

Poi, improvvisamente, sparì

Ancora oggi, fra coloro che ricordano la Portoferraio del secolo scorso, circola il racconto di una demolizione avvenuta in circostanze mai del tutto chiarite. Secondo alcune testimonianze, la casermetta sarebbe stata smantellata nell’arco di una sola notte, o comunque in un tempo sorprendentemente breve, senza che l’episodio lasciasse dietro di sé spiegazioni pubbliche convincenti né tracce evidenti della notevole quantità di materiale che una demolizione di quelle dimensioni avrebbe inevitabilmente prodotto.
È proprio attorno a questa vicenda che riaffiora una figura singolare della memoria popolare portoferraiese: quella del cosiddetto “Mago Chiò”. Secondo i racconti tramandati dagli anziani della città, Mago Chiò era un personaggio eccentrico, vissuto agli inizi del Novecento, noto per il suo carattere schivo e per certi comportamenti considerati stravaganti. Trascorreva lunghi periodi sulla sommità della fortezza di Santa Fine, dove sosteneva di ricevere dal mare delle Ghiaie una particolare forma di energia.

 

La casa di Mago Chiò

Egli diceva che quel tratto di mare, osservato dall’alto dei bastioni, non fosse una semplice distesa d’acqua, ma una superficie capace di trasmettere forza a chi sapesse contemplarla nel modo giusto. Restava seduto per ore a guardare, quasi in uno stato di autoipnosi, ora il riverbero bianco delle ghiaie, ora il movimento lento delle onde, sostenendo che lo spirito di quel mare gli “entrasse nel corpo”, alleggerendo il peso delle membra e persino quello della paura. Molti sorridevano ascoltando simili convinzioni. Eppure, gli stessi che lo prendevano bonariamente in giro ammettevano che non fosse facile spiegare come quell’uomo, di costituzione né agile né imponente, riuscisse a muoversi con sorprendente disinvoltura lungo tratti quasi verticali delle fortificazioni medicee. Durante l’estate, Mago Chiò dimorava proprio dentro la vecchia casermetta, già allora ridotta quasi a rudere. Il tetto era pressoché scomparso, ma le mura continuavano a offrirgli riparo dal sole e dal vento.
Quando il tempo peggiorava, si diceva che trovasse rifugio in qualche anfratto della roccia, oppure nell’abitazione di famiglia sul versante orientale della città, rivolta verso le alture del Volterraio.

 

Dalla spiaggia delle Ghiaie

Con l’ironia tipica delle comunità marinare, gli abitanti finirono per identificare quel rudere proprio con lui. E così, nella memoria popolare, la casermetta divenne semplicemente “la casa di Mago Chiò”. Con il passare degli anni, quella costruzione era entrata così profondamente nel paesaggio da diventarne inseparabile. Vista dal mare o dalla spiaggia delle Ghiaie, completava il profilo della fortezza come un emblema collocato sulla sua sommità. Pur tuttavia, la sua improvvisa scomparsa non fu avvertita quanto si potrebbe immaginare. Sparì, semplicemente. Solo più tardi, come spesso accade con le cose che si hanno ogni giorno sotto gli occhi, qualcuno cominciò lentamente ad accorgersi che sopra la fortezza qualcosa mancava. Ma l’abitudine al profilo consueto del luogo, e forse l’incredulità stessa davanti a un’assenza tanto evidente, finirono per prevalere. E tutto rimase così: sospeso in una mancanza che nessuno seppe, o volle, davvero nominare. Da quel momento, però, secondo alcuni abitanti di zona, Santa Fine apparve mutilata, privata di qualcosa che sembrava appartenerle da sempre. Ma il particolare più singolare non fu soltanto la sparizione della costruzione, fu il silenzio che seguì.

 

L’articolo si interrompe qui.

Nota finale - Per accompagnare meglio lo sviluppo di una vicenda che si muove fra memoria storica, testimonianze popolari e riflessioni sul paesaggio della città, il racconto della casermetta scomparsa di Santa Fine viene proposto in due momenti. In questa prima parte è stata seguita la sua presenza nel profilo della fortezza, nei ricordi e nella memoria popolare.
Nella seconda verranno invece affrontati gli aspetti più controversi e le riflessioni nate attorno alla sua scomparsa.

 

Alberto Zei

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Ultima modifica il Mercoledì, 13 Maggio 2026 10:14