Si ha ragione di ritenere che quanto scritto su questo stesso giornale nei precedenti articoli riguardanti la scomparsa della cosiddetta “casa di mago Chiò”, situata sopra il bastione di Santa Fine, corrisponda effettivamente alla distruzione di una struttura muraria la cui eliminazione continua ancora oggi a non trovare una spiegazione logicamente convincente. Una vecchia fotografia ne documenta chiaramente la presenza, oggi completamente scomparsa (vedi foto di copertina).
Ma oltre al silenzio condiviso sembra permanere anche un alone di mistero attorno all’intera vicenda. Alcuni anni fa, infatti, l’amministrazione comunale di Portoferraio aveva aperto un cantiere destinato al recupero e alla valorizzazione del bastione di Santa Fine e del Bastione degli Spagnoli, come dimostrava il cartello allora affisso all’ingresso dell’area interessata dai lavori.

Di quel progetto resta documentazione fotografica, così come rimane memoria dell’intenzione dichiarata di restaurare e rendere accessibili al pubblico le antiche strutture della fortezza.
Eppure, dopo breve tempo, il cantiere venne chiuso. Con esso si chiuse anche l’accesso pubblico a quell’area, mentre dei bastioni, bontà loro, è rimasta almeno la sopravvivenza materiale.
Tornare oggi a osservare la fortezza di Santa Fine significa inevitabilmente confrontarsi non soltanto con ciò che ancora appare visibile, ma anche con ciò che nel tempo è scomparso dal suo profilo architettonico. Tra queste assenze, una in particolare continua a richiamare attenzione: quella della casermetta che occupava la parte sommitale della struttura fortificata e che oggi non risulta più esistente.
L’osservazione delle immagini del passato, il confronto con lo stato attuale dei luoghi e la memoria cittadina consentono di affrontare la questione non come semplice curiosità locale, ma come elemento significativo della storia architettonica e militare di Portoferraio.
Sulla sommità della fortezza esisteva realmente una casermetta oggi completamente scomparsa. Le immagini conservate, alcune testimonianze e la stessa memoria cittadina confermano infatti la presenza di quella struttura muraria che, per lungo tempo, fece parte integrante del profilo storico della fortezza e del paesaggio urbano della città.
Non si trattava di una costruzione recente né di un manufatto precario. Anche se probabilmente realizzata in epoca successiva rispetto all’impianto originario delle fortificazioni lorenesi, quella casermetta appariva comunque legata alla lunga evoluzione difensiva della città. Le sue murature, le proporzioni dell’edificio e il modo stesso in cui si inseriva nella parte alta della fortezza contribuivano a dare continuità visiva e storica a un complesso che, da secoli, rappresenta uno degli elementi più riconoscibili dell’identità portoferraiese.
Proprio per questo la sua scomparsa continua ancora oggi a lasciare interrogativi difficili da ignorare.
Della casermetta, infatti, non rimangono tracce evidenti. Non sulla sommità della fortezza, non lungo il pendio sottostante e neppure verso il mare, dove non risultano accumuli di materiali o residui murari tali da far pensare a un crollo naturale o a uno smaltimento occulto delle macerie. Eppure una struttura di quel tipo, composta da pietra, calce e blocchi di notevole consistenza, avrebbe inevitabilmente lasciato segni riconoscibili della propria demolizione.
È questo uno degli aspetti che continuano ad alimentare riflessioni e interrogativi. Non tanto per indulgere a facili misteri o suggestioni prive di fondamento, quanto perché appare oggettivamente difficile comprendere come una presenza così visibile e radicata nel paesaggio storico della città possa essere scomparsa senza che ne sia rimasta una memoria documentale altrettanto chiara e condivisa.
La questione assume così un significato che va oltre la semplice perdita materiale di un edificio. Con la sparizione della casermetta sembra essersi infatti cancellato anche un frammento importante della rappresentazione storica della Portoferraio del secolo scorso: un elemento che, pur forse già ridotto a rudere negli ultimi tempi della sua esistenza, contribuiva ancora a raccontare la continuità visiva e simbolica delle antiche strutture difensive della città.
Per questo motivo l’assenza della casermetta continua a essere percepita non soltanto come una demolizione ormai lontana nel tempo, ma quasi come una mutilazione silenziosa del profilo storico della fortezza. Si tratta infatti, di una mancanza che il tempo non è riuscito a cancellare del tutto e che ancora oggi lascia aperta una domanda essenziale: che cosa è realmente accaduto a quella struttura e perché la sua scomparsa appare ancora priva di spiegazione?
Marcello Camici
Foto di copertina - Bastione Santa Fine nel 1928.
Foto 2 - Manifesto affisso al cantiere aperto dalla amministrazione comunale di Portoferraio vicino al bastione degli Spagnoli.