C’è un silenzio strano, quando manca qualcuno che di silenzio ne lasciava poco. Piero Gagliardi — per tutti Piero dello Sugar — se n’è andato un anno fa, il 7 giugno,
all’improvviso, come succedono le cose che non ti aspetti e che non riesci mai davvero a metabolizzare del tutto. Un anno. E ancora, quando ci si ritrova a parlare di musica, di un concerto sentito bene, di una serata che ti ha cambiato qualcosa dentro, il pensiero va a lui.
Perché per tanti di noi — all’Isola d’Elba e non solo — il gusto dell’ascolto, quella cosa preziosa e rara che ti fa capire la differenza tra sentire e ascoltare davvero, passa attraverso lo Sugar Reef. Passa attraverso Piero.
Lo Sugar Reef non è stato semplicemente un locale. È stato un posto in cui le generazioni si sono formate. Piero e Silvia lo hanno gestito per molti anni con una dedizione che assomigliava più a una missione che a un lavoro: portare musica di qualità, musica dal vivo, musica vera — blues, soul e funky prima di tutto, ma non solo — in un posto che potesse diventare un riferimento, un punto fermo.
E ci sono riusciti. Su quel palco si sono alternati musicisti italiani e internazionali, nomi grandi e nomi emergenti, tutti accomunati da una cosa: la serietà con cui prendevano il loro strumento. Piero aveva un fiuto infallibile per questo. Sapeva riconoscere chi suonava con l’anima, e quella roba lì la trasmetteva, la faceva sentire anche a chi non aveva mai tenuto in mano uno strumento in vita sua.
Tanti giovani e tanti adulti si sono avvicinati alla musica suonata passando da lì. Non per caso. Per colpa sua, nel senso più bello del termine.
L’eredità di Piero non sta scritta da nessuna parte. Non c’è una targa, non c’è un archivio, almeno per ora. Sta nelle orecchie e nelle mani di chi ha frequentato quello spazio. Sta in chi ha ascoltato un concerto allo Sugar Reef e poi ha preso in mano uno strumento.
Per questo motivo Domenica 7 giugno, ad un anno esatto dalla sua scomparsa, Piazza Matteotti a Capoliveri si trasformerà in una grande festa musicale. Cinquanta musicisti si riuniranno per un evento che non ha precedenti: quindici band elbane che si alterneranno sul palco dalle 20.30 alle 24.00, in una notte che sarà insieme celebrazione, gratitudine e memoria.
Venite in piazza. Perché i musicisti che saliranno sul palco domenica sera non sono lì per caso — sono tutti elbani, tutti amici di Piero, tutti in qualche modo figli di quello che lui ha seminato in anni e anni di musica vissuta, condivisa, trasmessa. Cinquanta persone che esistono musicalmente anche grazie a lui.
Cinquanta persone che hanno in comune una cosa: Piero. La sua energia, il suo amore senza riserve per la musica, la sua capacità unica di contagiare chiunque gli stesse intorno. E questa, più di qualsiasi altra cosa, è la vera eredità che Piero ci ha lasciato.
Stefano Muti