Stampa questa pagina

Elba Book riscopre un tesoro medievale: la pergamena del X secolo che riapre il dibattito europeo su Sant’Agostino

Scritto da  Ufficio Stampa Elba Book Lunedì, 13 Luglio 2026 09:46

Una scoperta nata in un piccolo archivio comunale dell’isola d’Elba ha contribuito a riscrivere un passaggio della tradizione manoscritta di Sant’Agostino e continua ancora oggi a rappresentare uno degli esempi più emblematici del valore storico e scientifico custodito negli archivi locali. Dalla periferia dell’impero al cuore dell’Europa, il Comune di Rio ha finalmente deciso di mettere in mostra permanente una riproduzione fedele del frammento di pergamena rivoluzionario.

 

Durante Elba Book, il festival dedicato all’editoria indipendente e alla salvaguardia della bibliodiversità, venerdì 24, alle 18, sulla Terrazza del Barcocaio di Rio nell’Elba, ne discuteranno il giornalista Philipp Zahn, Lorenzo Valgimogli della Soprintendenza Archivistica e Bibliografica per la Toscana, Patrizia Garibaldi, conservatore responsabile del Museo di Archeologia Ligure e del Museo della Certosa (MuCe) a Genova, la restauratrice Nicoletta Marrone, la direttrice scientifica Gloria Peria e la responsabile Marina Segnini degli Archivi di Deposito isolani.

 

L’antico manoscritto sarà collocato all’interno di una teca nel Duomo dei Santissimi Giacomo e Quirico Martiri e l’inaugurazione avverrà subito dopo la tavola rotonda, alle 19.

 

Non a caso, il tema della dodicesima edizione della kermesse è proprio “naviganti”, tema condiviso con tutte le manifestazioni appartenenti alla Rete Pym. D’altronde, anche un foglio arrotolato può navigare idealmente attraverso il tempo come fosse dentro una bottiglia per mare, arrivando a consegnare il suo messaggio quando meno ce lo si aspetti – elbabookfestival.com

 

Dalla scoperta di Peter Zahn al plauso di Papa Benedetto XVI

La vicenda prese il largo nell’autunno del 1991, quando il sindaco di Rio nell'Elba, Franco Franchini, condusse il professore tedesco Peter Zahn e suo figlio Philipp nell’Archivio Storico Comunale per mostrare loro uno dei documenti più preziosi conservati dalla comunità elbana: gli Statuta Rivi. Durante l'esame del volume, Zahn fu immediatamente attratto da due lembi pergamenacei riutilizzati nella legatura del codice. E come lui stesso ricorda ancora, ne notò subito «la bellezza, l’antichità e l’unicità»; quella che appariva come una mera componente strutturale del compendio, si sarebbe rivelata una scoperta straordinaria per la storia della cultura europea. Scoperta che persino Papa Benedetto XVI avvalorò con una lettera del 16 giugno 2018 rimasta dentro un cassetto per anni, in cui benediva l’operato dello studioso: «Grazie per la sua importante opera».

 

Un caso emblematico tra le isole del Mediterraneo

Dopo il rinvenimento, la pergamena fu affidata all'Istituto Centrale per la Patologia del Libro di Roma per gli interventi di restauro e di conservazione. Una volta conclusi i lavori, il documento fu presentato alla cittadinanza all’Eremo di Santa Caterina d'Alessandria, durante la Domenica di Pasqua del ’92. Fu un momento significativo per gli elbani, che videro emergere da uno dei loro archivi più periferici una testimonianza capace di attirare l’attenzione del mondo accademico internazionale. A seguire, Zahn proseguì gli studi sul frammento, culminati nella pubblicazione del volume Creditis et ambulatis (2018). Tuttavia, passata quella stagione di ricerca, non sono furono avviati ulteriori programmi sistematici di approfondimento e valorizzazione del documento, rimasto confinato nelle ricerche di pochi addetti ai lavori. A trentacinque anni esatti dal ritrovamento, il rilievo della pergamena appare ancora più evidente, basti pensare alla rilettura della spiritualità agostiniana che Papa Leone XIII ha di recente propugnato con la sua ultima enciclica, Magnifica Humanitas. Il Pontefice, difatti, invita a non delegare alla tecnica – e in particolare all’intelligenza artificiale – il nostro discernimento, chiamando lucidamente in causa la necessità di custodire la dignità della persona, la verità e la memoria collettiva contro ogni forma di riduzione algoritmica. La Chiesa, afferma Sua Santità, deve rimanere «in cammino nella storia dell’umanità», favorendo il dialogo tra sapienza e conoscenza senza smarrire il primato dell’umano. In questa prospettiva, la pergamena di Rio si rivela quasi un paradigma: il riconoscimento del frammento e del suo messaggio intrinseco, oltre lo sbiadire dell’inchiostro, è stato merito dello sguardo paziente di un individuo in grado di intuire quanto quel passaggio secolare fosse decisivo. La scoperta rammenta che la cultura vive grazie all’interpretazione, alla critica e alla capacità di porre domande, qualità che nessuna tecnologia può sostituire completamente.
Se i manoscritti altomedievali sono relativamente ben distribuiti nei vasti archivi monastici e nelle biblioteche del continente, assai diversa è la situazione nelle isole del Mediterraneo. Le tracce manoscritte anteriori all'XI secolo, conservate in contesti insulari restano rare, sparute, e si concentrano soprattutto in realtà storicamente più battute così Sicilia, Sardegna, Malta, Creta e Cipro. L’eccezionalità del documento non sta soltanto nella sua datazione: le opere di Sant'Agostino sono tra le più copiate dell'intero Medioevo, ma ciò che rende unico il frammento è il suo contributo alla ricostruzione del testo stesso. È incredibile che una porzione estrapolata da una legatura d’archivio riesca a fornire elementi sconosciuti per la comprensione di un autore fondamentale dell’esegesi cristiana.
Fu tra le pagine degli Statuta Rivi che i due frammenti pergamenacei erano stati riusati secoli prima come rinforzo della legatura; una pratica ordinaria nelle officine librarie, dove pergamene considerate non più utili venivano recuperate per consolidare copertine e dorsi dei volumi. E proprio questo utilizzo, paradossalmente, ne ha consentito la conservazione. Dal canto loro, gli Statuta Rivi, compilati nei primi decenni del XVI secolo, raccolgono organicamente le norme che regolavano la vita amministrativa, economica, civile e sociale della comunità riese tra il Medioevo e l'età moderna. Per comprenderne la rilevanza non si può tralasciare il ruolo storico di Rio nell'Elba, che per diversi secoli rappresentò il fulcro astrattivo dell’intera isola. Le miniere di ferro della costa orientale erano sfruttate già dagli Etruschi a partire dal VII secolo a.C. e continuarono a esserlo successivamente, dall’epoca romana sino alla loro dismissione fine novecentesca. Grazie all’alta qualità e all’abbondanza dei suoi giacimenti, il comprensorio minerario divenne una risorsa strategica per le economie dell’Italia centrale, tanto che gli Statuta Rivi testimoniano proprio il livello di organizzazione raggiunto dalla società isolana, disciplinandone l'amministrazione della giustizia, la gestione dei terreni, le attività produttive e i rapporti sociali.

 

Dentro le Esposizioni sui Salmi

Le ricerche proseguirono e permisero di identificare il testo come parte delle Enarrationes in Psalmos, le Esposizioni sui Salmi di Sant'Agostino che influenzarono tutta la letteratura cristiana occidentale. Il frammento, databile al X secolo e scritto in minuscola carolina, si confermò subito di interesse paleografico e filologico.

Tra i passaggi più significativi compare una variante testuale ignota alle principali edizioni moderne delle sue dissertazioni. Si legge:

Ubi est Deus vester? Quid colitis? Quid videtis? Creditis et ambulatis, certum est quod laboratis.

che Peter Zahn traduce:

Dov'è il Dio vostro? Cosa venerate? Cosa vedete? Credete ed ambulate la vostra via (verso Dio);
certo è che lavorate, soffrite.

 

Per secoli il passo era stato tramandato nella forma «creditis et laboratis»; mentre il ritrovamento di Rio fu cruciale per dimostrare l'autenticità della lezione «creditis et ambulatis», oltre qualsiasi curiosità archivistica, poi comprovata dal confronto con le altre fonti primarie e finalmente accolta nelle più recenti edizioni critiche del corpus agostiniano. Non a caso, l’espressione «credete e camminate» entra in relazione con il simbolo scelto da Benedetto XVI per il suo stemma papale, la conchiglia che rievoca la celebre leggenda di Agostino. Si racconta che il vescovo di Ippona, passeggiando sulla spiaggia, scorse un bambino mentre tentava di travasare il mare in una piccola buca, ovvero la metafora dell’impossibilità per l’intelligenza umana di esaurire il mistero di Dio. E lo stesso Zahn propone di non limitare la variante “ambulatis” a un semplice “camminare”, bensì di interpretarla come un «camminare la propria via verso Dio», in un itinerario di fede che accompagni la fatica fino all’estremo della luce («certum est quod laboratis»). Un’interpretazione che entra in consonanza con la simbologia di Ratzinger della conchiglia, segno armonioso quanto tenace del pellegrino, del sentiero cristiano e della Chiesa quale popolo itinerante. In sostanza, il ritrovamento di Rio nell’Elba ha restituito una parola - “ambulatis” - che condensa un’intera visione teologica: il cammino della fede rimane umile, poiché non mira al possesso definitivo della verità universale, è consapevole dei limiti razionali e aperto all’imperscrutabile. La medesima tensione esistenziale che Benedetto XVI riconosceva nell’esperienza agostiniana, nel bimbo sulla battigia alle prese con l’immensità del mare, nella conchiglia che per Elba Book è stata sin dall’inizio il profilo della manifestazione, ossia il miracolo evolutivo del Nautilus.

Vota questo articolo
(8 Voti)
Ultima modifica il Lunedì, 13 Luglio 2026 10:07