C’è un filo sottile ma robusto che lega la tutela del patrimonio archeologico di Pianosa alla presenza costante e all'impegno quotidiano di chi l'isola la vive e la difende. Un esempio concreto di questa sinergia virtuosa viene presentato proprio oggi, domenica 23 agosto: la comunità e i visitatori potranno ammirare un’importante porzione di un’anfora romana (del tipo Dressel 20), ritrovata lo scorso 22 giugno nelle acque di Cala San Giovanni (Cala Giovanna).
A guidare l'intero processo di tutela e valorizzazione è stata la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Pisa e Livorno – nella persona della funzionaria archeologa Dott.ssa Gloriana Pace – a seguito della scoperta effettuata dalla socia dell’Associazione per la Difesa dell'Isola di Pianosa, Laura Borra. Un recupero che ha subito messo in moto una macchina organizzativa efficiente, supportata dal lavoro sinergico del Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, dal Reparto Carabinieri Forestali Parco e dalla Polizia Penitenziaria, operanti sul posto.
Ma la vera notizia, oltre al valore scientifico del reperto, sta nel metodo e nel luogo di questa operazione.
In passato, le scoperte archeologiche realizzate sulle isole minori rischiavano spesso di prendere subito la via della terraferma per le delicate operazioni di restauro e conservazione, privando il territorio del legame diretto con le proprie radici. Oggi questo paradigma è cambiato.
Negli ultimi due mesi, infatti, l'anfora ha svolto l'intero e delicatissimo processo di desalinizzazione direttamente sul posto, all'interno del laboratorio del Museo delle Scienze Geologiche e Archeologiche di Pianosa, di proprietà dell'Ente Parco. Le operazioni di cura e monitoraggio del reperto sono state condotte sotto l'attenzione vigile e costante dell'Associazione, coordinata con le autorità ministeriali.
Questo passaggio dimostra quanto la presenza attiva dell'Associazione per la Difesa dell'Isola di Pianosa sia un presidio fondamentale di supporto alle istituzioni per la tutela del territorio. Al tempo stesso, conferma il ruolo cruciale del Museo delle Scienze: una struttura non solo espositiva, ma riconosciuta come Deposito Autorizzato dal Ministero della Cultura. La presenza del Museo e la sua operatività garantiscono alle istituzioni preposte che i beni ritrovati possano rimanere a Pianosa, trasformando il patrimonio sommerso in una risorsa permanente per la comunità locale e per i turisti.
La storia di quest'anfora – un recipiente che duemila anni fa trasportava olio dalla Spagna attraverso le rotte dell'Impero Romano – ci insegna che quando istituzioni dello Stato, Ente Parco, Forze dell'Ordine e volontariato culturale lavorano uniti e con buona volontà, i risultati arrivano e restano a beneficio di tutti.
L'anfora è da oggi esposta al pubblico presso il Museo delle Scienze di Pianosa. Un'occasione speciale per toccare con mano quanto sia vitale difendere, curare e valorizzare la storia di questa straordinaria isola.
L'anfora è da oggi esposta al pubblico presso il Museo delle Scienze di Pianosa. Un'occasione speciale per toccare con mano quanto sia vitale difendere, curare e valorizzare la storia di questa straordinaria isola.