Le feluche con le galere, sciambecchi, tartane costituivano il naviglio presente nel porto di Portoferraio sin dalla fondazione di Cosmopoli. Ignazio Fabroni nel seicento è cavaliere dell’ordine di S. Stefano imbarcato su una galera dell’ordine. Disegna quello che vede durante il viaggio marittimo. Tali disegni sono molto interessanti essendo fotografie del seicento a noi pervenute. Nell’agosto del 1673 è nel porto di Portoferraio e lo disegna insieme con barche e navi dell’armata


Negli anni 1759-1760 degli affari del naviglio del porto di Portoferraio come quello di Livorno si interessava direttamente il Consiglio di Reggenza istituito a Firenze per amministrare il granducato in quanto il granduca Francesco Stefano, il primo della dinastia dei Lorena si è ritirato a vivere a Vienna mentre, sotto i Medici, gli affari del naviglio del porto di Portoferraio erano sempre dipesi direttamente dalla Segreteria di Guerra.
Portoferraio elevata a rango di città nel 1625 era in questa epoca divenuta piazzaforte con un presidio militare importante che esigeva di tutta una logistica per il sostentamento, mantenimento delle truppe a partire dalle paghe dei soldati che dovevano traversare il canale per arrivare a destinazione. Nel seicento la traversata per il trasporto delle paghe era rischiosa poiché poteva essere oggetto di predazione da parte di corsari.
Il 9 luglio del 1655 si chiede pertanto di aumentare l’armamento della fregata di servizio addetta al trasporto delle paghe per il rischio che siano derubate: ”E’ consueto che alle paghe di questa soldatesca ogni due mesi si manda la fregata dei Signori Pagatori a Livorno a ricevere la moneta dove il comandante di essa mi dice che mediante la gran quantità di ladri che oggi corrano il mare, vorrebbe per sua sicurezza mettere a prua un petrere mascolino con i suoi mascoli che fusse maneggevole ,acciò in occorrenza si potesse meglio difendere con tutto che abbi quattro spingarde, brandisbocchi e due trombe di fuochi artificiali”.
(Cfr. pg 123 di “”Galere granducali e usi marittimi. Sciabecchi caicchi e tartane nella rada di Portoferraio” Cristiana Rospigliosi. Centro Grafico Elbano.1998. Portoferraio)
Nel 1694, col governatore Tornaquinci, la darsena era stata dotata della Calata che consentiva a barche e bastimenti di ormeggiare più comodamente e nel 1750 Portoferraio è scelta come sede delle galere della Marina granducale.
Nel 1763 la flotta mercantile toscana divisa fra Livorno e Portoferraio contava 155 unità: 38 navi, 56 polacche, 61 piccole imbarcazioni e 1881 uomini.
La feluca è un tipo di imbarcazione da ritenersi tra le 61 piccole imbarcazioni sopra ricordate. Nel museo storico navale di Venezia si possono vedere feluche veneziane e capire come realmente fosse una feluca.

Molto simile alla feluca veneziana, la filuga di servizio della piazza di Portoferraio nel 1759 era questo: una piccola imbarcazione operativa, indispensabile per controlli portuali, collegamenti con le navi, servizio di polizia marittima, trasporto di personale e ordini, supporto alla guarnigione e al capitano del porto.
Era, in sostanza, l’unità quotidiana di lavoro del porto fortificato lorenese
Tra il 1759 e il 1760 la feluca di servizio e per il dispaccio nel porto di Portoferraio è oggetto di interessamento diretto da parte del Consiglio di Reggenza in Firenze documentato da carte di archivio.
Il 4 agosto 1759 Gaetano Antinori dal Consiglio di Reggenza in Firenze scrive al governatore di Portoferraio in merito alla feluca di servizio della piazza
“Signor Governatore di Portoferraio
Illustrissimo Signor Mio Pronendissimo Colendissimo
Non ho lasciato di rendere conto al Consiglio di Reggenza della lettera di Vostra Illustrissima segnata ne 13 dello scorso riguardante l’uso che si va facendo annualmente dal padrone Gandolfi della filuga di servizio ,in conseguenza di che devo dirle che il Consiglio predetto vi ha data la sua approvazione con che però Ella abbia la bontà ogni anno di seguitare lo stesso metodo in avvenire con renderne inteso il Segretario della Reggenza in tenore per l’ordine ricevuto per detto canale.
Per quanto poi riguarda l’infermità di detto padrone Gandolfi se Ella stima di far comandare la filuga dal di lui nipote converrà che Ella mandi il suo memoriale da lei informato al Consiglio, perché possa decidere, con lasciare però tra il memoriale e l’informazione una sufficiente distanza per farvi la solita linguetta con che resto confermandomi con tutta la stima
Di Vostra Illustrissima
Firenze 4 agosto 1759
Devotissimo Obbligatissimo Servitore
Antinori“
(Filza “Lettere di magistrati e tribunali dal 1730 al 1770“ C 13. Carta 23. Archivio storico comune Portoferraio)

Il 29 ottobre 1759 è la feluca per il dispaccio oggetto dell’attenzione di Gaetano Antinori che scrive al governatore di Portoferraio:
“Signor Tenente Colonnello Devilleneuve
Governatore di Portoferraio
Illustrissimo Sig. Mio Pronendissimo Colendissimo
Presentendo il Consiglio di Reggenza che si ritrovi a Livorno la Feluga delle Galere stata restaurata la quale puole essere in grado di sostituirsi a codesta che deve servire per il dispaccio è stato ordinato al Sig Governatore di Livorno di farla passare in codesto Porto acciò possino servirsene per il fine suddetto. Nel darne questo riscontro a Vostra Signorìa Illustrissima,si contenterà di ricusarmi qual uso possa farsi di codesta vecchia feluga che si è resa inservibile e resto confermandomi divotamente
Di V.S. Ill,ma
Firenze lì 29 ottobre 1759
Dev.mo Obbl.mo Serv.re
Antinori“
(Filza “Lettere di magistrati e tribunali dal 1730 al 1770“ C 13. Carta 24. Archivio storico comune Portoferraio)

Continua il primo dicembre 1759 il carteggio tra il Consiglio di Reggenza nella persona di Gaetano Antinori e il governatore di Portoferraio sulla feluca per il dispaccio:
“Signor Governatore di Portoferraio
Illustrissimo Signor Mio Pronendissimo Colendissmo
Presi gli opportuni accertati riscontri della qualità e dei risarcimenti fatti alla Feluca stata consegnata a codesto Scrittoio da padron Casella per dovere servire in luogo di quella del Dispaccio è rimasto assicurato il Consiglio di Reggenza dal Signor Commendator Lapparelli Capitano del porto di Livorno e dal Capo Costruttore Nocetti che la medesima è ridotta in buon grado e da potersene servir ancora per quattro cinque anni ancora; onde Vostra Illustrissima potrà ritenerla per i bisogni di codesta Piazza;e per la vecchia feluca sono stati dati gli ordini al Sig colonnello Warren di ospitarla a Livorno al Pubblico Incanto e mi rassegno con tutto l’ossequio
Di Vostra Illustrissima
Firenze primo dicembre 1759
Devotissimo Obbligatissimo Servitore
Antinori”
(Filza “Lettere di magistrati e tribunali dal 1730 al 1770“ C 13. Carta 26. Archivio storico comune Portoferraio)

Il 6 settembre 1760 Gaetano Antinori scrive ancora a De Villeneuve governatore di Portoferraio:
“Signor Tenente Colonnello De Villeneuve
Governatore di Portoferraio
Illustrissimo Signore Mio Pronendissimo Colendissimo
A forma di quanto ha proposto Vostra Illustrissima con le sue due lettere de 19 luglio e 7 agosto caduto, per mantenere una corrispondenza regolata almeno due volte al mese in tempo d’inverno fra codesta e la Piazza di Livorno ,ha accordato il Consiglio di Reggenza, e di Guerra che venga risarcita stabilmente la Feluca che fu sostituita l’anno passato a quella del Dispaccio resa inservibile, con la spesa di lire centoventisei, soldi tredici, denari quattro secondo la perizia trasmessa dal maestro Toleni, Che sia venduta la Feluca vecchia valutata pezzi dieci e più se è possibile, col qual ritratto, resterà solamente la spesa da farsi di lire sessantanove ,soldi tre e denari quattro che doverà fare carico dello Scrittoio dell’Artiglieria. E che essendo passato all’altra vita il Padrone Bartolomeo Gandolfi vien sostituito Andra Zuccotti col medesimo stipendio di due scudi il mese ed obblighi, con che quando sarà in viaggio per servizio ,gli siano pagati due Paoli il giorno, al qual effetto sono state date le convenienti partecipazioni tanto al Commissariato di Guerra che alla Direzione Generale dell’Artiglieria ,e nel darne pure a Vostra Signoria il riscontro, mi riserbo a trasmetterle il passaporto di Riscontro per lo Zuccotti e mi confermo con tutto l’ossequio
Di Vostra Illustrissima
Firenze li 6 settembre 1760
Devotissimo Obbligatissimo Servitore
Antinori“
(Filza “Lettere di magistrati e tribunali dal 1730 al 1770“ C 13. Carta 28. Archivio storico comune Portoferraio)

Questa ultima carta è particolarmente interessante facendo conoscere non solo lo stipendio assegnato al padrone della feluca ma anche che l’imbarcazione per eseguire il servizio deve possedere il passaporto di Riscontro.
Marcello Camici
Foto di copertina - “VEDUTA DI PORTOFERRAIO.16 AGOSTO 1673. DEL GRAN DUCA DI TOSCANA “In Album di ricordi di viaggi e di navigazioni sopra le galere toscane dall’anno 1664 all’anno 1687 del cavaliere Ignazio Fabroni” Biblioteca nazionale. Firenze.
Foto 2 - “Nave del Armata” Ignazio Fabroni. Idem come sopra.
Foto 3 - “Barca” Ignazio Fabroni. Idem come sopra.
Foto 4 - Feluca veneziana. Museo storico navale di Venezia.
Foto 5 - Filza “Lettere di magistrati e tribunali dal 1730 al 1770 C 13. Carta 23. Archivio storico comune Portoferraio.
Foto 6 - Filza “Lettere di magistrati e tribunali dal 1730 al 1770“ C 13. Carta 24. Archivio storico comune Portoferraio.
Foto 7 - Filza “Lettere di magistrati e tribunali dal 1730 al 1770“ C 13. Carta 26. Archivio storico comune Portoferraio.
Foto 8 e 9 - Filza “Lettere di magistrati e tribunali dal 1730 al 1770“ C 13. Carta 28. Archivio storico comune Portoferraio. Fronte/retro