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Premio Brignetti 2026, ora parlano i libri

Scritto da  Alberto Zei Martedì, 01 Settembre 2026 09:57

Dalla guerra dei droni alla memoria del Novecento, fino al caso Hamer: tre opere molto diverse per la finale del 5 settembre alla Linguella. Di Feo, Fois e Mastrantonio davanti al giudizio delle giurie

Dopo i protagonisti, gli organizzatori, la giuria e le personalità chiamate ad animare la serata conclusiva del Premio Letterario Internazionale Isola d’Elba – Raffaello Brignetti, è il momento di entrare nel cuore della competizione: le tre opere finaliste. La cornice sarà ancora una volta quella della Linguella, a Portoferraio, dove il 5 settembre verrà proclamato il Supervincitore della cinquantaquattresima edizione. In attesa del verdetto, vale la pena soffermarsi sulle pagine che hanno condotto Gianluca Di Feo, Marcello Fois e Luca Mastrantonio fino all’atto conclusivo. Tre autori e soprattutto tre libri diversi per genere, costruzione e linguaggio. Uno guarda alle guerre del presente e a quelle che potrebbero attenderci nel futuro; un altro attraversa il Novecento con la storia di una famiglia; il terzo prende le mosse da un fatto di cronaca per interrogarsi sul dolore, sulla verità e sul bisogno umano di trovare spiegazioni. Tre strade diverse che finiscono per incontrarsi intorno a una stessa domanda: quanto siamo responsabili delle conseguenze delle nostre scelte, delle nostre omissioni e perfino delle verità nelle quali decidiamo di credere?

 

Gianluca Di Feo e il cielo delle nuove guerre

Di FeoIl cielo sporco prende il titolo dall’espressione usata dai soldati ucraini per descrivere un cielo ormai saturo di droni. Gianluca Di Feo parte dalla guerra in Ucraina e amplia rapidamente lo sguardo al Medio Oriente e alla più recente evoluzione dell’impiego militare dei velivoli senza pilota. Il vero punto di svolta arriva quando queste tecnologie cominciano a essere associate a sistemi sempre più autonomi e all’intelligenza artificiale. Il libro affronta dunque il tema delle nuove armi per arrivare a una questione molto più profonda: chi decide di uccidere quando la decisione viene progressivamente delegata alla macchina? Lo stile è quello del giornalismo specialistico di alto livello: documentato, concreto, capace di spiegare tecnologie e scenari mantenendo sempre viva la dimensione politica ed etica. Di Feo porta nel volume una lunga esperienza nell’analisi dei conflitti e delle forze armate, e proprio questa conoscenza diretta della materia dà al racconto profondità e autorevolezza, andando ben oltre la semplice esposizione tecnica. Parla di qualcosa che sta accadendo adesso e, nello stesso tempo, di qualcosa che sembra prefigurare il prossimo futuro. Il drone diventa osservatore, strumento di controllo, esecutore e simbolo di una distanza sempre maggiore fra chi impartisce un ordine e chi ne subisce le conseguenze. Anche il percorso del libro al di fuori del Brignetti testimonia l’attenzione ricevuta: Il cielo sporco è arrivato nella quartina finale del Premio Estense 2026. La domanda che accompagna Di Feo fino alla Linguella potrebbe dunque essere questa: quando la tecnica aumenta la distanza fra chi decide e chi muore, quanto cambia il modo di combattere e quanto cambia anche la nostra idea di responsabilità?

  

 

Marcello Fois, una famiglia dentro il Novecento

FoisCon L’immensa distrazione entriamo nel territorio più propriamente romanzesco. La storia prende avvio dalla morte, a novantacinque anni, di Ettore Manfredini. Nell’istante estremo della propria esistenza, l’uomo ripercorre la sua vita e quella della famiglia. Nato poverissimo, Ettore diventa nel tempo un importante imprenditore emiliano, mentre dietro la sua ascesa si muovono anche le ombre della storia italiana e, in particolare, la tragedia dei Teglia, famiglia ebrea travolta dalle leggi razziali. Ettore sposa Marida, unica superstite, e intorno alla coppia cresce una famiglia segnata da amori, incomprensioni, ideologie, religione, lavoro, aspirazioni e fallimenti. Fois sceglie una delle forme più classiche e ambiziose della narrativa: raccontare un secolo attraverso una famiglia. Il tempo segue il ritmo della memoria. Episodi lontani ritornano, particolari apparentemente secondari acquistano un nuovo significato, il passato viene osservato dall’estrema soglia della vita. Sul piano della costruzione e della lingua, L’immensa distrazione appare probabilmente come il libro più dichiaratamente letterario dei tre finalisti. La grande storia familiare si intreccia continuamente con la Storia collettiva, con ciò che ricordiamo, ciò che rimuoviamo e ciò che scegliamo di tramandare. Fois arriva inoltre alla finale elbana dopo una stagione particolarmente significativa: il romanzo ha ottenuto l’Orbetello Book Prize e il Premio Vallombrosa ed è entrato nella cinquina del Premio Campiello 2026. La domanda che il suo libro affida al lettore è diversa da quella di Di Feo e altrettanto impegnativa: quanto di ciò che chiamiamo destino personale nasce, in realtà, da quello che una famiglia o un intero Paese ha scelto di ricordare, rimuovere o dimenticare?

 

 

Luca Mastrantonio, dal caso Hamer alla ricerca della verità

MastrantonioAncora differente è la strada percorsa da Luca Mastrantonio con Piombo e latte, probabilmente il libro più difficile da racchiudere dentro una definizione precisa. Tutto parte da un fatto realmente accaduto. Nella notte del 17 agosto 1978, all’isola di Cavallo, Dirk Hamer viene raggiunto da un proiettile mentre dorme su una barca. Morirà dopo oltre cento giorni. Da quella vicenda nascerà una lunghissima storia giudiziaria nella quale verrà coinvolto Vittorio Emanuele di Savoia. Mastrantonio parte dal caso caldo e ne allarga progressivamente i confini. Il racconto segue infatti anche il padre di Dirk, il medico Ryke Geerd Hamer, che dopo la tragedia elaborerà la cosiddetta “Nuova medicina germanica”, fondata sull’idea di un legame diretto fra trauma psichico e malattia. Una teoria destinata ad avere conseguenze drammatiche per numerosi malati. Entra così nella storia Birgit Hamer, sorella di Dirk, e progressivamente entra nel libro anche lo stesso autore. L’inchiesta si trasforma in memoria, il fatto di cronaca diventa interrogazione personale e il racconto si apre alla riflessione, oltrepassando i confini del thriller e della ricostruzione giudiziaria. Anche il titolo racchiude questa ambivalenza: piombo, innanzitutto, come proiettile, ma anche come materia tradizionalmente legata alla stampa; latte come nutrimento, protezione e desiderio di cura. Dietro la ricostruzione del delitto emerge così una domanda ancora più vasta: che cosa accade quando il bisogno di trovare un significato al dolore diventa tanto forte da trasformarsi in una spiegazione assoluta? Piombo e latte è stato inoltre finalista al Premio John Fante Opera Prima 2026, confermando l’interesse suscitato da un lavoro che mescola cronaca, narrazione, memoria e riflessione. La domanda da portare idealmente alla Linguella potrebbe essere questa: che cosa succede quando il bisogno umano di dare un senso al dolore diventa più forte della verifica dei fatti?

 

Tre libri, una finale aperta

Mettere in fila i tre titoli fa emergere con ancora maggiore evidenza la particolarità della terna di questa edizione. Marcello Fois porta con sé la forza della grande costruzione romanzesca e una stagione di riconoscimenti già molto significativa. L’immensa distrazione possiede struttura, lingua e ambizione proprie del romanzo letterario di ampio respiro. Luca Mastrantonio rappresenta la forza narrativa ed emotiva. Piombo e latte parte da un episodio di cronaca e lo trasforma in una riflessione universale su dolore, colpa, cura, verità e credulità. Gianluca Di Feo porta invece nella finale il libro più direttamente legato all’urgenza del presente. Guerra tecnologica, droni, intelligenza artificiale e progressiva automazione delle decisioni militari appartengono ormai alla cronaca dei nostri giorni e pongono interrogativi destinati ad accompagnarci a lungo. Volendo tracciare una semplice mappa, possiamo vedere Fois come il candidato della compiutezza letteraria, Mastrantonio come quello della forza narrativa ed emotiva e Di Feo come l’interprete dell’attualità e della responsabilità civile. È una chiave di lettura della terna in vista della serata finale, affidando naturalmente alle giurie il compito di stabilire il vincitore. Il filo che unisce i tre finalisti è un elemento che avvicina più di quanto sembri questa terna così diversa. Infatti, tutti e tre i libri parlano, in forme differenti, di responsabilità. Di Feo si interroga sulla responsabilità dell’uomo quando una macchina può osservare, scegliere e colpire. Fois guarda alla responsabilità che ciascuno porta nei confronti della propria memoria, della propria famiglia e della Storia. Mastrantonio affronta il confine delicatissimo della responsabilità sotteso tra dolore e verità, mostrando come il bisogno di spiegare una tragedia possa trasformarsi in una convinzione capace di produrre altro dolore. Questa appare come una delle chiavi più interessanti con cui ascoltare i tre autori il 5 settembre alla Linguella. La sera della premiazione i voti stabiliranno il vincitore. Fino ad allora parlano i libri. E sono proprio le loro pagine a spiegare perché Di Feo, Fois e Mastrantonio siano arrivati fino all’ultimo atto del Premio Brignetti 2026.

 

Alberto Zei

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Ultima modifica il Martedì, 01 Settembre 2026 10:16