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Il granito racconta, San Piero si riconosce nella sua storia

Scritto da  Circolo Culturale Le Macinelle Mercoledì, 02 Settembre 2026 09:56

Centinaia di persone hanno partecipato alla serata dedicata alla memoria delle cave, degli scalpellini e di una comunità che nel granito ha trovato per generazioni lavoro, dignità e identità.

Ci sono serate nelle quali una comunità non si limita a ricordare il proprio passato, ma torna, per qualche ora, a riconoscersi in ciò che è stata e in ciò che ancora vuole essere.
È accaduto domenica 30 agosto a San Piero, con “Il granito racconta – Memoria, lavoro e futuro di San Piero”, l’iniziativa promossa dal Circolo Culturale Le Macinelle, che ha portato in piazza centinaia di persone, accomunate dal desiderio di ritrovare una parte profonda della propria storia.
Una serata che ha saputo coinvolgere ed emozionare, perché il granito, a San Piero, non è soltanto una pietra. È una presenza che attraversa i secoli e che ha accompagnato la vita del paese, il lavoro degli uomini, le famiglie, le difficoltà, i sacrifici e le speranze di intere generazioni.
Per secoli le cave hanno rappresentato molto più di un’attività economica. Attorno al granito si è costruita una comunità, si sono tramandati mestieri e saperi, sono nate storie familiari e legami di solidarietà. Gli scalpellini hanno lasciato il segno non soltanto sulla pietra, ma anche nella memoria collettiva di San Piero.
Ed è proprio questa memoria che la serata ha voluto riportare al centro.

 

Sul palco sono tornati nomi, volti, voci e racconti. Storie di uomini che ogni giorno affrontavano la durezza della montagna e della pietra, di famiglie che condividevano sacrifici e speranze, di un paese nel quale il lavoro era fatica, ma anche dignità, appartenenza e orgoglio.
A guidare il pubblico lungo questo viaggio nella memoria è stata Antonietta Pisani, che ha condotto la serata accompagnando con sensibilità e partecipazione il racconto delle persone, dei luoghi e delle vicende che hanno segnato la storia di San Piero.

 

A rendere ancora più intenso il racconto è stato il suono del mazzolo sul granito, battuto per tutta la serata da Martino Pileri, nei panni dello scalpellino. Un gesto semplice e antico, capace di trasformare la piazza in una cava e di riportare idealmente tra le persone il rumore di un lavoro che appartiene alla storia di San Piero.
Le parole di Isa Mari, la narrazione di Gianluca Spinetti sul lavoro della mina e l’interpretazione di Moreno Benvenuti, che ha dato corpo e autenticità alla figura dello scalpellino, hanno contribuito a restituire alla memoria non soltanto i fatti, ma soprattutto le emozioni e la dimensione umana di quel mondo.
Il momento teatrale iniziale, con Claudia Bartoli, Elena Mari e Walter Martorella, ha introdotto il pubblico nel clima della serata, accompagnando il racconto attraverso immagini, parole e suggestioni.

 

A guidare il pubblico lungo questo viaggio nella memoria è stata Antonietta Pisani, mentre le voci narranti di Giovanni Mortula e Lucia Ragoni hanno dato continuità alle diverse testimonianze.

 

Anche i ricordi personali hanno assunto un valore collettivo. Daniele Marmeggi, raccontando la storia del padre e del nonno, ha trasformato una vicenda familiare in un frammento della memoria di un’intera comunità. Perché è proprio questo il valore della memoria: una fotografia conservata in una casa, un nome pronunciato dopo molti anni, un episodio raccontato dai nonni possono diventare patrimonio di tutti.

 

Il racconto si è poi allargato oltre le cave, mostrando come la vita degli scalpellini fosse profondamente legata alla terra e alle tradizioni dell’Elba.
La professoressa Rossana Galletti, delegata dell’Accademia Italiana della Cucina per l’Isola d’Elba, pur non potendo essere presente, ha voluto offrire il proprio contributo con un testo dedicato alla minestra e alla cucina delle famiglie degli scalpellini. A portare le sue parole sul palco è stata Greta Montauti.

 

Il professor Alessandro Petri, docente di Scienze Agrarie all’Istituto Cerboni di Portoferraio, insieme ai suoi studenti, ha invece accompagnato il pubblico nel racconto del vino, della cultura contadina elbana e dell’importanza di trasmettere questi saperi alle nuove generazioni.
Dalla fiaschetta che un tempo accompagnava gli uomini nelle cave ai giovani che oggi vengono chiamati a conoscere e custodire queste tradizioni, il filo del racconto è rimasto sempre lo stesso: la memoria ha valore soltanto se riesce a diventare futuro.
In questa prospettiva si inserisce anche la testimonianza di Roberto Montauti, dedicata alla storia della Cooperativa Filippo Corridoni, nata nel 1937 dall’iniziativa di quindici uomini che scelsero di unirsi per affrontare insieme le difficoltà del proprio tempo.

 

E proprio sul futuro di questo patrimonio si è concentrata la riflessione di Gabriele Rotellini, membro del Consiglio Direttivo del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano: perché ricordare non significa soltanto guardarsi indietro, ma interrogarsi su ciò che può essere ancora salvato, valorizzato e trasmesso.

 

Il gonfalone del Comune, un omaggio a San Piero.
Un segno particolarmente significativo è arrivato dal Comune di Campo nell’Elba, che, attraverso il suo Sindaco, ha voluto rendere omaggio alla comunità sampierese portando alla serata il gonfalone del Comune.
La sua presenza ha assunto un forte valore simbolico. Quel gonfalone, accanto alle persone, alle fotografie, ai ricordi e alle storie raccontate sul palco, ha rappresentato idealmente la vicinanza dell’intera comunità di Campo nell’Elba a San Piero e alla sua memoria.
Un gesto che ha sottolineato come la storia degli scalpellini e delle cave non appartenga soltanto alle famiglie che l’hanno vissuta, ma rappresenti una parte importante del patrimonio culturale e identitario dell’intero territorio.

 

Durante la serata sono stati ricordati anche gli scalpellini che non ci sono più ed è stato reso omaggio a coloro che ancora oggi continuano a lavorare il granito e a custodire un mestiere antico.
Pronunciare quei nomi è stato forse il momento più semplice e, allo stesso tempo, più significativo della serata.
Dire un nome significa dire a una persona: non siete stati dimenticati.
E domenica sera molti nomi hanno ritrovato un volto, una voce, una famiglia.

 

A contribuire alla ricostruzione di questa memoria sono state soprattutto le famiglie degli scalpellini, che hanno aperto cassetti e album, messo a disposizione fotografie e documenti, condiviso ricordi e aiutato a ricomporre una storia fatta di tanti piccoli frammenti.
Senza questa disponibilità, il racconto non avrebbe potuto assumere la forza e l’autenticità che ha avuto.

 

La serata ha avuto anche uno sguardo rivolto alle nuove generazioni. La rivista Lo Scoglio ha portato in piazza pubblicazioni dedicate al granito e alla storia del territorio, offrendo un’ulteriore occasione per conoscere e approfondire le pagine della memoria elbana.
Un’attenzione particolare ai giovani è arrivata anche da Paolo Del Bruno dell’Autoscuola Elba, che ha voluto offrire ai ragazzi presenti pacchetti di guide dedicate alla conoscenza dell’isola, nella convinzione che amare un territorio significhi prima di tutto conoscerne la storia, le tradizioni e le persone.
Fondamentale è stato inoltre il sostegno del Comune di Campo nell’Elba e della ditta MVD, che hanno accompagnato e sostenuto l’iniziativa, contribuendo alla sua realizzazione.

 

Ma al di là dei protagonisti, delle testimonianze e degli interventi, ciò che resterà di “Il granito racconta” è soprattutto l’immagine di una piazza piena di persone che ascoltavano la propria storia.
È questo, forse, il significato più autentico della serata.
Una comunità esiste quando sa riconoscersi nei propri ricordi, quando conserva la memoria di chi l’ha preceduta e quando sceglie di consegnarla a chi verrà dopo.
San Piero ha una storia che non può essere ridotta alle sue cave, ma che nelle cave trova una delle sue radici più profonde. Il granito ha costruito muri, strade e case, ma ha anche costruito relazioni, identità e memoria.
Per questo il granito racconta ancora.
Racconta la fatica degli uomini, il rumore del mazzolo, il lavoro condiviso, la vita delle famiglie, la solidarietà, le partenze e i ritorni. Racconta un paese che ha saputo vivere della propria terra e trasformare la durezza della pietra in dignità.
E quella domenica sera, davanti a centinaia di persone, San Piero ha ascoltato il proprio racconto e, ascoltandolo, si è riconosciuto.

 

Il Circolo Culturale Le Macinelle desidera rivolgere un grazie sincero a tutte le persone che hanno partecipato, ai protagonisti, alle famiglie, ai collaboratori, alle istituzioni e a quanti hanno contribuito, con il proprio lavoro e la propria disponibilità, a rendere possibile questa serata.
Perché il patrimonio più prezioso che possiamo lasciare non è soltanto quello che costruiamo.

 

Gian Mario Gentini
Presidente del Circolo Culturale Le Macinelle

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Ultima modifica il Mercoledì, 02 Settembre 2026 10:04