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La comunità ebraica e cattolica a Portoferraio (1772). Giovane ebrea che diventa cattolica

Scritto da  Marcello Camici Giovedì, 10 Settembre 2026 10:10

“Avendo reso conto a Sua Altezza Reale delle due lettere favoritemi da Vostra Illustrissima in data di 20 e 22 decorso, riguardanti la Giovine Ebrea che si è ritirata nello spedale della Misericordia, per abbracciare la Religione Cattolica, la Reale Altezza Sua ha approvato che sia stato da Lei accordato ai parenti della medesima e ad un Massaro della sua Nazione di potere seco parlare con quelle cautele che Lei mi avvisa di aver usato in questa occasione ; come anche approva la Reale Altezza Sua che persistendo la detta giovine nella volontà di passare alla nostra religione Ella possa farlo e rimette alla prudenza di Vostra Illustrissima il procurare che il tutto segua senza che dai Parenti della medesima e da quelli della sua Nazione venga cagionato disturbo“.

Questo è quanto scrive il conte Vincenzo degli Alberti da Firenze al governatore di Portoferraio, colonnello de Villeneuve, il 6 aprile 1772

(Carta 54. Filza “Lettere di magistrati e tribunali dal 1730 al 1770. Archivio storico comune Portoferraio) -  Foto di copertina

 

La giovane ebrea che vuole “abbracciare la religione cattolica” fa parte della comunità ebraica accettata nel granducato e confinata a vivere nel ghetto. A Portoferraio nel 1772, anno in cui accade il fatto sopra ricordato, questa comunità doveva essere piccola con un numero di soggetti non molto discordante da quello registrato nel censimento avvenuto pochi anni prima, nel 1730, anno nel quale gli ebrei erano 41 su un totale di abitanti di 4267.

 

“Stato delle anime che si ritrovano nel Presidio e Fortezze di Portoferraio l’anno 1730

Maschi a comunione 726
Maschi minori 715
Femmine da comunione 1306
Femmine minori 576
Milizia pagata 940
Reverendi . Sacerdoti 30
Signori Chierici 23
Reverendi Padri di San Francesco 8
Laici 2
Nazione ebrea 41
In tutto sono numero 4267
L’anno passato erano n°4203.Sono cresciuti n° 64 “

(Archivio Mediceo. Filza 2577.Archivio di stato Firenze)

 

Si conosce anche il nome della famiglie ebraiche insediate in Portoferraio (vedi “Le famiglie ebree a Portoferraio” Michele Sacerdoti. Lo Scoglio). A Portoferraio la comunità ebrea era in maggior parte sefardita cioè proveniente dalla Spagna e dal Portogallo. Godeva ancora dei privilegi economici derivati dalle leggi livornine introdotte da Ferdinando I de’ Medici nel 1591. Con il governatore Alessandro del Nero ,nei primi anni del settecento, aveva ottenuto la possibilità di vivere nel ghetto. Era situato in via degli Ebrei oggi Elbano Gasperi.

 

via elbano gasperi

 

La sua era una presenza di minoranza religiosa tollerata ma soggetta a controlli con un regolamento che regolava in rapporti tra le due comunità religiose.
A questo riguardo la politica religiosa del granducato aveva istituito in Firenze la Casa dei Catecumeni deputata a ospitare e istruire gli “infedeli” che desideravano convertirsi al cattolicesimo.
Il passaggio dall’ebraismo al cattolicesimo era istituzionalmente possibile ma era una questione delicata e complessa dove autorità ecclesiastiche cattoliche intervenivano insieme a quelle civili dialogando con quelle ebraiche in modo particolare con la figura del massaro.
Il massaro era il responsabile amministrativo della comunità ebraica che gestiva rapporti con le autorità della piazzaforte nonché tasse e permessi e la disciplina interna del ghetto.

 

In ogni conversione, come nel caso specifico della giovine ebrea di Portoferraio , era importante valutare che essa fosse sincera e non ”forzata” od “opportunistica” per ottenere o raggiungere determinati scòpi. Era anche importante avere il consenso dei parenti della catecumena: il diniego di questi avrebbe potuto cagionare disturbo.

 

Marcello Camici

 

Foto di copertina - Carta 54. Filza “Lettere di magistrati e tribunali dal 1730 al 1770. Archivio storico comune Portoferraio.

Foto 2 - Portoferraio. Via Elbano Gasperi.

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Ultima modifica il Giovedì, 10 Settembre 2026 10:32