Nel 1762 a Portoferraio e in tutto il granducato di Toscana vige il bollo sulle carte da gioco.
Il bollo sulle carte da gioco fu una tassa di consumo applicata ai mazzi di carte, gestita tramite appalto fiscale. Il Granducato di Toscana adottò il sistema dell’obbligo di bollare ogni mazzo di carte da gioco presso il Governo, affidando la gestione a appaltatori privati tramite contratti pluriennali. Il bollo serviva sia a riscuotere la tassa, sia a controllare la produzione e la qualità delle carte. Il sistema rimase in vigore fino all’avvento del Regno d’Italia. E’ una imposta da pagare, una tassa indiretta applicata tramite un timbro ufficiale su carte da gioco (mazzi di carte).
Il sistema toscano prevedeva che lo stato concedesse in appalto la gestione del bollo delle carte, l’appaltatore avesse monopolio sulla bollatura, la sua firma fosse obbligatoria su ogni mazzo di carte venduto legalmente, l’appaltatore versasse allo stato una somma pattuita e trattenesse una parte dei proventi. Infine l’appaltatore poteva nominare subappaltatori sequestrare carte non bollate denunciandone i possessori.
Tutto ciò accade poiché le carte da gioco erano considerate un bene “sensibile”, come oggi alcool o tabacco. Il bollo permetteva anche di limitare il consumo (aumentando il prezzo), di controllare la diffusione del gioco, di generare entrate fiscali significative.
Nel dicembre del 1762 arriva all’Auditore (giudice) di Portoferraio lettera informativa in stampa da Firenze scritta dal luogotenente fiscale Ippolito Scaramucci. Annuncia che la privativa statale della bollatura delle carte da gioco è stata confermata a Domenico Aldini per ulteriore anni nove fino al 1781 a partire da gennaio 1763. Allega il rinnovo del bando all’Aldini dell’appaltativa affinché l’Auditore di Portoferraio lo pubblichi nella sua giurisdizione dando gli opportuni ordini in modo tale che il detto Aldini possa godere della privativa statale a lui concessa.
“Signor Auditore di Portoferraio
Essendo stato confermato al Signor Domenico Aldini l’appalto delle bollo delle carte da giocare per tutti i luoghi, città terre e castelli dello stato e dominio fiorentino ,e ciò per il tempo di anni nove da principiare nel dì primo gennaio prossimo futuro 1763 ,e terminare come segue, conforme Vostra Signoria potrà riconoscerlo dalla ingiunta rinnovazione di bando, che gli viene da me trasmesso, per essere pubblicato nelle solite forme e luoghi di codesta sua giurisdizione ,la prego di dare gl’ordini opportuni affinché detto Signor Aldini possa liberamente godere la privativa statale concessa, dandomi riscontro d’avere eseguito ; E nostro Signore la feliciti
Di Vostra Eccellenza
Firenze 11 dicembre 1762
Affezionatissimo per servirla
Ippolito Scaramucci Luogo Tenente Fiscale”
(Carta senza numero di pagina. Filza “Lettere magistrali dal 1743 al 1772“. Archivio storico comune Portoferraio)
Il documento sopra trascritto è molto interessante perché non solo attestazione che l’appalto del bollo sulle carte da giocare era esteso su tutto il territorio granducale compreso quello periferico di Portoferraio ma anche perché la concessione statale dell’appalto del bollo delle carte a Domenico Aldini per ulteriori nove anni fino al 1781, fu l’ultima emessa dallo stato granducale toscano.
Allo scadere del contratto dell’appalto del bollo delle carte da gioco, cioè il primo gennaio 1781, entrò in vigore un nuovo sistema per cui l’appaltativa privata fu soppressa e tutta la procedura della tassazione e controllo sulle carte da gioco passò sotto la diretta supervisione dell’Amministrazione Generale. Lo si viene a sapere da ricerca archivistica di Franco Pratesi. (https://www.naibi.net/A/BOLLO1781.pdf https://www.naibi.net/A/ALDINI.pdf)
Era infatti accaduto che Domenico Aldini, concessionario della privativa sul bollo della carte da gioco rinnovata nel 1762 è, dopo qualche anno, nel 1766, sottoposto ad inchiesta in seguito a lettera anonima, inchiesta che condurrà nel 1781 alla riforma del bollo sulle carte da gioco in tutto il granducato toscano. Il sistema rimase poi in piedi fino al Regno d’Italia dove nel 1862 fu uniformato.
Marcello Camici
Nella foto - Carta senza numero di pagina. Filza “Lettere magistrali dal 1743 al 1772“. Archivio storico comune Portoferraio.