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Portoferraio 1746. Contrabbando e frodi. Ordini per visite e perquisizioni nelle case e nei magazzini dei mercanti - Parte 1

Scritto da  Marcello Camici Giovedì, 22 Ottobre 2026 11:14

Contrabbando e frode sono presenti a Portoferraio nel settecento.

Costituiscono aspetti non conosciuti della storia locale della città di Cosimo usciti fuori dalla lettura di carte di archivio. Sono episodi sorti in seguito alla evoluzione del traffico marittimo commerciale della darsena e al cambiamento geopolitico del porto.
Fondata nella seconda metà dei cinquecento Portoferraio diventa porto importante per il riparo delle navi dalle incursioni barbaresche. Il suo arsenale navale, diviene luogo per la costruzione di galee della marina granducale da guerra e commerciale della dinastia dei Medici.
Viene scelta da Cosimo I come sede dell’ordine del cavalieri di Santo Stefano dove si formano i cavalieri e dove, nella darsena, stanno alla fonda le galeazze “stefaniane” dell’ordine dei cavalieri di Stefano.
Nel seicento Portoferraio è elevata a rango di citta.
Nel settecento con il dominio della dinastia asburgo-lorenese succeduta nel 1737 a quella medicea, la flotta granducale toscana era una struttura residuale ridotta a funzioni di polizia marittima, difesa costiera e servizio logistico, non più una vera marina da guerra come nel cinquecento mediceo.
Nel 1737 si assiste alla fine della politica mediterranea medicea con l’avvento degli asburgo lorena. Con il nuovo “Real Padrone” le priorità della politica divengono economiche: riforme interne, agricoltura, infrastrutture.

 

La flotta navale da guerra del granducato soffre non solo per le nuove priorità politiche sopra accennate ma anche per i costi elevati da sostenere nella costruzione delle galee e delle navi armate. Si aggiunge inoltre che la protezione austriaca concessa al granducato toscano consente poter ridurre le spese militari: la neutralità diviene caratteristica della politica estera granducale.
I consolati del mare del porto di Portoferraio dimostrano tutta questa evoluzione.
Nel settecento la politica navale granducale è dunque improntata a razionalizzazione dei costi, difesa costiera statica e supporto del commercio nei porti strategici: Livorno e Portoferraio.
Non a caso a partire dal settecento a Portoferraio sono presenti rappresentanti di varie nazioni estere e stati italiani, chiamati viceconsoli, a cui gli armatori e i capitani di bastimenti battenti bandiera dello stato rappresentato dal viceconsole che sono in transito nella rada o alla fonda nella darsena possono rivolgersi per tutte le questioni relative ad una nave mercantile che si trova a transitare in un porto straniero.
Il porto di Portoferraio e il tessuto urbanistico che lo circonda vivono questa situazione essendo diventati territorio confine di stato.
In questa situazione geopolitica settecentesca la città di Cosimo si trova ad essere luogo dove contrabbando e frode si diffondono oltre misura sulle merci sottoposte a gabella e dazio.
Contrabbando e frode: una situazione sconosciuta nelle cronache della storia locale feraiese ma testimoniata, come sopra accennato, da tutta una serie di documenti conservati nell’archivio storico del comune di Portoferraio.

 

Si comincia nel 1746, appena sette anni dopo che gli Asburgo Lorena sono succeduti ai medici nel dominio granducale toscano. “Di nostra udienza” in Firenze il 13 gennaio 1746 i Provveditori e Maestri della gabella del sale scrivono una lettera informativa in stampa.
Tale lettera informativa, Gaetano Antinori, funzionario di alto rango del Consiglio di Reggenza lorenese, invia il 13 marzo dello stesso anno al Commissario di Portoferraio affinché quanto ivi scritto riguardante ordini sulle perquisizioni e visite espletate dall’Appalto Generale nelle case e magazzini di mercanti, “si esegua quando non vi sia contrasto alle leggi, privilegi e consuetudini particolari”.

 

Di seguito la trascrizione del documento di archivio (lettera informativa in stampa dei Provveditori e Maestri della gabella del sale):

“Molto Magnifico Signore Commissario
di Portoferraio

Il Consiglio di Finanze in esecuzione dei Sovrani Comandi di SUA CESAREA MAESTA’ ha ordinato con su Rescritto di 31 dicembre prossimo passato copia autentica del quale si conserva nella filza quinta di negozi della nostra cancelleria al numero 68 che nelle cause e negli affari riguardanti l’Appalto Generale rispetto alle visite e perquisizioni da farsi nelle case e nei magazzini dei mercanti, osti ed altre persone di commercio, l’Appaltatore Generale e i suoi ministri che continueranno a richiedere la licenza del giudice sian dispensati dal dover indicare la casa e dal rendere conto delle ragioni di tale visite in caso ne fossero richiesti. Rispetto alle case poi di quelli che non fanno commercio di sorta alcuna ha dispensato l’ Appaltatore Generale e suoi ministri dall’obbligo di indicare la case suddette e di rendere conto degli indizi dichiarando per altro che se i giudici respettivi del luogo medesimo o dei luoghi più vicini o le presone da essi delegate e in mancanza loro i Principali degl’istessi luoghi richiestine dall’Appaltator Generale ricuseranno di assistervi sia permesso allora all’Appaltatore e ministri suddetti di procedere alle visite e perquisizioni purché tanto per le case commercianti quanto per le altre vi assista sempre uno dei ministri dell’Appaltatore perché attentamente invigili e provvegga che dalle guardie non si commetta vessazioni o disordine di sorta alcuna.
Vedete dunque di dare piena esecuzione ai suddetti ordini e di avvisarci di aver ricevuta questa nostra e Dio vi feliciti

Firenze di nostra udienza 13 gennaio 1746
I provveditori e maestri della gabella del sale

Si esegua quando non vi sia contrasto alle leggi e privilegi e consuetudini particolari
Gaetano Antinori 13 marzo 1746”

(Carta senza numero di pagina. Filza “Lettere magistrali dal 1743 al 1772“. Archivio storico comune Portoferraio) - Foto di copertina

 

Nel 1746 il Consiglio di Finanze del Granducato di Toscana era un organo centrale dell’amministrazione lorenese, istituito nel 1739 insieme alla Segreteria di Finanze dal motuproprio granducale del 25 aprile 1739. Sua Maestà Cesarea è Francesco Stefano di Lorena il quale è andato a vivere a Vienna ed ha lasciato in Firenze ad amministrare tutto il territorio granducale il Consiglio di Reggenza.

 

Con la gabella (tassa) del sale lo stato granducale toscano gestiva il monopolio del sale, la distribuzione alle comunità, la riscossione e la giurisdizione civile e criminale in materia. Contrariamente a molte altre gabelle, la gestione della gabella del sale non era data in appalto a privati ma era pienamente statale.

 

Per questo in Firenze esistevano i “Maestri del sale“ che erano i funzionari responsabili della gestione quotidiana della gabella del sale curandone la contabilità, sovrintendendo alla distribuzione del sale alle comunità esercitando la giurisdizione civile e criminale in materia.
I “Provveditori del sale” erano figura superiore ai maestri con funzione di supervisione generale del monopolio, controllo dei conti, applicazione delle norme fiscali.
La lettera in stampa sopra citata ,scritta e firmata dai Provveditori e Maestri della gabella del sale, a Firenze è inviata da Gaetano Antinori al commissario di Portoferraio in quanto la città è sotto il dominio asburgo-lorenese con le sue saline e del sistema dell’Appalto Generale vigente nello stato granducale. L’Appalto Generale era l’affidamento a privati (compagnie, famiglie mercantili, banchieri) della gestione di un’intera entrata fiscale o di un complesso di gabelle: un contratto di finanza pubblica pluriennale dove lo Stato concedeva a un appaltatore(chiamato Appaltatore Generale) la riscossione di una gabella o di un monopolio, ricevendo in cambio una somma fissa garantita (anticipata o annuale), oppure un canone stabilito, lasciando all’appaltatore il profitto eccedente.
L’Appaltatore Generale deve gestire la riscossione delle entrate e controllare che non vi sia contrabbando e frode.
L’Appaltatore Generale e suoi ministri espletavano il lavoro con controlli attuati da esecutori i quali, accompagnati da guardie, facevano visite e perquisizioni di negozi, magazzini, case, osti ed “altre persone di commercio” riguardanti gli affari dell’Appalto Generale, controlli attuati per contrastare contrabbando e frodi .
Nella lettera in stampa sopra citata di questo si parla.

 

I Provveditori e Maestri della gabella del sale informano che in esecuzione dei sovrani comandi contenuti nel dispaccio di Sua Cesarea Maestà del 20 agosto 1746 il Real Consiglio di Finanze ha emanato Motuproprio pubblicato in stampa nel 1747 a Firenze nella Stamperia dell’Appalto Generale di Toscana al lato della Chiesa di Sant’Apollinare.
Questo Motuproprio del Real Consiglio di Finanze del 9 settembre 1746 è conservato nell’archivio storico di Portoferraio.

 

(Motuproprio del 9 settembre 1746 2(Motuproprio del 9 settembre 1746 3

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Non a caso la lettera in stampa dei Maestri e Provveditori del sale è spedita al commissario di Portoferraio. Gli ordini riguardanti visite e perquisizioni attuate dall’Appalto Generale sono indirizzati a bargelli (capi delle guardie), famigli (personale di servizio armato), guardie e guardiole tutti funzionari dipendenti del commissario che accompagnano i ministri dell’Appalto Generale durante visite e perquisizioni per evitare contrabbando e frodi .Anche questi ordini sono conservati nell’archivio storico del comune di Portoferraio. Una prima parte contiene ordini per gli esecutori che devon fare perquisizioni e visite a case, magazzini e persone di commercio ,una seconda parte contiene ordini per visite e perquisizioni da farsi in case di quelli che non fanno commercio.

 

ordini 4ordini 5

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Tutto questo accade perché Portoferraio ,come sopra ricordato, è sede di saline granducali importanti, dove il sale è prodotto in situazione di monopolio statale e dove operano i Canovieri del sale, funzionari locali incaricati della distribuzione e della riscossione della tassa gabella del sale.
Ma Portoferraio è interessata da questi ordini e provvedimenti in quanto l’Appalto Generale opera A) nella dogana feraiese che controlla il traffico delle merci nel porto, applica dazi in entrate ed uscita nel porto e nella porta di terra e di mare, B) nel monopolio del tabacco, C) nel monopolio del bollo delle carte da gioco, D) nella privativa del lotto e della polvere da sparo, E) negli appalti dei macelli pubblici.

 

Marcello Camici

 

Foto di copertina - Lettera informativa in stampa dei provveditori e maestri del sale 13 gennaio 1746. Carta senza numero di pagina. Filza “Lettere magistrali dal 1743 al 1772 “. Archivio storico comune Portoferraio.

Foto 2 e 3 - Motuproprio del 9 settembre 1746. (Fronte/retro) Carta senza numero di pagina. Filza “Lettere magistrali dal 1743 al 1772“. Archivio storico comune Portoferraio.

Foto 4 e 5 - Carta senza numero di pagina. (Fronte/retro) Filza “Lettere magistrali dal 1730 al 1770“. Archivio storico comune Portoferraio.

 

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Ultima modifica il Giovedì, 22 Ottobre 2026 11:28