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Jonathan Livingston e il Comunello - storia pomontinca

Scritto da  Pressure Group “Jonathan Livingston the Seagull” Giovedì, 24 Giugno 2021 08:18

Erano i giorni del solstizio d’estate del 1814 quando N., ordinò al Battaglione franco di Marciana di andare a sorvegliare le disabitate coste di Pomonte. Così fecero e edificarono, così si dice, oltre il fosso, davanti allo scoglio dell’Ogliera, un piccolo presidio: il Quartiere. Poi lentamente le coste di Pomonte si popolarono; in prevalenza a solana, ma una chiesetta ed alcune case vennero edificate anche oltre il fosso: ad ombria.
Ed arriviamo così alla fine dell’Ottocento quando le terre di Campo formarono il loro Comune e il confine con quello di Marciana venne fissato al fosso. Pomonte divenne la Gorizia dell’Elba. La piccola porzione a ombria divenne il Comunello, amministrato da Campo, quella a solane rimase a Marciana. Poi arrivò il primo gabbiano. Fu festa fra i ragazzi. Erano i tempi di Jonathan Livingston the seagull, oggi nel Comunello rimangono tre residenti, la chiesetta, una ventina di seconde case (più o meno 25 mila euro anno di Imu) e un grande parcheggio asfaltato per 18 posti macchina a 2 euro l’ora dalle 8 alle 24, dal 1 giugno al 30 settembre (attorno a 20 mila euro a stagione). Il parcheggio venne fatto una trentina di anni fa stendendo un manto di asfalto sopra le ghiaie della “Ricciaia”, la spiaggia dove si andava a fare colazioni raccogliendo ricci e patelle, portando pane e vino da casa.
Oggi i ricci non ci sono più. I discendenti di Jonathan di quanto in quanto scendono a terra per festeggiare il buon cuore di qualcuno che ha lasciato, tutto per loro, un bel sacchetto pieno di bucce di popone, ritagli di carne, pomodori marci, bottigliette di plastica, yoguth scaduti, ed altre leccornie del tipo.
Fra le ghiaie emergono, qua e là, masserelle nere che sembrano ricci, ma sono di asfalto; tanti pezzi di asfalto, con qualche screzio blu, che il mare ha strappato dal parcheggio, proprio là, vicino ad un gozzino di plastica abbandonato da anni. Tre transenne indicano il luogo. Il mare sta lentamente sgretolando i pezzi di asfalto ed il gozzino, e così tanti pezzetti di microplastiche e di micromasserelle di idrocarburi pesanti, finiscono nello stomaco di qualche sarago che prima o poi pescheremo e mangeremo.
Poco oltre, lungo la staccionata del parcheggio, eretta sul muro che sovrasta ciò che resta della Ricciaia, il mare ha portato via qualche pezzo di corrimano, per la gioia dei pargoli che amano sporgersi da quel muro per vedere più da vicino il mare, e di quei burloni che mettono in posa la loro compagna/o per fare una foto con i monti della Corsica alle spalle, e con il classico: ”...fai un passo in dietro cara/o...ancora uno...” cercano di fare uno scherzetto.
Concludendo: fra Imu, Tari maggiorata, parcheggio “leggermente” esoso, il Comunello fornisce alle casse del Comune attorno a 50-60 mila euro all’anno. Non sarebbe male che almeno il 10% fosse investito per migliorare il suo decoro, sicurezza e dignità, non tanto per quei “tre gatti“ di residenti, ma per le centinaia di ospiti delle seconde case e per le migliaia di ospiti itineranti che- sfidando ingorghi del traffico modello croce uncinata e arrampicandosi su di un irto ponte a schiena d’asino dietro il quale a sorpresa ti appare il Comunello - frequentano la famosa Spiaggia del Relitto e diffondono giudizi “esperenziali” non proprio edificanti. Vano è piangere sul latte versato e, fuor di metafora, sulle ghiaie asfaltate e sul ponte d’asino, ma forse sono maturi i tempi per piccoli interventi di riqualificazione ambientale e di regolamentazione della circolazione, e per sognare una pianificazione sostenibile della mobilità lungo mare con lungimiranti interventi normativi e strutturali. Non è mai troppo tardi per sognare!

 

Pressure Group “Jonathan Livingston the Seagull”

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