Saurone Giusti disponeva di una voce tonante, armonicamente commisurata alla sua imponente stazza fisica. Un giorno rispondendo a qualche punzecchiatura di chi faceva ironia sui "cavalli di razza" della politica locale (tra i quali, ovviamente, alludendo lo si comprendeva), criticando il suo lungo permanere nelle istituzioni e in politica, "zittò" tutti facendolo esplodere, quel vocione.
"E' vero - disse - sono anziano e sì, per come la vedete, sono un cavallo di razza, ma nella mia lunga vita passata a occuparmi di politica ho avuto modo di vedere nascere tanti "puledrini"... purtroppo però parecchi, crescendo, s'è scoperto che erano puledri, sì, ma di somaro!"
Ieri questo antico episodio mi è tornato in mente mentre stavamo componendo un faticoso numero di Elbareport incentrato sul bolleggiume politico-amministrativo ferajese.
E orbene mi son trovato a riflettere (a noi quasi ottuagenari capita) sul mio saltabeccante "impegno sociale".
Dal ragazzo "rosso" coi pantaloni corti, alla lunga navigazione nel PCI, alla parentesi in consiglio comunale, al temporaneo servizio in Biscotteria e in Comunità Montana, fino (tralasciando molto ancora) ai 50 anni e passa da giornalista prima part-time e da più di un quarto di secolo a tempo pieno.
Ed ho pensato che comunque per tutta la vita senziente mi sono interessato, più o meno direttamente, dell'azione di governo di tutte le compagini che si sono succedute alla guida di Cosmopoli in 60 anni e oltre.
Mi si deve annoverare tra i cavalli di razza?
Troppo onore, facciamo una via di mezzo, tra destriero e ciuco, facciamo che mi si attaglia più la figura del mulo che tira la carretta - anche per conto e per la gloria di terzi - non galoppa glorioso, ma non molla, continua testardamente a tirare.
E dunque da "mulo di razza" ho osservato il succedersi di cavalli più o meno scattanti, più o meno bolsi.
E non il parere, bensì la diagnosi, del mulo (che non lo pigli pel culo) è la seguente:
Mai vista a rappresentare Portoferraio una scuderia così sganasciata, mediamente incolta, inadeguata al governo, acquiescente alla arroganza padronale.
Ora, cme direbbe il bimbo della fiaba: "Il re è nudo".
sergio