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Maurizio Guccione: un'Isola che ha smarrito il senso del limite

Scritto da  Maurizio Guccione Sabato, 01 Agosto 2026 09:39

Le trasformazioni sociali ed economiche non contemplano zone franche. La corsa ad accaparrarsi un dehor per trasformare un marciapiede in pochi metri quadri di puro profitto, non risparmiano né Firenze (o Lucca, ehm...) nè Marciana Marina: la logica è la stessa. E non c'è memoria, storica, individuale o collettiva, a frenare l'omologazione. Alla faccia di chi parla di identità o di "purezza" in termini palesemente fascistoidi e propagandistici.

 

Ecco che pure l'Isola d'Elba (e non da oggi) si trasforma in un luogo che dispensa cibo, bevande, balocchi; dove i prezzi sono alti e rimangono alti per chi continua a viverci, non solo per l'ansioso che parcheggia il suo "Ferrari" in piazza della Vittoria e, comprensibilmente guardingo, apre e chiude l'auto diverse volte, ne osserva il perfetto allineamento alle strisce blu, si guarda intorno e poi se ne va, fiero e tronfio. No, rimangono alti per la gente che vive della pensione, dello stipendio semplice. È la trasformazione di un luogo e di un tessuto, la proiezione di un sistema globale che schiaccia gli ultimi e li relega ad appendice di un lembo di terra che ormai ha la funzione di emungere profitto. I cui abitanti ne sono in maggior parte osservatori e non complici, anzi, in certi casi, ne denunciano la stortura a chi, sordo, rimane immobile. Non c'entra niente il turismo come volano economico: c'entra aver perso il senso del limite, aver sdoganato e fatto proprio un sistema che guarda al qui e all'adesso e per il dopodomani si vedrà: soppalcheremo per avere più turisti, più merce da vendere, più cose pacchiane, effimere, irrilevanti per la storia di un luogo bello, bellissimo e sempre più fragile e di passaggio? Come un tram, un monopattino, appunto, da usare e lasciare quando non serve più. Pazienza se i servizi sono insufficienti, se le chance rispetto alla possibilità di accedere alle cure siano in balia delle onde, del vento, della disponibilità; peccato che la continuità territoriale sia concepita come una scocciatura, una concessione a questi rompipalle di isolani(e isolati) che pretendono di andare a farsi una visita a Pisa, a Livorno, a Firenze. È il mercato, bellezza.

 

Venire in vacanza a Marciana Marina, è stato bello; mi ha consentito, per esempio, di conoscere Umberto Mazzantini la cui ultima raccolta di storie di persone e di vita, non rappresenta soltanto un tributo alla memoria storica, ma si pone come pietra di paragone tra un passato che nessuno pretende che ritorni e un futuro, però, che rischia di bruciare ogni singola prova a testimonianza di un luogo che, come la mia città di provenienza, si trasforma in un contenitore di odori di sugo alle dieci del mattino, di anonimi taglieri a qualsiasi ora del giorno, senza sapere che una volta, almeno, quello che mangiavi aveva un costo eticamente corretto: veniva servito con gioia, non insufflato. Mentre oggi, diciamolo pure, sembra tutto, troppo uguale, anonimo e disgustosamente caro. Ed è il frutto di un'ingordigia di cui, il singolo esercizio che offre i propri prodotti, ne è vittima, anche se furbetta, talvolta. Anelli di una catena troppo robusta, troppo salda, troppo lunga ma che un po' tutti dovremmo contribuire a spezzare. Se davvero teniamo a una vita che non sia soltanto mera sopravvivenza.

 

E qui mi fermo perché il rosso accecante del "Ferrarino" si staglia e fa contrasto al bellissimo borgo del Cotone: fa proprio contrasto, in tutti i sensi, ma sappiamo che un giorno l'auto diventerà vecchia mentre il Cotone continuerà ad agitare il suo fascino, la sua storia densa di dignità che ricorderemo insieme a "Fagiolo", il barbiere anarco-juventino e ai tanti uomini e donne di quel luogo. È a quella umanità che dovremmo guardare, che non si vende né si compra.

 

Maurizio Guccione

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Ultima modifica il Sabato, 01 Agosto 2026 09:40

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