Il potere è un sistema di educazione che ci divide in soggiogati e soggiogatori. Ma attento. Uno stesso sistema educativo che ci forma tutti, dalle cosiddette classi dirigenti, giù fino ai poveri. Ecco perché tutti vogliono le stesse cose e si comportano nello stesso modo. Se ho tra le mani un consiglio di amministrazione o una manovra di Borsa uso quella. Altrimenti una spranga. E quando uso una spranga faccio la mia violenza per ottenere ciò che voglio. Perché lo voglio? Perché mi hanno detto che è una virtù volerlo. Io esercito il mio diritto-virtù. Sono assassino e sono buono.
Pier Paolo Pasolini intervistato dal Corriere della Sera da Furio Colombo, poche ore prima di essere assassinato a Ostia.
Nel corso dell’intervista il poeta e scrittore friulano mostra tutto il suo disagio interiore per una società e una cultura sociale al limite dell’incomprensibilità, dove il potere sovrasta ogni logica e si impossessa delle coscienze attraverso anche i media dell’epoca, in particolare della televisione che per il poeta appiattiva e anestetizzava le coscienze. Dice ancora in quella occasione: (…) Per voi una cosa accade quando è cronaca, bella, fatta, impaginata, tagliata e intitolata. Ma cosa c’è sotto? Qui manca il chirurgo che ha il coraggio di esaminare il tessuto e di dire: signori, questo è cancro, non è un fatterello benigno. Cos’è il cancro? È una cosa che cambia tutte le cellule, che le fa crescere tutte in modo pazzesco, fuori da qualsiasi logica precedente. È un nostalgico il malato che sogna la salute che aveva prima, anche se prima era uno stupido e un disgraziato? Prima del cancro, dico. Ecco prima di tutto bisognerà fare non so quale sforzo per avere la stessa immagine. Io ascolto i politici con le loro formulette, tutti i politici e divento pazzo. Non sanno di che Paese stanno parlando, sono lontani come la Luna. E i letterati. E i sociologi. E gli esperti di tutti i generi. (…)
Non si possono mai avvicinare troppo periodi storici, situazioni sociali e personaggi molto diversi tra di loro per trovare qualche affinità, perché in questo caso non ce ne sono, almeno all’apparenza. Difficile stabilire che possano esserci convergenze tra il grido disperato di un uomo come Pasolini, che era una persona estremamente colta e di grande sensibilità e un giornalista guascone, figlio di quel capitalismo malato che lo vede entrare nel mondo dei potenti, almeno a livello comunicativo, come Fabrizio Corona. Anzi, egli passa proprio attraverso quelle porte mediatiche che erano terreno di caccia del ‘berlusconismo lelemoriano’ che poi lui cannibalizza e fa proprio, sviluppandolo lungo una vita di eccessi, di violenze e di perversioni, anche se erano forse più di chi lui coinvolgeva piuttosto che relative a sé stesso.
Di sicuro dietro e negli ultimi anni anche davanti (basti pensare al cinematografico Salò o all’incompiuto romanzo Petrolio) il Pasolini delicato e gentile che vediamo ancora in mille ‘frames’ delle sue innumerevoli interviste faceva il paio con quello di una ‘Vita Violenta’ o dei ‘Ragazzi di Vita’, passando ancora per l’inarrivabile protagonista di ‘Accattone’. Fotografava anche lui, mi si perdoni il bisticcio voluto, un’epoca nella sua verità e nella sua inevitabile volgarità. Lo faceva per soldi, come ora vediamo invece nelle cronache? Di sicuro no. Ma aveva un suo pubblico che lo seguiva e che continuava ad aumentare malgrado le continue censure (anche qui è voluto) sia cinematografiche sia letterarie, tutte o quasi con esiti giudiziari a lui favorevoli, ma che in ogni caso davano il senso di una poetica estrema e senza limiti auto censori o moralistici. Lo disse che lui era attaccato soprattutto dai moralisti.
Invece quello che accade, oggi in queste ore, nella nostra moderna e consolidata repubblica liberale è solo una cosa: il silenzio. Nessuna testata giornalistica televisiva per ora parla più della vicenda, forse per autotutelarsi, forse per altro: non lo possiamo sapere. Un concorde e magari anche suggerito dal gruppo editoriale interessato silenzio sovrasta decine di redazioni e centinaia di ‘prodi inviati’ dell’informazione. Resta solo la Rete internet a pubblicare la sconvolgente notizia che un Gruppo Editoriale potentissimo ha perfino scomodato la DDA per bloccare il blog in un singolo personaggio. Indecente. Continuerò a scriverlo fino a che magari anche a me Meta dirà ci dispiace i nostri parametri non possono comprendere le Tue argomentazioni e un algoritmo mi escluderà da quel social dove ho oltre dieci pagine. Non conta più Corona non conta più Signorini conta forse la Bibbia? Che sia davvero Davide contro Golia? Non esageriamo e siamo sinceri: non spezzeremmo una lancia in favore di Corona se non fosse Corona, ossia se dopo anni di cronache gossippare e scandalistiche e di fatti criminali forse, criminogeni senza dubbio, il personaggio non avesse ammorbato giornali televisioni e poi la rete. Non è certo un esempio l'uomo, il personaggio e la sua 'life philosophy' che può indurci a spezzarla. Neppure il nostro personale garantismo, liberale e libertario, può portarci a condividere la riesumazione degli ‘editti bulgari’ di berlusconiana memoria che lui stesso rievoca fuori dal tribunale. Forse non c'entra più nulla né lui né Mediaset in questo nostro disagio, perché la verità potrebbe averla scritta cinquant'anni fa il grande Poeta friuliano, volendo titolare l’intervista: 'siamo tutti in pericolo'.
Jacopo Bononi
Presidente Premio Letterario La tore Isola d’Elba