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Il superiore interesse del minore: quando le decisioni fanno discutere

Scritto da  Guido Retali Giovedì, 12 Febbraio 2026 10:47

Le tenere immagini della neo campionessa olimpica Francesca Lollobrigida, che risponde alla stampa con il bimbo di tre anni in braccio che la chiama “mamma” e che disturba - diciamo così - l'intervista, ci ripropongono il dramma di chi è strappato a genitori che non fanno violenza fisica ai figli ma che hanno una idea diversa da tanti, su come educarli.

 

La “casa nel bosco” è solo un caso perché da tanti anni c'è da indignarsi periodicamente per un dramma umano enorme, immenso: i figli portati via da chi li tiene con amore. Perché? Varie sono le motivazioni, che è difficile condividere.

 

Ricordo molti anni una famiglia che si chiamava Giubergia cui fu sottratto un figlio, che volevano adottare, che era ormai inserito in una famiglia che lo amava: un grande dolore certo, che non poteva non colpire. Quanti altri casi Giubergia da allora! Le leggi in materia di minori dicono: fare tutto “nel superiore interesse del minore”. Quante sono gli italiani e tanti che vivono nel nostro paese, che sono convinti che “il superiore interesse del minore” non sia stato per niente perseguito, nel caso di cui parlo ma anche in tanti altri? Tanti, tantissimi.

 

Un anno fa, c'è stato un caso a Varese di bimbo tolto ad una coppia che lo aveva tenuto dall'età di un mese per quattro di seguito e che voleva adottarlo. Nel giro di due giorni, quel bimbo è stato tolto a quella coppia, gli hanno fatto conoscere dei “nuovi genitori” e gliel'hanno dato (ripeto: solo due giorni per conoscersi e poi “il prelievo”). Non possiamo capire. Senza tanti complimenti, con divieto di contatti tra le due coppie imposto dal giudice. Un trauma, sicuramente per quel bimbo che – mi immagino- ha certamente subito un trauma violento. Chissà, se si riprenderà.

 

Qualcuno può eccepire: ma la decisione è del giudice che applica la legge. E lui si basa su relazioni di assistenti sociali Tutto vero ma in questo campo c'è una discrezionalità (cd. “discrezionalità tecnica”), una valutazione che può essere quella ma anche quell'altra. E ce n'è anche una terza, metterlo in una casa famiglia e farci stare a lungo, i genitori. No, no, ci mancherebbe altro, nemmeno il pranzo di Natale insieme. E' difficile capire. Sia chiaro, anche io dissento su come i genitori della “casa del bosco” educavano figli. Ma non siamo in una dittatura che impone un modello assoluto. E non credo che, nelle case protette, ci siano qualcosa che assomiglia agli abbracci dei genitori.

 

Guido Retali

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Ultima modifica il Giovedì, 12 Febbraio 2026 12:11