L'altro giorno mi soffermo su questa immagine, vista chissà quante volte, e comincio a ragionare sul fatto che dietro a quelle quattro parole, si nasconda in realtà un concetto molto più ampio.
Di per sé la frase è semplice, chiara, perentoria: da lì non devi uscire, non lo devi fare per nessun motivo, non ti passi nemmeno davanti all'ingresso dell'anticamera del cervello l'idea di fare una manovra di uscita da quella strada.
Non hai scuse, il cartello è ben visibile, grosso e rosso, non puoi non vederlo. Chi lo ha messo lì ha voluto, giustamente, annientare ogni possibilità di giustificazione: "non lo avevo visto, era un po' nascosto", "non ci avevo fatto caso...", "non si capisce", etc etc.
Ma la cosa che ha colpito veramente la mia attenzione è l'uso dell'aggettivo "assoluto" che, unito al sostantivo divieto, lo vuole rafforzare, facendolo diventare "più divieto" di un divieto normale: come ce ne fosse uno amichevole ed elastico e uno più severo e rigoroso, uno amatoriale e uno professionale. Sì, d’accordo: ci sono divieti derogabili e altri no, ma chi ha il potere di godere di un’eccezione di solito lo sa e agisce di conseguenza.
Poi ho pensato che siamo in Italia e spesso, purtroppo, accade che la parola "divieto" venga manipolata per adattarsi a tutta una serie di varianti che vanno dal "non si fa" al "ma vabbè, per questa volta...", passando per un "non si dovrebbe fare, ma...".
Questa strana creatività di plasmare un divieto, non so perché, si applica in particolar modo alle situazioni stradali: vedi allora mega SUV parcheggiati in mezzo alla strada davanti alle scuole di genitori che applicano il criterio del "ma tanto è un attimo" scendendo dal veicolo con una delicata e nobile nonchalance per accompagnare i figli in classe, oppure quelli che si vogliono concedere una pausa caffè e decidono di sostare direttamente davanti al bancone del bar, improvvisando un drive-through fai-da-te perché "oh, non si trovava posto". Infine non si può non citare l'automobilista che parcheggia sui posti riservati ai motocicli perché pensa "guarda bello questo posto tutto a righe, era l'ora che li facessero anche alla moda".
Quindi mi chiedo: in mezzo a questa varietà di divieti raggirati, male interpretati, ignorati del tutto o anche solo temporaneamente, hanno fatto bene ad aggiungere quell'aggettivo a quel cartello? Secondo me sì, assolutamente.
Francesco De Pietro