In questi giorni di svago mi è capitato di leggere alcuni articoli dedicati a questa comunità, insieme alle risposte e ai numerosi commenti che ne sono seguiti.
Tutto è partito da un articolo sui rumori prodotti dalle feste estive. Un testo che raccontava un disagio e poneva una domanda semplice: le autorità competenti effettuano controlli adeguati per verificare il rispetto di regole, orari e autorizzazioni?
Io l’ho letto.
Non vi ho trovato alcuna richiesta di vietare concerti, feste o manifestazioni. Nessun attacco ai giovani, al turismo o al divertimento. Nessuna proposta per trasformare l’Elba in un monastero.
Eppure, leggendo le risposte, mi sono chiesto se avessimo davvero letto tutti lo stesso articolo.
Una richiesta di verifica è stata trasformata in una dichiarazione di guerra contro l’estate elbana. Segnalare un disagio è diventato odiare il turismo. Porre una domanda è bastato per ricevere battute, insulti, lezioni e inviti ad andarsene.
Una straordinaria produzione di opinioni costruita senza la fatica preliminare di comprendere ciò che era stato scritto.
Il problema non è pensarla diversamente. Il confronto nasce proprio da opinioni differenti.
Il problema è inventare le intenzioni di chi scrive, costruire una posizione che non ha mai espresso e poi attaccarla con grande soddisfazione.
Approfondendo la questione, sono venuto a conoscenza delle numerose iniziative, osservazioni e proposte avanzate negli anni dall’autore per incentivare e migliorare Portoferraio e l’intera isola.
Sanità, cultura, servizi, patrimonio, turismo e valorizzazione del territorio.
Non l’intervento occasionale di qualcuno interessato soltanto a lamentarsi, quindi, ma il contributo costante di una persona che prova da tempo a stimolare il confronto e a proporre soluzioni per la propria comunità.
Tra molti di coloro che si sono precipitati a commentare con tanta arroganza, invece, non mi sembra di aver trovato lo stesso numero di idee, iniziative o contributi concreti per migliorare l’isola.
Potrebbero essermi sfuggiti.
Nei commenti che ho letto, tuttavia, abbondavano soprattutto sentenze, sarcasmo e aggressività. Materiale facile da produrre, che richiede poco impegno e non risolve assolutamente nulla.
È semplice spiegare agli altri come si dovrebbe difendere il turismo.
È più difficile presentare un progetto, affrontare un problema, assumersi una responsabilità o provare concretamente a cambiare qualcosa.
Ed è proprio qui che una comunità mostra ciò che è.
Una comunità non è un gruppo di persone che difende automaticamente qualsiasi cosa avvenga al proprio interno e attacca chiunque sollevi una criticità.
Quella non è appartenenza. È chiusura.
Una comunità adulta ascolta, valuta e cerca di capire. Non considera ogni osservazione un’offesa personale e non tratta chi pone una domanda come un nemico del territorio.
Soprattutto, prova ad agire insieme.
Agire insieme non significa essere tutti d’accordo. Significa confrontarsi senza deformare le parole degli altri, verificare i fatti e utilizzare anche le critiche per migliorare ciò che non funziona.
Una segnalazione può aiutare a organizzare meglio un evento. Un confronto serio può prevenire problemi e trovare un equilibrio tra esigenze differenti.
La vera partita non è tra chi vuole divertirsi e chi desidera il silenzio assoluto. Questa contrapposizione è stata inventata da chi aveva bisogno di costruirsi un avversario semplice da attaccare.
La vera partita è capire come realizzare iniziative capaci di generare turismo, economia e partecipazione, garantendo contemporaneamente una corretta gestione.
Una comunità competente deve essere capace di ottenere entrambe le cose.
n questa vicenda, invece, una parte particolarmente rumorosa di Portoferraio ha preferito reagire di pancia. Ha scambiato una domanda per un’offesa e una riflessione sul territorio per un attacco al divertimento.
Il risultato è una comunità che dice di voler crescere, ma deride chi propone.
Che dichiara di amare l’isola, ma attacca chi cerca da anni di migliorarla.
Che parla molto di partecipazione, ma sopporta soltanto le opinioni che non mettono nulla in discussione.
Il punto è questo: una richiesta di controlli è stata trasfromata in una gueurra contro il dviertimento, perché è più facile indignarsi che leggere, capire e provare ad agire isnsieme.
La domanda originaria, liberata da tutte le interpretazioni fantasiose, rimane semplice: ciò che era previsto è stato rispettato?
Una comunità matura verifica e risponde nel merito.
Una comunità fragile scredita chi pone la domanda, perché attaccare una persona è più facile che affrontare seriamente un argomento.
Io ho letto l’articolo.
Ho letto le risposte e i commenti.
Poi ho cercato di capire chi, nel tempo, avesse realmente provato a proporre qualcosa per migliorare l’isola e chi, invece, fosse comparso soltanto per distribuire sentenze.
E ho concluso che, in questa vicenda, il rumore più forte non proveniva dal palco.
Proveniva da chi aveva moltissimo da dire su qualcosa che, evidentemente, non aveva letto.
Il Passante