Come nasce un documentario? E soprattutto, come si racconta la storia del luogo in cui si vive? Da queste domande è partito il progetto che ha coinvolto le classi quinte A e B della Scuola Primaria di Capoliveri, dell'Istituto Comprensivo “G. Carducci” di Porto Azzurro, Capoliveri e Rio, con la regia di Fabio Punis e prodotto da Cosmomedia di Stefano Muti, nell’ambito del progetto “CIAK, S’IMPARA”, promosso dal Ministero della Cultura (MIC) e dal Ministero dell’Istruzione e del Merito (MIM).
Il risultato è “Capoliveri, un paese una storia”, il docufilm che verrà presentato lunedì 24 agosto alle ore 21 all'Open Air Museum Italo Bolano.
In questa storia gli alunni diventano piccoli reporter e imparano a conoscere il linguaggio del cinema: dalla progettazione delle interviste l'uso della macchina da presa, e la costruzione di una storia e l'importanza, forse più difficile di tutte, di saper ascoltare.
Il progetto porta i bambini a incontrare alcune persone che rappresentano, attraverso le proprie esperienze, pezzi importanti dell'identità di Capoliveri: l'artista Michelangelo Venturini, il minatore Filippo Boreali e il viticoltore Antonio Arrighi. Tre testimonianze diverse, tre percorsi di vita che diventano altrettante porte d'ingresso nella memoria del territorio.
Attraverso le loro parole riaffiorano storie, tradizioni e atmosfere di un paese profondamente cambiato nel tempo, ma ancora legato alle proprie radici. Si parla della leggenda dell'Innamorata, della Festa dell'Uva, della dura esperienza del lavoro in miniera e della storia della viticoltura, fino alla sua riscoperta e valorizzazione.
Sono proprio questi racconti a costruire il mosaico del documentario. I bambini non si limitano ad ascoltare la storia: imparano a cercarla nelle persone, nelle loro memorie e nei luoghi che appartengono alla vita quotidiana.
Ed è forse questo l'aspetto più significativo dell'esperienza. “Capoliveri, un paese una storia” non è soltanto un film dedicato a un paese dell'Elba, ma un vero percorso di educazione alla memoria. I giovani protagonisti scoprono che conoscere il passato significa comprendere meglio il presente e, allo stesso tempo, acquisire gli strumenti per immaginare il futuro.
Dietro la macchina da presa i bambini imparano anche che fare cinema non significa soltanto registrare immagini. Significa osservare, fare domande, ascoltare, scegliere e raccontare. E nel momento in cui raccolgono le storie degli altri, finiscono inevitabilmente per interrogarsi sulla propria storia e sul rapporto con la comunità nella quale stanno crescendo.
Ne nasce un incontro prezioso tra scuola, territorio e generazioni, nel quale gli anziani e gli adulti diventano depositari di una memoria che i più giovani hanno il compito di raccogliere e tramandare.
Un'esperienza che trasforma i bambini da semplici spettatori in autori e narratori del proprio territorio, dimostrando come il cinema possa diventare uno straordinario strumento educativo e culturale.
Il progetto è stato realizzato nell'ambito del bando “Cinema per la Scuola”, promosso dal Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM) e dal Ministero della Cultura (MIC).
Perché un paese non è fatto soltanto di case, strade e piazze. È fatto soprattutto delle storie delle persone che lo hanno vissuto. E affidarle alle nuove generazioni significa permettere a quella memoria di continuare a vivere.
“La Fondazione Italo Bolano è lieta di ospitare questo lavoro realizzato da giovanissimi elbani, per tutti – ha dichiarato Alessandra Ribaldone, Presidente della Fondazione – e spero che tanti giovanissimi, con le loro famiglie vengano a vederlo qui, in questo Giardino dell'Arte voluto da Italo Bolano, soprattutto per loro.
Presenterà il lavoro Barbara Bardazzi Formichini, esperta cinematografica.
L'ingresso è libero.
Comunichiamo che il Docufilm “Sognando Lo Rio” la cui proiezione prevista al Museo Bolano lo scorso lunedì è stata sospesa per tempo avverso, si svolgerà Lunedì 31 agosto alle ore 21.
Fondazione Italo Bolano