Stasera su Rai Uno alle 18.30 il prof. Don Giuseppe Fusari sarà ospite di ‘La Vita in Diretta’, ospite di Alberto Matano, che è lo storico talk show e rotocalco pomeridiano di Rai 1, in onda dal lunedì al venerdì a partire dalle 16:55. Il programma, che rappresenta uno dei pilastri del palinsesto della rete ammiraglia Rai, si sviluppa attraverso una formula collaudata: la prima parte della trasmissione è fortemente incentrata sui principali fatti del giorno, sui casi di cronaca nera e giudiziaria e sulle storie di stampo sociale che toccano da vicino l'opinione pubblica. Grazie a una fitta rete di inviati speciali ed esperti, il programma si collega in tempo reale con i luoghi in cui si sviluppano le notizie per fornire aggiornamenti live.
Nella parte finale, l'atmosfera si fa più leggera. Conduttore e ospiti si riuniscono attorno al celebre tavolo dello studio, trasferito dallo studio 3 allo studio 1 del Centro di produzione Raffaella Carrà di Roma, per commentare notizie di costume, televisione, gossip e spettacolo.
La figura di don Giuseppe Fusari, noto sacerdote e accademico bresciano, coniuga in modo unico una profonda vocazione spirituale a una solida e articolata preparazione accademica nel campo della storia dell'arte. La sua direzione del Museo Diocesano di Brescia ha rappresentato un vero e proprio modello di valorizzazione culturale. La solida preparazione culturale di don Giuseppe Fusari si struttura attraverso un percorso di studi multidisciplinare che intreccia la teologia alle discipline umanistiche e storico-artistiche: Compie il cammino seminariale classico con gli studi teologici, venendo ordinato presbitero per la diocesi di Brescia nel 1991. Affianca al ministero pastorale gli studi universitari, conseguendo la laurea in Lettere Moderne. Successivamente si specializza frequentando la Scuola di Specializzazione in Storia dell'Arte e ottiene un dottorato in Storia moderna. Diventa docente di Storia dell'Arte Italiana presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore (nella sede di Brescia). Svolge inoltre attività artistica in prima persona, realizzando vetrate, dipinti murali e opere su tavola per diverse chiese del territorio.
Don Fusari ha legato a lungo il proprio nome al Museo Diocesano di Brescia, istituzione in cui ha operato inizialmente come conservatore e che ha poi guidato come Direttore per dieci anni. La sua gestione si è distinta per il superamento della vecchia concezione di museo ecclesiastico inteso come ‘semplice deposito’ di oggetti liturgici o pale d'altare antiche. Sotto la sua guida, il museo è diventato un polo culturale attivo, capace di aprirsi al territorio e di far dialogare collezioni storiche e mostre temporanee, spaziando dall'arte rinascimentale fino alle espressioni del contemporaneo.
La sua esperienza ha dimostrato forti capacità istituzionali e doti gestionali illuminate, orientate a fare della tutela del patrimonio artistico e del paesaggio una risorsa per l'intera comunità, un approccio che gli è valso, tra gli altri, il ‘Riconoscimento speciale alla carriera Luigi Catta’ del Premio La Tore. Questa esperienza sul campo ha fatto da trampolino per il suo successivo e fortunatissimo percorso di divulgazione culturale sia sui canali social, dove è seguito da decine di migliaia di follower con il nickname di ‘Art Priest’ sia nella scrittura creativa, culminata nel 2026 con la pubblicazione del suo giallo letterario edito da Neri Pozza. a produzione scritta di don Giuseppe Fusari si divide nettamente in due anime: una prima fase speculativa e accademica, dedicata alla tutela e allo studio della storia dell'arte bresciana, e una svolta recente legata alla fiction e al grande successo letterario.
Prima di dedicarsi alla narrativa, don Fusari ha costruito una solida reputazione come storico dell'arte e accademico. Le sue pubblicazioni scientifiche spaziano tra saggi, monografie e articoli specialistici, concentrandosi in particolare sul patrimonio storico della Diocesi di Brescia: ha curato numerosi testi dedicati a singole chiese, santuari e monumenti del territorio bresciano, analizzandone l'architettura e l'evoluzione iconografica. Molti dei suoi interventi scientifici approfondiscono le dinamiche della scuola pittorica bresciana e lombarda, esaminando il contesto devozionale e sociale in cui le opere sono nate.
Durante i suoi dieci anni alla guida del Museo Diocesano, ha firmato introduzioni critiche e saggi storici per i cataloghi delle mostre temporanee da lui stesso coordinate, contribuendo a rimettere in luce artisti locali meno noti. La svolta artistica avviene con la scrittura creativa e il trionfo alla VII edizione del Premio Nazionale Neri Pozza, prestigioso concorso letterario per manoscritti inediti. Nell’ottobre 2025, don Fusari ha vinto il premio con il romanzo presentato inizialmente con il titolo ‘La regola dell'arte’, sbaragliando la concorrenza con settantatrè voti della giuria. Lo stesso autore ha dichiarato con ironia e stupore di aver tenuto nel cassetto quel manoscritto per due anni prima di trovare il coraggio di proporlo. Il romanzo d'esordio è uscito nelle librerie il 30 giugno 2026 per la collana ‘I Neri di Neri Pozza’, con il titolo definitivo ‘I morti non mi sono mai piaciuti’ (Neri Pozza, 2026). Come già scritto su queste colonne si tratta di un raffinato giallo noir ambientato nel mondo dell'arte. La storia si apre con il ritrovamento del cadavere del celebre storico dell'arte Riccardo Mazza, ucciso subito dopo l'inaugurazione di una grande mostra e marchiato sul corpo con il tatuaggio della parola "falso". A indagare è il commissario Amedeo Alessandri, un uomo dal passato tormentato. Nel testo emergono in modo brillante tutte le passioni del sacerdote bresciano: la profonda conoscenza del mercato e della storia dell'arte, la cultura pop e perfino il mondo del bodybuilding, praticato da don Fusari in prima persona, rendendo il romanzo un esordio magnetico per critica e lettori. Il libro verrà valutato per una sua possibile candidatura al ‘Premio Strega’ 2027, essendo una pubblicazione che ha suscitato interesse sia per l’autore sia per il contenuto e i tratti del romanzo.