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Storia di un aquilone

Scritto da  Sara Retali Lunedì, 23 Marzo 2020 08:10

 

Silenzio...come se ormai tutto fosse finito o se stesse per iniziare. Nascevo periodicamente come aquilone, abitudinario, osservatore e giudice di una terra quell’anno confusa. Ero testimone, regista di scene mai immaginate, in cui lo sfondo, unico protagonista del film, era più solo di me: un aquilone incapace di vivere, spento dentro, acceso da chi, camminando su due zampe, aveva imparato a volare, ad essere felice, ma che quell’anno era scomparso. Nessun uomo, né fra quelli che mi avevano costruito o che si fermavano ad osservarmi, né fra quelli che rifiutavano la saggezza di un bambino, colorava le strade e il mondo appariva svuotato, più abbandonato di quando le nuvole decidono di sciogliersi e il paesaggio, sotto la doccia, si chiude in casa.


Osservavo con le idee più in disordine dei luoghi sopra i quali volavo, mi arrestavo in orbita sopra realtà spettinate, ma la mia disperata ricerca di ciò che era normale proseguiva. Ogni tanto riuscivo a scorgere lo sguardo di quei pochi che si muovevano sotto la mia ombra, uno sguardo che faceva sembrare le persone, di solito ghepardi in una savana piena di inesistenti prede dell'anima, intente in una corsa per vincere non si sa bene che cosa, incuranti di ciò che perdono, semplici rondini solitarie in forzata fuga dal loro stormo. Ma guardatevi pensavo... siete tutti soli ma siete in tantissimi, senza sapere che l’altruismo della vostra solitudine,è ciò che vi rende uniti, senza sapere che la meritata prigione nella quale vi siete rinchiusi, ignari di pagare per ciò che avete fatto non dando pace alla natura, vi renderà liberi... Il mio viaggio continuava rimbalzando e sbirciando da una finestra all’altra, nella speranza di riordinare pezzettini confusi di un puzzle che, forse, cominciava a prendere forma. Sembrava che gli uomini cercassero nelle loro case un riparo, non da una pioggia battente, ma da un male asciutto, invisibile.


Trovai, ma non si può dire finalmente, un posto in cui gli uomini tornavano a correre come ghepardi. E quando bussai alla finestra, ad aprirmi furono la vita e la morte, congelate in un abbraccio in quel luogo desolato, di salvezza e di condanna, dove sorridevano lacrime nuove, ma dove scendevano pesanti gocce dagli occhi stremati di chi, attaccato ad una macchina, non riusciva più a combattere e freddi granelli d’acqua dalla testa di chi impugnava le armi, giocando al più pericoloso fra i giochi, che metteva in ballo la vita. Ma di fronte a tutto questo tacere , io, un aquilone viaggiatore, spettatore di mille mondi, restai sorpreso, perché uno così sordo e scuro non lo avevo mai attraversato. Non sapevo cosa aspettarmi, se la fine di ciò che non era stato o l’inizio di ciò che doveva essere... nel frattempo ero in attesa, sommerso da un non silenzio... come se ormai tutto fosse finito o se stesse per iniziare.


Sara Retali
Liceo Classico "Raffaello Foresi"

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