Ieri sera a 8 e mezzo, mentre aspettavo di vedere propaganda Live, ho sentito un tizio che diceva che la guerra in Ucraina ci insegna che la Transizione Ecologica è una minchiata e che bisogna importare più gas da Paesi più affidabili della Russia guerrafondaia e dittatoriale di Putin, come dall’Algeria e, finalmente, di nuovo dalla Libia.
Ora, l’Algeria è governata da un regime che ha vinto elezioni alle quali ha partecipato un’infima minoranza di elettori e che sono state boicottate dal resto della popolazione perché ritenute false e illegali. Un regime che ha represso duramente le proteste della numerosa minoranza berbera in Cabilia. Nel sud dell’Algeria ci sono state manifestazioni popolari contro il fraking del gas, che inquinerebbe le falde idriche, e contro il regime. L’Algeria ha rotto le relazioni diplomatiche con il Marocco e appoggia la Repubblica Democratica Araba dei Sahrawi ( il Sahara Occidentale) riconosciuta da Onu e Unione Africana, che chiede la fine dell’invasione del Marocco che dura dal 1976! Una guerra di occupazione per le risorse (con tanto di muro nel deserto), uguale a quella scatenata da Putin in Ucraina sulla quale Italia e Occidente tacciono.
Sarebbe questa la situazione affidabile?
Invece. definire affidabile la situazione libica è indecente: la Libia è in guerra civile dal 2011, dopo l’intervento militare NATO (e italiano, eh sì…) in un Paese sovrano che però aveva un dittatore amico di Berlusconi ma che non piaceva più alla Francia, agli Usa e al Regno Unito. Le elezioni “risolutive” che dovevano esserci a dicembre sono miseramente fallite, non si sono tenute a causa della crescente tensione tra le parti. Attualmente in Libia ci sono due governi appoggiati da milizie e tribù che contrabbandano gas e petrolio ed esseri umani. L’ENI continua ad operare in Libia solo grazie a gabelle pagate a tribù e tagliagole vari e alle milizie jihadiste che le usano per armarsi ancora di più. Sarebbero questo il Paese sicuro dove prendere il gas?
L’altro Paese sicuro sarebbe l’Egitto di Al Sisi, un regime fascista che ha assassinato Regeni e imprigionato Zaki e che partecipa sia alla guerra libica che a quella yemenita e che potrebbe fare la guerra con l’Etiopia per la Diga del Rinascimento Etiope che Addis Abeba ha costruito sul Nilo. Una dittatura militare che è arrivata al potere con un colpo di stato e trucidando migliaia di civili ma con la quale abbiamo stretto accordi per lo sfruttamento di giacimenti di gas nel Mediterraneo,
Intanto, mentre giustamente siamo preoccupati di trovare alternative al gas russo del despota Putin e leviamo dalle maglie dei calciatori la sponsorizzazione di Gazprom, continuiamo a importare gas dalle monarchie assolute del Golfo che stanno facendo da 5 anni una guerra di invasione nello Yemen e che hanno finanziato e continuano a finanziare i Jihadisti islamisti in Siria e Libia e che sono gli ispiratori dello Stato Islamico/Daesh. Tutti questi Paesi vogliono (e la Libia voleva) dotarsi di centrali nucleari (gli Emirati Arabi ne stanno costruendo una) e di armi nucleari. E i nostri calciatori esibiscono tranquillamente pubblicità di imprese di quei Paesi e nostri ex premier ne sono ben pagati consulenti.
Il gas, il petrolio, il nucleare e il carbone non sono la soluzione al problema energetico, sono il problema energetico, sono le levatrici di quasi tutte le guerre. La lobby fossile sta approfittando della guerra in Ucraina per uscire dall’angolo e interrompere la lotta al cambiamento climatico, all’inquinamento e uno sviluppo economico diverso da quello che provoca crisi e guerre.
Se vogliamo la pace, se vogliamo sbarazzarci di autocrati, dittatori e guerrafondai bisogna uscire dalle energie fossili e dalla politica e geopolitica fossili, non buttarcisi nuovamente dentro a capofitto. Quello che ci propongono in televisione e in Parlamento è un suicidio. Ce lo dirà ancora una volta lunedì il nuovo rapporto speciale dell’IPCC sul cambiamento climatico, ma lobbisti fossili e governanti vigliacchi faranno ancora una volta finta di non sentire e ci racconteranno un mare di bugie, come fa chi è in guerra con il mondo e la natura. La giustizia per i popoli può essere solo ottenuta con la giustizia climatica.
Umberto Mazzantini