Come hanno sottolineato Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni di Alleanza Verdi Sinistra, “In Iran è in corso una mobilitazione popolare diffusa, partita dalle donne e ormai estesa a tutte le 31 province, che chiede democrazia, diritti e libertà contro un regime che opprime e reprime”.
Dalla fine di dicembre le proteste si sono intensificate anche per il crollo della valuta iraniana causato dalle sanzioni occidentali e il peggioramento delle condizioni di vita dovute anche all’inquinamento da combustibili fossili e al cambiamento climatico che sta devastando l’Iran con una prolungata siccità che ha reso l’acqua un bene prezioso.
Come ha reso noto il 13 gennaio l’Agenzia iraniana per i diritti umani HRANA, “Alla fine del diciassettesimo giorno [di proteste], sono stati registrati in tutto il paese 614 raduni di protesta. Queste manifestazioni hanno avuto luogo in 187 città e hanno interessato tutte le 31 province del Paese. Per quanto riguarda gli arresti, è stata confermata la detenzione di 18.434 persone. Allo stesso tempo, sono stati trasmessi 97 casi di confessioni forzate e sono state segnalate 1.134 persone con ferite gravi. In termini di perdite umane, sono state confermate 2.403 vittime tra i manifestanti. Tra le vittime, sono stati registrati 12 minori (di età inferiore ai 18 anni). Inoltre, tra le vittime figurano anche 9 civili non partecipanti alle proteste (né militari né manifestanti). Sono stati invece uccisi 147 membri delle forze di sicurezza e sostenitori del governo, tra cui almeno 5 civili sostenitori del governo”. In questo contesto, una dichiarazione rilasciata dagli attivisti per i diritti umani in Iran ha ulteriormente amplificato le preoccupazioni sull'uso della forza letale e sulle conseguenze del blocco di Internet per il monitoraggio e l'assunzione di responsabilità.
Mentre il numero delle vittime aumenta, il regime teocratico, di destra e misogino della Repubblica islamica e i media statali continuano a sostenere che in realtà tutto questo sarebbe una “ narrazione inventata" da parte dei media e delle organizzazioni internazionali, attribuendo la responsabilità della violenza rivoluzionaria a "elementi stranieri", "terroristi" e "rivoltosi". In questo contesto, in numerose città si sono svolte manifestazioni pro-governative organizzate dal clero, dai partiti di destra e dai Guardiani della Rivoluzione (pasdaran), elogiate dalla guida suprema della Repubblica Islamica, mentre alcuni dei pochi parlamentari “progressisti” invitano a non criminalizzare tutti i manifestanti e ad ascoltarne le ragioni sociali ed economiche che li spingono a scendere in piazza, da parte della destra più radicale e fondamentalista sono aumentate le minacce di una risposta con “nessuna clemenza” nei confronti di manifestanti, attivisti e presunti “istigatori” delle proteste.
Bonelli e Fratoianni hanno detto: “Siamo dalla parte delle legittime aspettative del popolo iraniano. Prendiamo atto della dichiarazione dell’Unione europea, espressa dall’Alta rappresentante Kaja Kallas, che condanna la violenza e chiede il rilascio dei detenuti e il ripristino dell’accesso alla rete. Ora l’Europa deve sostenere concretamente la mobilitazione del popolo iraniano, con iniziative politiche e diplomatiche coerenti. Chiediamo lo stop immediato alla repressione, l’avvio di un processo democratico e azioni concrete a sostegno della mobilitazione per un Iran libero e democratico. Auspichiamo che questo cambiamento avvenga in modo pacifico, nel rispetto della volontà popolare e dei diritti fondamentali”.
Il Segretario generale dell’Onu António Guterres, si è detto “Sconvolto dalle notizie di violenza e di uso eccessivo della forza da parte delle autorità iraniane contro i manifestanti in diverse località della Repubblica islamica dell'Iran, che hanno causato decine di morti e molti altri feriti negli ultimi giorni. Tutti gli iraniani devono poter esprimere le proprie rivendicazioni pacificamente e senza timore. I diritti alla libertà di espressione, di associazione e di riunione pacifica, sanciti dal diritto internazionale, devono essere pienamente rispettati e tutelati”. Guterres ha esortato “le autorità iraniane a dare prova della massima moderazione e ad astenersi dall'uso non necessario o sproporzionato della forza” e ha inoltre sollecitato “misure che consentano l'accesso alle informazioni nel Paese, tra cui il ripristino delle comunicazioni”.
Ciarán Cuffe, copresidente del Partito Verde Europeo, ha dichiarato: "Il diritto internazionale è chiaro. Le persone hanno il diritto di protestare pacificamente e di esprimersi liberamente, e il regime iraniano è tenuto a rispettare tali diritti. Quando manifestanti pacifici vengono uccisi e la repressione è sistematica, le parole non bastano. Il regime iraniano è stato particolarmente repressivo nei confronti delle donne, le cui voci si stanno finalmente facendo sentire nelle strade negli ultimi giorni. L'Unione Europea deve agire ora con sanzioni mirate e classificare finalmente il Corpo dei Guardiani della Rivoluzione Islamica come organizzazione terroristica, una richiesta di lunga data dei Verdi europei."
Vula Tsetsi, copresidente del Partito Verde europeo, ha aggiunto: "Siamo solidali con le donne e i giovani che guidano queste proteste, rischiando la vita per la libertà e la giustizia. Accogliamo con favore il segnale dell'Alto Rappresentante dell'UE Kaja Kallas, che si dice pronta a proporre nuove sanzioni, e l'appello del Segretario Generale delle Nazioni Unite António Guterres all'Iran affinché rispetti i diritti umani. L'UE deve agire rapidamente e con decisione per sostenere coloro che chiedono pacificamente la libertà".
Sinistra Italiana – AVS
Circolo Patrizia Piscitello – Isola d’Elba