Stampa questa pagina

Sovranismo nazionale, fine del libero mercato, la politica delle cannoniere

Scritto da  Enzo Sossi Mercoledì, 14 Gennaio 2026 15:40

La premessa: come europei dobbiamo ringraziare Donald Trump per avere svegliato l'Unione Europea. Forse sarà la volta buona per avere un nostro esercito ed una politica estera comune con un'unica voce e diventare una nuova superpotenza. In Europa e negli Stati Uniti in questi ultimi anni si sta affermando il nuovo paradigma economico e politico di interesse nazionale. Ciò significa il declino del libero mercato, la circolazione delle merci con il ritorno del sovranismo, dei dazi, i sussidi, la rinegoziazione delle industrie e delle regole multilaterali. Ora, pare di rivivere l'incubo delle ideologie nazionaliste del XX secolo che ha provocato enormi sofferenze all'Europa con le due Guerre mondiali, la sua distruzione con milioni di morti. Tornano i dazi, i sussidi nazionali e il controllo dei capitali. Misure che fino a poco tempo fa sarebbero state bollate come protezionistiche, ora sono sempre più rivendicate come necessarie alla sicurezza nazionale.

 

Il sovranismo nazionalista non nasce dal nulla, spesso è la risposta semplificata delle disuguaglianze prodotte da decenni di una scriteriata globalizzazione senza regole e di adeguate compensazioni sociali. Ma il rimedio rischia di essere peggiore del male. La frammentazione con il protezionismo riduce la crescita mentre aumenta i costi per le imprese, i consumatori e indebolisce l'innovazione. Le grandi potenze non rinunciano al commercio, lo usano come leva strategica dove la competizione non è più tra imprese ma tra nuovi sistemi politici. Il forte prevale sul più debole. Stiamo assistendo al ritorno delle cannoniere e delle Guerre dell'oppio dell'800.

 

La sfida per l'Europa è evitare che la difesa legittima degli interessi nazionali si traduca in una crisi senza regole comuni. Il rischio è che il sovranismo nazionale segni non solo la fine del libero mercato, con uno in stile sovietico, ma l'inizio di una minore prosperità per tutti e l'egemonia dell'autocrazia sulla democrazia, con la fine delle libertà, da molti considerato il prezzo da pagare per avere l'uomo/donna forte al potere che decide per tutti.

 

Prima di Natale alcuni esperti di Washington prendevano in giro il presidente degli Stati Uniti definendolo un'anatra zoppa. La scorsa settimana abbiamo visto Donald Trump scatenato e in pieno spolvero.

 

Ha ordinato un audace raid delle forze speciali contro lo spietato dittatore venezuelano, Nicolas Maduro, e si è assicurato il controllo delle riserve di petrolio del Paese attraverso la presidente ad interim Delcy Rodriguez, che nel 2017 ha fatto donare a Trump 500 mila dollari per la sua inaugurazione dalla compagnia petrolifera statale da ministro dell'economia venezuelana e fatto lobbying per cercare di togliere le sanzioni americane al suo Paese. I cubani in Florida, con Marco Rubio, hanno detto di "no". Ora, Rubio, con i genitori cubani, nato a Miami è il viceré del Venezuela.

 

Mentre l'arroganza prendeva piede, uno dei consigliere di Trump, Stephen Miller, ha chiarito che gli Stati Uniti sono il paese più grande e potente dell'emisfero occidentale e che intendono fare ciò che vogliono. "Viviamo un mondo reale... che è governato dalla forza, dalla violenza e dal potere. Siamo una superpotenza, e sotto la presidenza di Trump, ci comporteremmo da superpotenza". Tanto segna l'addio al libero mercato. Il più forte decide cosa e dove gli altri Stati possano comprare e vendere. Pare di essere tornati all'800, quando Londra giustificò l'aggressione in Cina, con il diritto di vendere la droga. Washington con il diritto di bloccare l'arrivo della droga. Allora l'oppio, oggi il fentanyl e la cocaina, ma il senso non cambia: la forza militare per guadagnarsi vantaggi economici. Per ciò gli Stati Uniti hanno 750 basi militari nel mondo e quello che sanno fare meglio è la guerra. In 200 anni ne hanno fatte 20, una ogni dieci anni, dalla Guerra civile americana.

 

Il vero obbiettivo americano è Pechino; come già allora la Cina esporta molto più di ciò che importa. Entro questo decennio può arrivare a produrre il 45 p.c. di tutti i beni del mondo. Gli anni in cui la Silicon Valley era in grado di equilibrare la bilancia commerciale con gli iPhone sono finiti perché dopo quello manifatturiero anche il dominio tecnologico occidentale sta tramontando. Riepilogo con una frase: "Lasciate che la Cina dorma, perché quando si sveglierà il mondo tremerà".

 

Trump ha ora messo gli occhi sulla Groenlandia. La Casa Bianca non ha escluso l'uso della forza verso il territorio autonomo danese, a meno che non accetti di unirsi agli USA o di essere acquistato. Nessuno avrebbe neanche mai immaginato che la NATO potesse finire per essere attaccata da uno dei suoi membri. Forse, tra gli indignati leader europei che avevano adulato Trump, ora pare che finalmente abbiano capito.

 

A casa sua l'incessante impulso a mostrare il suo potere senza scuse si sta intensificando tragicamente.

 

Mercoledì scorso, un agente dell'ICE a Minneapolis, in Minnesota, ha ucciso a colpi d'arma da fuoco una madre americana di 37 anni con tre figli (il più piccolo di 6 anni). Il video di un cellulare ha smentito le affermazioni che la donna era una terrorista, rilasciate dall'amministrazione Trump nell'immediatezza della tragedia.

 

Renee Nicole Good è stata uccisa nella città democratica di Minneapolis, da agenti dell'anti immigrazione (ICE). Nessuno è rimasto sorpreso. Questo omicidio è il tipo di tragedia che molti temevano potesse accadere se assumi teppisti mascherati non adeguatamente formati.

 

Il tasso di approvazione del presidente tra gli americani è sceso sotto il 40 p.c., dato che hanno perso fiducia nella sua gestione economica; ora i repubblicani temono una disfatta nelle elezioni di medio termine. Le divisioni sul caso Epstein nel movimento MAGA hanno ulteriormente offuscato la figura di Trump.

 

Chi lo ha osservato da tempo sa che avrebbe reagito in modo molto aggressivo alle insinuazioni che la sua stella stesse svanendo. Crede di avere un potere incontrollato in patria e all'estero. A differenza della maggior parte dei presidenti, non gli importa chi irrita. È certo che userà i 3 anni che gli restano in carica per infrangere i limiti legali, costituzionali e morali che ancora limitano la presidenza.

 

Tuttavia, il risultato è che milioni di persone in Venezuela, Groenlandia e Minnesota, nelle città democratiche degli Stati Uniti, in Europa, in Ucraina e a Gaza hanno una cosa in comune: in qualsiasi momento, le nostre vite possono essere sconvolte dai capricci dell'uomo più potente del mondo, che si rifiuta di andarsene in silenzio verso il suo inevitabile tramonto.

 

Enzo Sossi

 

Nella foto Nave Cannoniera di inizio 900

Vota questo articolo
(5 Voti)
Ultima modifica il Mercoledì, 14 Gennaio 2026 15:48