La direzione regionale toscana di Legambiente, insieme ai circoli di Livorno, Arcipelago Toscano e Pisa ha presentato le proprie osservazioni al “Progetto per la realizzazione di un parco eolico offshore flottante denominato Atis, di potenza pari a 864 MW”. L’associazione è partita dalla necessità, ineludibile, di concretizzare la transizione energetica, realizzando (con qualità) quegli impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili utili a contrastare la crisi climatica e a ottemperare gli impegni presi dall’Italia, a livello europeo e mondiale, sui target di decarbonizzazione. Per questo, in via preliminare, il cigno verde ha evidenziato come il progetto Atis (da 2 TWh/anno di producibilità) possa rappresentare una grande opportunità per la Toscana e per l’area di Livorno, interessata oggi da altri due grandi progetti: la costruzione di Darsena Europa e la riconversione industriale della raffineria ENI. A questo proposito riteniamo che sarebbe auspicabile che parte della produzione del parco eolico Atis fosse destinata proprio a soddisfare le richieste di energia di questi due progetti, contribuendo alla decarbonizzazione del porto di Livorno e fornendo alla vicina raffineria ENI energia elettrica verde per la produzione di idrogeno ivi ipotizzata.
Pur sapendo che l’eolico offshore galleggiante sia oggi una tecnologia matura, con un fattore di capacità vicino al 30% e un impatto ambientale enormemente inferiore rispetto a gasdotti e rigassificatori, Legambiente ha evidenziato alcune criticità del progetto Atis, soprattutto in ordine alla tutela della biodiversità. Scarsi o nulli paiono in particolare gli approfondimenti sui potenziali disturbi arrecabili a cetacei, tartarughe marine e foche monache, visto che il sito di progetto è interamente ricompreso nel Santuario internazionale dei mammiferi marini Pelagos. Lo stesso dicasi per le interferenze con la vita di importanti specie di uccelli marini in fase di foraggiamento e migrazione/dispersione, come le berte e il falco pescatore. Come, infine, poco studiato e quindi scarsamente tracciabile è il potenziale impatto su coralligeno e posidonieto, presenti lungo le direttrici dei cavidotti.
L’associazione ha fatto presente inoltre che coi divieti di pesca e transito, l’area dell’impianto potrebbe determinare un incremento delle (quasi nulle) tutele del Santuario Pelagos; tuttavia, anche in questo caso, sembra perdersi l’occasione per istituire una vera e propria area di salvaguardia dell’alto mare – così come richiesto dalle Convenzioni Onu e dalle Direttive europee – da collegare con buffer/zone e corridoi ecologici sia al Parc naturel marin du Cap Corse et de l'Agriate in Corsica che alle zone tutelate a mare dal Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano, in particolare Capraia e Gorgona. Come sarebbe anche l’occasione per accogliere la richiesta avanzata negli anni e a più riprese dal Parco Nazionale e dal Comune di Capraia di estendere a 6 miglia l’area marina protetta intorno all’isola e per “concretizzare” finalmente l’iter istitutivo dell’Area Marina Protetta (AMP) dell’Arcipelago Toscano.
Legambiente – partendo da Atis – ha suggerito altresì di contemplare l’ipotesi di far diventare Gorgona e Capraia le prime isole minori del Mediterraneo completamente carbon free attraverso un mero collegamento con l’impianto, abbandonando così le fonti fossili e il “biodisel” che ancora colpevolmente le alimentano. Dopo alcuni altri rilievi particolari, avanzati in ordine a: rischio collisioni; minimizzazione degli impatti in fase di cantiere (vedasi disturbo della posa dei cavi); traffico di servizio e manutenzione; riduzione del rumore subacqueo e cetacei - Legambiente ha pertanto concluso le proprie osservazioni sospendendo il giudizio sul progetto e rimandando a una valutazione più accurata degli approfondimenti tecnici che si auspica possano essere forniti quanto prima dal Proponente a tutti gli stakeholders interessati.