Quando ho letto, tempo fa, gli orari invernali della Toremar ed ho visto che ad effettuare l’ultima corsa da Piombino veniva impiegata la Rio marina bella non mi è stato difficile prevedere che il rischio di rimanere a banchina, insieme alla nave, sarebbe stato abbastanza concreto.
E così è successo il giorno della candelora, il 2 febbraio, e ancora il giovedì successivo. Il Comandante ha ritenuto che la forza del vento e le condizioni del mare non gli consentivano di partire. Questa la giustificazione ufficiale.
Di fronte alle rimostranze della Consigliera regionale Marcella Amadio di Fratelli d’Italia il nuovo Assessore regionale ai trasporti Filippo Boni ha replicato precisando che “in caso di maltempo è il Capitano che decide se ci sono le condizioni di sicurezza per far viaggiare una nave”. E’ una norma del diritto della navigazione che gli attribuisce questo potere. La soppressione della corsa, secondo l’Assessore, non è stata “una scelta commerciale” o dovuta “ a futili motivi”. Non c’è stata quindi una violazione del contratto di servizio esistente con la Toremar e la Regione “deve rispettare” la decisione del Comandante.
Andrebbe tutto bene se le cose stessero davvero così. Ma l’Ente che affida ad una Società di navigazione privata, cioè la Regione, il servizio di collegamento marittimo dell’isola con il continente, ha certo il diritto di pretendere dalla Società affidataria la garanzia di una flotta in grado di assicurare un regolare adempimento degli impegni contrattualmente presi, salvo che si verifichino casi di forza maggiore tra cui condizioni meteo DAVVERO proibitive. Non esiste un traghetto che possa partire con qualunque tempo.
Ma il 2 e il 5 febbraio il vento soffiava così forte e il mare era così agitato da impedire la partenza dell’ultima corsa o la vera ragione della mancata partenza è stata un’altra? Nella decisione del Comandante di non mollare gli ormeggi hanno influito solo le non buone condizioni meteo o piuttosto le caratteristiche della nave?
Se il Comandante fosse stato al comando dell’Oglasa o del Marmorica anziché del Rio marina avrebbe comunque deciso di non partire?
Capisco che il giovane Assessore Boni non sia in grado di valutare l’efficienza, le capacità di una nave di affrontare più o meno bene la navigazione in caso di maltempo. Le navi non sono treni. Hanno caratteristiche diverse l’una dall’altra. Alcune possono navigare anche in condizioni meteo non buone e altre no.
Sarebbe bene, allora, che nello staff tecnico che ha a disposizione per lo svolgimento delle proprie competenze come Assessore inserisca anche un Tecnico qualificato che lo possa consigliare in materia di navigazione marittima. Forse potrebbe scoprire che un traghetto come il Rio marina bella, per le sue caratteristiche strutturali ( ha poco pescaggio e la parte emersa dello scafo è molto elevata) e per il fatto che, pur avendo gli stabilizzatori, sembra non possa usarli, sarebbe cosa saggia non impiegarlo nell’ultima corsa delle 22,30.
Addirittura in questo periodo invernale le ultime tre corse serali da Piombino sono “assicurate”, si fa per dire, dal Rio marina alle 19,30 e alle 22,30 e dalla Aethalia della Blu Navy alle 18,30, altra nave che non dà certo migliori garanzie. Basta leggere il sito creato dalla Autorità portuale che consente di vedere le partenze giornaliere da Piombino e da Portoferraio e controllare sul sito del Consorzio LAMMA le previsioni del tempo, per rendersi conto che basta un po’ di vento per consentire alla Blu Navy, la Compagnia degli elbani come fu presentata, di cancellare alcune sue partenze.
La prima Aethalia, quella della fine degli anni ’50, che era “ballerina”. ma aveva un bel pescaggio, non temeva libecciate, ponentate o sciroccate anche discrete. Ho sempre vivi nella memoria gli spettacoli che ci offriva quando, con un mare di libeccio, dopo aver passato il faro del Forte Stella, puntava dritta verso l’Enfola e, al momento opportuno, virava mettendo la prua su Piombino e riceveva l’applauso del numeroso pubblico che sempre accorreva alle Ghiaie.
Ricordi di un passato che temo non ritornerà più, sommerso “dall’onda anomala” della totale privatizzazione del servizio marittimo voluta, anzi imposta da un Governo Berlusconi che aveva come Ministro delle Infrastrutture e dei trasporti un Senatore nostrano, Altero Matteoli e, senza colpo ferire, accettata dalla nostra Regione con il sostegno unanime del Consiglio regionale. Correva l’anno 2009 e la Marcella Amadio ne faceva parte.
Avrei gradito leggere una reazione da parte dei Primi cittadini e di quanti rappresentano la società isolana, ma continua sempre a prevalere un “rassegnato” silenzio.
Giovanni Fratini