La spola delle navi ro-ro Severine e Capucine si ripete, e domani tornerà nel porto di Piombino, la Capucine. Nel silenzio assordante del sindacato, nella piena accoglienza degli operatori portuali, delle agenzie marittime e di ogni altro attore che pur potendo fare non fa, pur potendo parlare non parla, pur potendo esporsi, preferisce non farlo.
Se non riusciremo ad essere ogni volta presenti fisicamente sul porto per dire che: non vogliamo la Capucine e la Severine nel nostro porto, affiancate, nel loro passaggio ad un rigassificatore e talvolta a metaniere piene di 170.000 metri cubi di GNL, lo diremo ogni volta per iscritto.
Ed ogni volta torneremo a ripetere che la dignità del lavoro deve essere cercata e ritrovata attraverso la movimentazione di altre tipologie di carico.
Ad oggi ogni nostro appello rivolto a questi signori e queste signore è caduto nel vuoto, un silenzio anche politico. Così se in Europa i governi incrementano le spese militari, l’Italia si impegna ad investire 3,5 miliardi di euro in più ogni anno, per raggiungere entro il 2028 12 miliardi in più: con una crescita, per alcuni settori bellici fino al 60%.
Vogliamo riflettere su questo incremento di spesa e vorremmo condividere con altri attori politici e sociali per capire se ne condividono contenuti e finalità.
Il nostro gruppo non crede alle guerre fatte per esportare la democrazia e non crede che la democrazia sia esportabile utilizzando gli eserciti.
Non crediamo che un’Europa che si sta riarmando spaventosamente sarà capace di stare dalla parte dei lavoratori e delle lavoratrici che chiedono stipendi adeguati e che non ce la faranno a lavorare fino a 70, 71 anni di età per garantire la copertura alle spese militari.
La responsabilità di coloro che possono dire ma non dicono, che possono fare ma non fanno, OGGI, non è più sostenibile, noi crediamo né politicamente, né socialmente.
Di fronte a un mondo che sta letteralmente cadendo a pezzi dal punto di vista ambientale, che sta morendo con armi prodotte e movimentate anche in Italia, crediamo di non poter tacere.
Auspichiamo che i sindacati, i lavoratori e l’Amministrazione comunale con loro, chiedano che il porto di Piombino non sia coinvolto in logiche speculative finanziarie di cui il GNL e il settore bellico sono i maggiori strumenti di azione.
Liberiamo il porto di Piombino dalle armi.
Liberiamo il porto di Piombino dal rigassificatore.
Donne in Nero - Piombino