Il focus sul discorso alla nazione di mercoledì scorso del presidente Donald Trump sulla guerra in Iran e facendo la comparazione al discorso alla nazione del 1969 fatta dal presidente Richard Nixon sulla guerra in Vietnam.
Due presidenti americani del GOP e, oggi come allora, un'era di missioni lunari e di guerre irrisolvibili e le parole del Santo Padre americano Leone XIV a Pasqua.
Nel novembre 1969 Richard Nixon fece il suo discorso alla nazione per parlare agli americani del Vietnam. "Vorrei rispondere ad alcune domande che so essere nella mente di molti di voi che mi state ascoltando". "Come e perché l'America si è coinvolta in Vietnam in primo luogo?... Quali opzioni abbiamo se vogliamo porre fine alla guerra? Quali sono le prospettive di pace?"
Nixon sapeva di dover chiarire le ragioni di una guerra che aveva causato la morte di oltre 40.000 americani. Sperava inoltre di delineare una strategia per la possibile ritirata che non implicava ammettere la sconfitta con un nemico in inferiorità militare e numerica, ma resiliente.
A quasi sessant'anni di distanza, l'America sta di nuovo inviando astronauti in orbita lunare con nuove tecnologie. Un altro presidente è sotto pressione per spiegare agli americani l'ennesima guerra. Ancora una volta, un nemico più piccolo sta usando la guerra asimmetrica per mettere in imbarazzo la superpotenza americana.
Sostituendo "Vietnam con Iran" e le domande di Nixon rimangono inquietantemente attuali.
Mercoledì scorso, il presidente Donald Trump si è presentato al discorso alla nazione con la necessità di riconquistare la fiducia degli americani che non credono più al loro presidente e stanno nutrendo grandi timori riguardo alla nuova guerra, temendo la crisi economica.
Centinaia di milioni di persone in Medio Oriente e in tutto il mondo vogliono sapere quando finirà la guerra - o se - Trump risolverà le sue tumultuose conseguenze, tra cui il controllo dello Stretto di Hormuz da parte dell'Iran e che minaccia l'economia mondiale.
Trump ha fornito la sua argomentazione più chiara sulla guerra fino ad oggi. Ha detto di non poter permettere ai "terroristi" del regime iraniano di possedere un'arma nucleare dopo 47 anni di minacce agli Stati Uniti. Ha citato il sostegno iraniano ai bombardamenti che hanno ucciso soldati americani in Iraq. Tuttavia, alcune delle sue affermazioni sono risultate discutibili, ad esempio quella secondo cui Teheran sarebbe stata "sulla soglia" della bomba atomica e che presto potrebbe avere un missile in grado di colpire il territorio continentale degli Stati Uniti.
Tutto ciò sarebbe stato forse opportuno dirlo un mese fa, quando Trump ha cominciato la guerra senza spiegare in modo adeguato il motivo ne' preparare gli americani alle sue possibili conseguenze. Le sue continue dichiarazioni contraddittorie e mutevoli sulla guerra potrebbero anche smorzare l'impatto del suo discorso alla nazione.
Trump ha affermato - a ragione - che l'esercito iraniano è stato devastato dagli attacchi aerei americano-israeliani. Sebbene non vi sono ancora segnali che l'attacco possa rovesciare il regime degli ayatollah, nessun osservatore esterno di geopolitica può ancora sapere se abbia aperto crepe politiche fatali a Teheran.
Gli americani si aspettavano che Trump indicasse una chiara conclusione della guerra. Non ci è riuscito, ma ha anche paventato la possibilità di una escalation militare contro l'Iran. "Nelle prossime due o tre settimane, li riporteremo all'età della pietra, dove appartengono", ha affermato.
L'eredità traumatica del Vietnam rimane una metafora di una palude, persino dopo le interminabili guerre in Iraq e Afghanistan. Trump sostiene che le frustrazioni per la sua guerra sono fuori luogo, dato che dura da solo più di un mese e impallidisce al confronto con gli anni in cui gli Stati Uniti erano impegnati nella Prima e Seconda guerra mondiale, in Corea, in Vietnam, in Iraq e in Afghanistan.
Poiché non è stato in grado di fornire risposte, non ha placato le preoccupazioni degli americani sulla guerra in Iran. A livello internazionale, il discorso è stato accolto come un fiasco: una retorica roboante ha fatto schizzare alle stelle i prezzi del petrolio.
Trump è un maestro nell'inventare nuove realtà, ma non può sfuggire ai fatti concreti che insinuano le proprie affermazioni di vittorie inequivocabili. L'Iran e' tuttora nelle mani di un regime sanguinario, anti-democratico e dittatoriale teocratico che, oggi, potrebbe essere persino più radicalizzato di prima della guerra. Possiede ancora le sue scorte di uranio altamente arricchito che potrebbe utilizzare per riavviare il suo programma nucleare. L'Iran ha di fatto bloccato lo Stretto di Hormuz, un punto di alta strategia e nevralgico per l'esportazione di petrolio, e che tiene in ostaggio l'economia mondiale.
Dopo il discorso di Nixon agli americani nel 1969, ci vollero più di tre anni per fare uscire dal Vietnam gli ultimi soldati combattenti. L'Iran è un rompicapo diverso e nessuno crede che la guerra si protrarrà a lungo.
Tuttavia, Trump sta imparando ciò che Nixon sapeva già: è difficile porre fine alle guerre.
Infine. Si è appena conclusa la Settimana Santa con le meditazioni di Leone XIV nella via Crucis: "Risponderà a Dio chi abusa del potere".
Una via Crucis nel mondo contemporaneo del Venerdì Santo al Colosseo di Roma riflette sul potere esercitato dagli uomini, come al tempo di Gesù pure oggi, c'è chi crede di avere un'autorità senza limiti e pensa di poterne abusare come vuole, decidendo per esempio di avviare una guerra. Oggi "cadaveri non restituiti" e "madri" e "parenti" costretti a umiliarsi per poterli seppellire.
La riflessione di Leone XIV nell'omelia nella messa della veglia di Pasqua in Vaticano: "Guerra ed egoismi sepolcri bianchi".
L'espressione "sepolcri bianchi" viene dal Vangelo di Matteo (23,27), dove Gesù la usa per accusare i farisei. Il significato è quello di una ipocrisia profonda: apparire virtuosi, rispettabili e irreprensibili agli occhi del mondo, mentre dentro si nasconde corruzione morale, menzogna e malvagità.
La metafora più potente della letteratura occidentale per descrivere chi recita una parte di persona onesta, buona, pur essendo il contrario. Oggi, si usa comunemente per indicare chiunque - persona, istituzioni, sistema - che cura la propria immagine pubblica mentre nasconde nel privato comportamenti spregevoli.
Nel messaggio Urbi et Orbi di Pasqua (5 aprile 2026), Leone XIV ha implorato pace per un mondo "funestato dalle guerre", esortando chiunque abbia armi in mano a deporle e chi ha il potere di scatenare guerre a scegliere la pace — non imposta con la forza, ma attraverso il dialogo e l'incontro con l'altro.
Ha poi denunciato una crescente "globalizzazione dell'indifferenza": ci stiamo abituando alla violenza, rassegnandoci alla morte di migliaia di persone e alle sue conseguenze di odio e divisione.
Enzo Sossi