In questi giorni si è tornati a parlare di turismo, sviluppo e prospettive per il futuro dell’Elba. È un confronto importante, perché ci ricorda quanto il tema della destagionalizzazione non possa più essere solo menzionato e continuamente rimandato.
In questo senso, l’ultima iniziativa promossa dal PD di Rio con l’assessore regionale Marras ha rappresentato un’ottima opportunità di confronto per l’Elba e, in particolare, per il versante orientale.
Momenti come questo sono preziosi perché permettono di riflettere su quale modello di sviluppo vogliamo costruire per il nostro territorio. La vera sfida oggi è andare oltre la logica del turismo concentrato in pochi mesi estivi e iniziare a immaginare un’isola capace di vivere tutto l’anno. È in questo contesto che il geoturismo può rappresentare una grande opportunità. L’Elba orientale, come anche il resto dell'isola, possiede un patrimonio geologico e minerario unico, che da anni trova già una sua importante valorizzazione in territori come Capoliveri e Rio, realtà che hanno costruito nel tempo un’identità consolidata e che devono continuare ad essere sviluppate.
Accanto a queste, anche Porto Azzurro ha luoghi e potenzialità che meritano di essere maggiormente valorizzati e integrati in una visione di sistema. Penso a località come Capobianco e Terranera, aree che per posizione, storia e caratteristiche paesaggistiche possono diventare parte di un percorso più ampio, in collegamento con le realtà già strutturate dei comuni vicini.
Non si tratta di ragionare per singoli paesi, la vera forza sta nel mettere a sistema le diverse identità in questo caso del versante orientale, creando itinerari, percorsi pedonali, esperienze culturali e naturalistiche capaci di connettere i territori. Un approccio che vale per tutta l'Elba e dove il punto centrale, però, resta molto concreto, perché il geoturismo può offrire soprattutto la possibilità di prolungare i mesi di apertura delle strutture ricettive, contribuendo a dare maggiore vitalità a quei periodi che da sempre vengono considerati “morti”.
Più presenze fuori stagione significa più lavoro per strutture, ristorazione e servizi. Significa avere paesi più vivi anche in autunno, inverno e primavera. E significa iniziare a costruire un modello di sviluppo capace di generare benefici culturali, economici e sociali per tutto il territorio. Non come iniziative isolate, ma come parte di una visione condivisa tra comuni, operatori e realtà già presenti sul territorio, come il Parco Nazionale dell'Arcipelago Toscano. Forse è proprio da qui che si può ripartire, dalla capacità di leggere il nostro territorio come una rete di opportunità e non come singole realtà separate.
Andrea Solforetti