Interessante dibattito quello che si è svolto a Portoferraio, sul tema che riguarda l'inquinamento prodotto dalle navi. Al centro vi era la possibilità di applicare la nuova tecnologia ed andare verso l’utilizzo di navi Full-electric.
Relatori esperti del tema, hanno evidenziato molti aspetti a partire dall’anzianità delle attuali navi al fatto che costruire una nave full-electric oltre al tempo, prevede una spesa notevole che poi viene ammortizzata negli anni. Ovviamente, lasciando da parte tutto quello che riguarda la produzione di batterie, con metalli pregiati, il loro smaltimento, i tempi, i costi di ricarica, eventuali percentuali di rischio.
Surriscaldamento, vi è da considerare che le attuali navi, la più giovane è del 2004 poi sono tutte degli anni ‘80/’90, non vengono più accettate da paesi vicini come la Francia, la Spagna perché inquinano.
Ma allora che fare?
Innanzitutto, dobbiamo fare squadra e mi son meravigliato che ad una iniziativa così di rilievo non vi sia stato un Sindaco presente ma solo il vicesindaco di Portoferraio, questo perché dobbiamo cercare di far quadrare delle proposte che diano risposte al territorio, al servizio ma in primis ai lavoratori e lavoratrici che operano a bordo delle navi, quelli a terra e alla popolazione che subisce forti tassi dii inquinamento.
La soluzione delle navi full-electric può essere un progetto nobile che ha necessità di tempo e che non può essere un progetto “utopia” ma nel frattempo servono delle risposte che possono arrivare dai fondi stanziati nel PNRR, 800 milioni, che nessuno sa dirci dove sono andati a finire, perché sono quelli che inizierebbero a dare delle risposte offrendo la possibilità di sostituire i sistemi di alimentazione attuali con sistemi ibridi.
I dati che sono stati proiettati, fanno notare che l'Italia, anche su questo tema, è l'ultimo tra i paesi Europei, basti sapere che vi sono paesi dove già utilizzano traghetti full elettric o traghetti ibridi.
Se in Italia si fosse lungimiranti, ci sarebbe la prospettiva per dare una spinta a un settore che potrebbe dare lavoro. Purtroppo questo non avviene da anni, manca una politica industriale che ci fa rimanere indietro ma non è possibile continuare così perché l’Europa ci chiede di mettersi in regola, come da anni avviene nelle automobili con l’euro 0 a salire fino a euro 6.
Necessita l’urgenza di dotare tutte le banchine dei nostri porti di quella rete elettrica che serve per alimentare le navi quando sono ferme in porto per fargli spengere tutti i motori alimentati a gasolio.
E’ ovvio che ci troviamo di fronte ad un quesito che la politica, a tutti i livelli deve sciogliere.
Di fronte ad un parco traghetti che è obsoleto e che spesso non rende il servizio per come dovrebbe essere a causa di guasti continui, la politica deve rimettere al centro della discussione se tornare ad avere una flotta pubblica che riesca a garantire una continuità territoriale certa oppure se fare accordi con i privati che rispondano alle necessità del pubblico e con esso in maggioranza.
Come CGIL Toscana, ci prendiamo l’impegno di dare continuità a quella iniziativa, perché vogliamo approfondire con l’ASL e con il servizio epidemiologia, su come intervenire velocemente per salvaguardare la salute e la sicurezza dei lavoratosi ma vogliamo anche discuterne con la Regione Toscana e l’Autorità di regolazione dei trasporti per capire dove necessità intervenire.
Mirko Lami - CGIL Toscana aspetti insulari
Manuel Anselmi - CGIL Livorno