Quello che si sta profilando a Portoferraio, dopo l'intervento di bitumazione nel cuore del Centro storico, in Via dietro la Pieve, ora guarnita di un lugubre manto nero che ha ingghiottito le andiche lastre lo si può definire un sommovimento di coscienze.
Non occorre essere degli esteti o storici dell'arte per rendersi conto che quei lavori (peraltro "vantati" dalla Amministrazione Comunale in sella), costituiscono un vero e proprio vulnus per la città (o per dirla in ferajese schietto "proprio un bel troiaio").
Ad aprile il fuoco di fila è la consigliera Marcella Merlini che contesta la vicenda (usando anche immagini prodotte dallo stesso Comune) che scrive:
Sto pensando che vantarsi di aver gettato una colata di nero bitume tra i vicoli del nucleo antico di Portoferraio significa non avere una visione per questa città.
Le buche si riparano, certo, ma le vie e le piazzette del centro storico si tutelano, si valorizzano con una programmazione seria e pavimentazioni nobili, come le lastre in granito già usate altrove.
Non si possono svilire con soluzioni sbrigative, con toppe di catrame come si usano nelle periferie urbane.
Come si vede chiaramente nelle foto allegate di via Curtatone e Montanara e Piazzetta Solferino, sotto quel bitume affiorano pietre di calcare rosa che andrebbero recuperate.
Pare farle eco quanto afferma l'Architetto Massimiliano Pardi:
La necessità di intervenire su situazioni di degrado e di garantire sicurezza e decoro è certamente condivisibile. Tuttavia, ogni intervento nel centro storico dovrebbe inserirsi in una visione complessiva di tutela e valorizzazione del patrimonio urbano.
I Criteri Ambientali Minimi (CAM), obbligatori nelle opere pubbliche, promuovono il recupero e il riutilizzo dei materiali esistenti, la riduzione delle superfici impermeabili e la gestione sostenibile delle acque meteoriche.
Anche se le basole di pietra rosa residue non erano sufficienti per ripristinare integralmente la strada, quelle ancora recuperabili avrebbero potuto essere rimosse con cura, catalogate e accantonate per essere reimpiegate nei futuri interventi di riqualificazione del centro storico, andando a sostituire le basole mancanti in altre vie e piazzette. Del resto, se oggi si prevede di acquistare nuove basole per integrare quelle esistenti, ogni pietra storica recuperata rappresenta un elemento in meno da reperire e una parte in più dell'identità originaria della città che viene preservata.
La programmata riqualificazione di alcune strade e piazze del centro storico può quindi diventare l'occasione per adottare un approccio ancora più integrato: recupero dei materiali storici, rifacimento dei sottoservizi e introduzione di soluzioni permeabili e drenanti che rendano Portoferraio non solo più bella, ma anche più resiliente ai cambiamenti climatici.
Il centro storico non è semplicemente un insieme di strade da manutenere: è un patrimonio da custodire e un'infrastruttura urbana che può essere ripensata in chiave di sostenibilità e di "Centro Storico Spugna".
Così come in un breve post la Dott. Gloria Peria sottolinea l'importanza storico-monumentale di quell'area:
"Via dietro la Pieve bitumata di fresco, conserva un ponte di origine cinquecentesca che portava l'acqua dai tetti dell'Arsenale alla cisterna di Piazza Padella. Dove dagli anni Settanta sorge la canonica, c'era il piccolo cimitero della parrocchiale..."
Ma a "tagliare la testa al topo" sulla liceità dei lavori compiuti arrivano spietate - e dalla stessa sponda del sentire politico dei Mastri Biscottieri - le parole dell'ex Sindaco Architetto Mario Ferrari, che ci ha rilasciato la dichiarazione che segue:
"Secondo la sentenza 31521/2020 della Corte di Cassazione le strade e le piazze ricadenti urbanisticamente in 'zona A' (centro storico) anche in mancanza di un provvedimento vincolante specifico che le dichiarino di interesse storico ed artistico 'sono sempre soggette all'autorizzazione del Soprintendente'.
Nel nostro caso non hanno 'riasfaltato' una viabilità prettamente pedonale che fin dall'origine era caratterizzata da tale tipologia di fondo ma una viabilità dove il fondo era costituito da un basolato di calcare rosa dal fascino antico ed importante testimonianza storica per la sua unicità caratterizzante e caratterizzante Portoferraio.
Tale intervento ha causato un danno dal punto di vista paesaggistico-visivo ma anche materiale, diretto, per non avere recuperato le pietre in loco per il loro riutilizzo nella stessa area, riqualificandola, anche se non totalmente sufficiente per tutta la superficie ma anche indiretto e generalizzato per tutto il centro storico impedendo la costituzione di una riserva strategica di un materiale introvabile per la mancanza di cave attive.
Tale riserva strategica sarebbe stata preziosa per il ripristino e il recupero di tante strade del centro in condizioni disastrate".
E un altro ex-Sindaco Ferajese Giovanni Fratini (al momento, ma pare avere cartucce in canna) si limita a chiosare ironicamente:
"Speriamo che non gli passi pel capo di asfaltare anche Piazza Solferino e le altre viuzze..."
Insomma
Insomma emerge sempre più chiaramente il quadro di un'amministrazione totalmente non all'altezza della guida di una città complessa da gestire, una compagine soprattutto sfornita degli strumenti culturali e del sapere amministrativo indispensabili.
Il continuo fuggi-fuggi dalla Panetteria di questi due anni di sgoverno, ne sono la più lampante delle riprove.
Ma ne è riprova anche l'obbiettivo degrado, la sporcizia, la disorganizzazione di un paese, magagne che nessun manto bituminoso può tappare.
Ma è estate; avanti con le ridicole deturpanti ruotine panoramiche avanti con le "feste" e con gli spettacoli aerei (speriamo almeno depurati dai voli dei droni CONAD)
Finché durano...
Parole e frammenti di riflessione di Marcella Merlini, Massimiliano Pardi, Gloria Peria, Mario Ferrari, Giovanni Fratini, Sergio Rossi


