In un pomeriggio afoso di mezza estate ai Giardini di Carpani, il mare, ad agosto e a pochi passi, esercita certamente un richiamo più immediato di un dibattito politico. Eppure, mentre qualche nota blues accompagna l’inizio della serata, c’è chi sceglie di esserci, di fermarsi, ascoltare e confrontarsi.
Si parte dalle questioni più vicine, dalla quotidianità di chi vive su un’isola, per arrivare molto più lontano, fino alla Palestina. Ma nel corso della prima serata di Libera Festa, organizzata dal Circolo Isola d’Elba di Rifondazione Comunista ai Giardini di Carpani, le distanze finiscono progressivamente per accorciarsi.
Ad aprire l’incontro è Benedetto Lupi, segretario di Rifondazione Comunista all’Elba, che parte proprio dal territorio: non un’isola di privilegiati, ma un luogo con bisogni specifici, dove la condizione insulare si misura ogni giorno con trasporti, sanità, accesso ai servizi e necessità di raggiungere il continente.
Al centro dell’intervento c’è la continuità territoriale e la critica tanto alla Regione Toscana quanto all’assenza degli amministratori locali sulle problematiche del territorio.
Il riferimento va anche alle difficoltà dei collegamenti marittimi e alla progressiva subordinazione di servizi essenziali alle logiche del mercato privato.
Non a caso, durante la festa sono presenti anche alcuni punti di raccolta firme. Tra le iniziative, quella per riportare i collegamenti marittimi tra l’Elba e il continente nell’ambito di un servizio pubblico, superando l’attuale modello privatistico.
Si raccolgono firme anche per le proposte referendarie contro l’aumento delle risorse destinate al riarmo, chiedendo di indirizzarle verso i bisogni dei cittadini, e per una maggiore tassazione delle grandi ricchezze a sostegno della collettività e dei servizi pubblici.
È proprio la questione delle risorse a permettere al discorso del segretario Lupi di allargarsi oltre l’isola. Se aumentano gli investimenti militari mentre sanità, scuola, trasporti e servizi faticano a rispondere ai bisogni delle comunità, il riarmo smette di essere una questione lontana. Come sintetizzato durante l’intervento, «la coperta è stretta»: decidere dove destinare il denaro pubblico significa stabilire delle priorità.
È lungo questo filo che, a Portoferraio, entra la Palestina.
Non come un argomento estraneo ai problemi dell’isola, ma attraverso una domanda sulle scelte politiche, sulla destinazione delle risorse e sulla responsabilità di fronte a guerre nelle quali non ci si riconosce.
È da qui che prende la parola Antonella Bundu, che porta la propria testimonianza legata alla Global Sumud Flotilla.
Il suo intervento parte da un tema che attraverserà tutto il racconto: la disumanizzazione dei palestinesi. L’attivista ripercorre quindi l’esperienza della Flotilla, a partire dalla preparazione degli equipaggi e dalle simulazioni di abbordaggio, necessarie per imparare come reagire in maniera non violenta nell’eventualità di essere intercettati.
Il racconto prosegue con le notti in mare, la presenza dei droni e i brutali interventi contro gli attivisti e le imbarcazioni.
Ma, accanto alle difficoltà incontrate e alla complicità di nazioni a servizio dei coloni, in Turchia, nel corso di un’assemblea di 500 persone provenienti da nazioni diverse, gli attivisti decidono di continuare a resistere.
Ed è proprio la scelta di continuare a diventare uno dei punti centrali della testimonianza. L’attivista concentra l’attenzione sulla disumanizzazione e sulla diversa capacità dell’opinione pubblica occidentale di provare empatia di fronte alle vittime: una compassione che sembra manifestarsi con maggiore immediatezza quando a essere coinvolto è un cittadino europeo rispetto a quanto accade quotidianamente alla popolazione palestinese.
Il racconto della Flotilla diventa così una riflessione sulla responsabilità individuale e collettiva e sulla possibilità di continuare a considerare lontano ciò che avviene dall’altra parte del Mediterraneo.
Ci ricorda il nostro dovere imprescindibile di essere presenti e non indifferenti.
E così il percorso della serata torna, in qualche modo, al punto da cui era partito. In un pomeriggio afoso d’agosto si può scegliere il mare oppure, per qualche ora, scegliere di esserci: per noi, per il nostro territorio, che non è poi così distante da Gaza quando si parla di gestione delle risorse pubbliche.
Perché le dimensioni sono profondamente diverse, ma resta una domanda comune: che cosa scegliamo di considerare abbastanza vicino da riguardarci?
La Libera Festa continua sabato 8 agosto, sempre ai Giardini di Carpani. Alle 18 è previsto il Focus Sanità, ricordando Luciana e Roberto; alle 19 il dibattito “Portoferraio tra decadenza e degrado”, con Gloria Peria, Leonardo Preziosi di Italia Nostra, Giuseppe Massimo Battaglini e i consiglieri comunali di Bene Comune Marcella Merlini e Daniele Palmieri.
A chiudere la serata, dalle 21, la musica dei Mistral, con un repertorio pop-rock internazionale dagli anni Sessanta a oggi.