In questi giorni il dibattito politico elbano si è concentrato anche sull'immagine turistica dell'Isola e sull'opportunità di evitare, nella comunicazione pubblica e sui social, termini che potrebbero incidere negativamente sulla sua reputazione.
Una discussione certamente legittima. Ma che rischia di assumere contorni paradossali quando, mentre ci si interroga sulle parole più appropriate per raccontare l'Elba, sono i fatti a raccontarla da soli.
A Morcone la presenza di una numerosa popolazione felina e le problematiche ad essa connesse costituiscono una situazione nota da molti anni. Non si tratta, dunque, di un fenomeno recente o imprevedibile. Negli ultimi tempi, se possibile, la situazione si è ulteriormente aggravata, con un aumento del numero degli animali e il ripetersi di episodi che ne evidenziano le condizioni di sofferenza.
Proprio nei giorni scorsi è stato recuperato l'ennesimo gattino in condizioni gravissime. Nonostante le cure prestate, l'animale è successivamente morto. Le immagini diffuse sui social dalle associazioni che operano sul territorio documentano le condizioni in cui è stato rinvenuto. E non si tratta, purtroppo, del primo episodio.
In questi giorni ci si interroga su quanto determinate parole, fotografie o segnalazioni possano danneggiare il “brand Elba”. Viene allora spontaneo chiedersi: il problema sono quelle immagini e il fatto che vengano diffuse, oppure la realtà che le rende possibili?
Perché non sono le fotografie a danneggiare un territorio. È la realtà che quelle fotografie documentano.
Possiamo scegliere parole più morbide. Possiamo evitare termini scomodi. Possiamo persino decidere di non mostrare fotografie che certamente non fanno bene al “brand Elba”.
Ma quel gattino è morto comunque.
Per quanto noto, la situazione è stata ripetutamente segnalata agli organi competenti e, nei primi giorni di luglio, è stato effettuato un sopralluogo da parte degli organi preposti. Da allora non risultano interventi che abbiano prodotto effetti concreti: il numero degli animali è ulteriormente aumentato e continuano ad essere segnalati gatti in condizioni di evidente sofferenza.
Dopo anni di segnalazioni, recuperi e interventi sui singoli animali, è forse arrivato il momento di chiedersi se non sia necessario affrontare il fenomeno nella sua interezza.
Le associazioni e i volontari svolgono un'attività preziosa, spesso intervenendo quando gli animali si trovano ormai in condizioni critiche. Ma raccogliere, curare e tentare di salvare il singolo animale non può rappresentare la soluzione a un fenomeno che continua nel tempo e che, anziché ridursi, sembra aggravarsi.
Occorre finalmente interrompere un meccanismo che si trascina da anni e che ha prodotto il risultato che oggi è sotto gli occhi di tutti, affidando la gestione della popolazione felina a soggetti competenti, attraverso un programma strutturato di censimento, controllo delle nascite e tutela sanitaria degli animali.
Non interessa individuare pubblicamente colpevoli né alimentare polemiche. Interessa, molto più semplicemente, che il problema venga finalmente affrontato e superato.
E non si tratta soltanto di tutela degli animali. Morcone, prima ancora di essere una località turistica, è un luogo abitato da elbani, anziani, adulti e bambini che, indipendentemente dalle dinamiche economiche legate al turismo e dall'interesse che queste possono avere per ciascuno, hanno il diritto di non dover assistere al ripetersi di simili sofferenze.
Poi, certo, Morcone è anche una località turistica e ciò che accade viene inevitabilmente visto, fotografato, raccontato e condiviso da residenti e visitatori. Ma questo viene dopo.
La tutela del benessere animale, le condizioni igienico-sanitarie e la qualità dell'accoglienza turistica sono aspetti diversi della medesima attenzione dovuta a chi questi luoghi li vive.
Per questo il dibattito di questi giorni sul “brand Elba” offre forse uno spunto utile.
La reputazione di una destinazione turistica non si tutela scegliendo parole meno scomode per descrivere i problemi. Si tutela facendo in modo che quei problemi non ci siano più.
Mrs. Elba Brand