Il dibattito politico sulla creazione di un Comune Unico all'Isola d'Elba si è riacceso con forza in questi giorni. Proviamo per sommi capi a riassumerne i contorni. Al centro della discussione c'è una nuova proposta di legge popolare, dichiarata procedibile dalla Regione Toscana, che punta alla fusione amministrativa dei sette comuni attuali: Portoferraio, Campo nell'Elba, Capoliveri, Porto Azzurro, Marciana, Marciana Marina e Rio. Per superare le resistenze storiche e la paura di perdere l'autonomia dei singoli paesi, l'attuale progetto propone un modello ibrido basato su 7 Municipalità.
Questo sistema è studiato per non annullare le specificità storiche e culturali dell'isola attraverso alcuni pilastri, ossia innanzitutto il presidio dei servizi al cittadino nel senso che gli attuali municipi storici non vengono chiusi: rimangono attivi sul territorio come uffici e sportelli decentrati, evitando che gli abitanti dei paesi periferici o montani debbano spostarsi a Portoferraio per pratiche e documenti.
Vi è poi la tutela delle radici culturali ed economiche nel senso che il modello riconosce e valorizza le diverse identità elbane, come la cultura mineraria della zona di Rio, la tradizione vitivinicola e medievale di Capoliveri, il passato mediceo di Portoferraio e la storia del granito di San Piero e Sant'Ilario a Campo.
Inoltre ogni ex-comune mantiene un Consiglio di Municipalità o dei delegati di zona. Questi organi garantiscono che le istanze e i problemi quotidiani di ogni borgo siano portati direttamente all'attenzione dell'unica giunta comunale. Infine gli archivi storici comunali non vengono accentrati. Rimangono custoditi nei rispettivi territori d'origine per preservare l'identità scritta e l'eredità documentale delle singole comunità.
I sostenitori della fusione evidenziano i seguenti vantaggi per l'intera comunità elbana ovvero che un unico ente rappresenta circa trentamila residenti stabili (che quadruplicano in estate), garantendo più forza contrattuale nei tavoli con la Regione e il Governo per sanità, trasporti marittimi e continuità territoriale. Vengono unificati i regolamenti urbanistici, commerciali e le tasse locali, eliminando la frammentazione che penalizza cittadini, tecnici e imprese.
Si riducono i costi della politica (un solo sindaco e una sola giunta invece di sette) e si ottiene l'accesso a specifici contributi economici statali e regionali previsti per le fusioni e viene centralizzata la promozione del ‘brand Elba’ nel mondo, superando i campanilismi e ottimizzando la gestione della tassa di sbarco e del calendario degli eventi. Tale soluzione per i suoi sostenitori consente una gestione centralizzata e più forte della raccolta rifiuti, dei trasporti interni, della pianificazione scolastica e della polizia locale. Gli oppositori del progetto invece sollevano forti dubbi sulla reale efficacia della fusione poiché esiste il forte timore che il capoluogo comprensoriale accentri tutti gli investimenti, gli uffici principali e l'attenzione politica, lasciando i paesi più piccoli privi di reale rappresentanza.
Si teme che le sette Municipalità diventino uffici puramente nominali e privi di un reale potere di spesa o di autonomia decisionale. La drastica riduzione dei consiglieri comunali totali, da oltre 80 distribuiti nei vari comuni a circa 24 per l'intera isola, potrebbe privare i piccoli borghi di un proprio rappresentante diretto eletto. Infine si teme che gestire un territorio insulare vasto, montuoso e morfologicamente complesso con un solo centro decisionale rischi di rallentare la manutenzione ordinaria e gli interventi d'emergenza. L'unico referendum consultivo sul tema si è tenuto nel 2013, registrando la vittoria netta del NO con il 60,35% degli elettori si è espresso contro il Comune Unico, a fronte del 39,65% di voti favorevoli. L'affluenza totale è stata del 43,05%. Il SÌ ha vinto esclusivamente nel comune di Portoferraio con il 64,03%. In tutti gli altri allora sette comuni dell'isola ha stravinto il NO, con il picco massimo registrato a Rio Marina (76,85%), bloccando di fatto il progetto legislativo della Regione Toscana.
Il dibattito sulla fusione dei comuni dell'Isola d'Elba in un Comune Unico rispetto al mantenimento delle sette municipalità attuali può trovare un parallelo illuminante nel modello federale svizzero. La Svizzera, infatti, riesce a coniugare un'estrema frammentazione e autonomia locale (i Cantoni e i Comuni) con una forte efficienza centrale. Nel contesto elbano, applicare la filosofia del sistema svizzero significherebbe cercare un equilibrio tra centralizzazione dei servizi e tutela delle identità locali. In Svizzera, il potere spetta ai cittadini e ai Cantoni, la Confederazione interviene solo quando i livelli inferiori non possono agire efficacemente.
Il Comune Unico non dovrebbe cancellare le sette realtà storiche (Portoferraio, Campo nell'Elba, Capoliveri, Porto Azzurro, Rio, Marciana, Marciana Marina) e in un'ottica ‘svizzera’, queste diventerebbero municipalità o municipi con autonomia decisionale su questioni iper-locali (es. decoro urbano, feste tradizionali, gestione della micro-viabilità), lasciando al ‘Governo Centrale Elbano’ la gestione macro (es. sanità, trasporti, turismo, pianificazione urbanistica generale. A livello federale, la Svizzera protegge i Cantoni piccoli attraverso il Consiglio degli Stati (la camera alta), dove ogni Cantone ha esattamente due seggi, indipendentemente dalla popolazione. Questo evita che i Cantoni più popolosi schiaccino i più piccoli. Se si creasse un Comune Unico basato solo sul peso demografico, Portoferraio rischierebbe di dominare il consiglio comunale e per garantire un'adeguata rappresentatività in ‘stile svizzero’, lo statuto del Comune Unico dovrebbe prevedere una ‘Consulta delle Municipalità’ o un sistema di voto ponderato nei comitati decisionali, assicurando che le comunità più piccole (come Marciana Marina) abbiano un diritto di veto o una rappresentanza minima garantita sulle scelte strategiche dell'isola. I Cantoni svizzeri hanno un'ampia autonomia fiscale: riscuotono le proprie tasse e competono tra loro, ma esiste anche un sistema di perequazione finanziaria per aiutare i Cantoni più poveri.
All’Elba i flussi turistici ed economici non sono distribuiti equamente tra i sette comuni attuali. Un modello comparabile dovrebbe prevedere che le risorse generate dalle aree a più alta densità turistica (es. le spiagge di Capoliveri o Campo) vengano in parte centralizzate e ridistribuite per garantire standard di servizi elevati e uniformi in tutta l'isola, pur lasciando alle singole municipalità una quota di bilancio da gestire in totale autonomia per le esigenze locali. Insomma, guardare alla Svizzera permette di capire che il Comune Unico non deve necessariamente significare ‘omologazione’.
Il successo di una transizione elbana dipenderebbe interamente da quanto lo statuto del nuovo ente sarà capace di blindare l'autonomia e la voce delle storiche sette comunità, trasformandole da comuni separati a ‘cantoni’ cooperanti di un'unica grande isola. La legislazione italiana non prevede un sistema ‘federale’ a livello comunale, ma offre strumenti flessibili all'interno del Testo Unico degli Enti Locali per blindare l'autonomia delle vecchie municipalità in caso di fusione. In caso di fusione, lo Statuto del nuovo Comune Unico può istituire dei Municipi nei territori delle comunità originarie. Per preservare la rappresentanza iper-locale, lo Statuto può prevedere l'elezione diretta di un Pro-Sindaco (o Presidente) e di un Consiglio del Municipio. Questo replicherebbe fedelmente il legislativo locale dei micro-comuni svizzeri.
Lo Statuto del Comune Unico può assegnare ai Municipi la gestione diretta di servizi di base (es. manutenzione ordinaria delle frazioni, servizi demografici di prossimità, autorizzazioni commerciali locali) e una quota fissa di bilancio. Per garantire il ‘Bicameralismo svizzero’ si può inserire nello Statuto (che richiede una maggioranza qualificata dei 2/3 per essere modificato) l'obbligo di parere vincolante del Municipio interessato per varianti urbanistiche o tasse di sbarco che colpiscono specificamente quel territorio. Infine, passare da sette politiche turistiche frammentate a una gestione unitaria ispirata alla Svizzera cambierebbe radicalmente il posizionamento globale dell'isola nel senso che oggi i sette comuni competono tra loro, frammentando le risorse in micro-campagne promozionali, mentre un unico assessorato al turismo permetterebbe di promuovere il ‘Brand Elba’ nel mondo con budget massicci e un'unica identità visiva, superando il campanilismo. Si passerebbe dal vendere i singoli paesi al vendere l'isola come un'unica grande destinazione dalle mille sfaccettature.
Prendendo spunto dalle recenti strategie di ‘Svizzera Turismo’ per combattere l'’overtourism’, il Comune Unico potrebbe attuare una ridistribuzione spaziale e temporale dei flussi e le risorse della tassa di sbarco centralizzata verrebbero usate per creare sistemi di mobilità integrata (es. navette elettriche uniche per tutta l'isola) e per incentivare il turismo storico nell'entroterra (ad esempio Marciana o Rio) durante la bassa stagione, decongestionando le spiagge in estate. Il rischio di un Comune Unico standard è l'omologazione (ad esempio eventi concentrati solo a Portoferraio), mentre con il modello dei ‘Municipi autonomi’ l'impatto sarebbe opposto. Ogni borgo manterrebbe il proprio budget per l'arredo urbano, i fiori e i mercatini tradizionali. I mercati locali e le feste identitarie (es. la Festa dell'Uva a Capoliveri) verrebbero gestiti direttamente dai Municipi, preservando l'autenticità che i turisti cercano. Inoltre un solo comune ha un peso politico ed economico enormemente superiore nei tavoli con la Regione Toscana e il Ministero per la continuità territoriale (traghetti e voli) e consentirebbe inoltre di attrarre grandi investimenti infrastrutturali (es. depuratori, portualità, piste ciclabili perimetrali), impossibili da finanziare per un singolo micro-comune. Insomma sarebbe una grande isola che, senza perdere alcuna delle sue peculiarità che l’hanno resa così desiderata nel mondo come mèta turistica, saprebbe darsi una struttura tecnico-politica ed organizzativa al passo coi tempi e con una ‘schiaccia briaca’ che non abbia nulla da invidiare all’Emmenthal svizzero. Costruire un solido domani oggi significa davvero avere ‘un grande futuro dietro alle spalle’.
Jacopo Bononi