Altri interventi sul tema del Comune Unico - Semplificazione istituzionale: Claudio Coscarella, Lorenzo Marchetti, Economista Spolidale, Jacopo Bononi.
Claudio Coscarella: Un Comune (dis)Unico dell'Isola d'Elba
Premessa antropologica sul vicolo
Il vicolo rappresenta un microcosmo sociale e culturale. Uno spazio narrativo che racconta l'identità di un luogo, che testimonia dominazioni, movimenti migratori, economia e le riorganizzazioni urbane e sociali nel corso del tempo. I confini di un vicolo sono confusi e spesso delineavano gruppi di diversa appartenenza, etnica e parenterale, che abitano il medesimo spazio. Il vicolo non è il quartiere o il borgo aperto alla strada, ma un microcosmo (mentalmente) chiuso da un confine di appartenenza.
Il senso di appartenenza al proprio vicolo, che spesso coincide con il luogo natio, è molto forte e diventa un mito personale come ancora identitaria che persiste negli anni. Ma la gente del vicolo era vicina ma non unita, spesso invidiosa delle fortune altrui ed irremovibile nel giudicare i propri vicini.
Una caratteristica del vicolo è il rapporto con la verità, confusa con il senso di appartenenza e con l'intimità della vicinanza, creata dalla condivisione di finestre e balcony, che diventano luoghi di incontro e di chiacchiera, della rievocazione di racconti finchè (come accade oggi nella omolagazione universale mediatica) quest’ultimi non diventano verità mitiche.
Il vicolo era il luogo di relazioni umane di riferimento di tutta una vita, dove appartenenza e verità si intrecciano in un binomio inscindibile di costante rievocazione identitarian (il mito personale).
Il commune (dis)unico dell’Elba
Campo, Capoliveri e Porto Azzurro erano e sono ancora attualmente vicoli di una narrazione identitaria distorta:
essere gli unici protagonisti del turismo balneare elbano e custodire questo effimero primato anche a scapito degli interessi del “Bene Comune” isolano e degli altri comuni vicini. Negli ultimi 30 anni bisogna riconiscere che questi tre vicoli si sono resi protagonisti di un recupero eccezionale dei centri storici e di uno sviluppo urbanistico con notevole consumo di suolo, che ha distribuito benessere per i propri residenti ed attratto tante presenze di un turismo balneare di massa. Vale la pena ricordare la scellerata scelta di Porto Azzurro di chiudere l’attracco della continuità territoriale marittima ed in altro ambito il referendum municipale sull’aeroporto elbano di La Pila, come fosse cosa nostra locale (per poi chiedere cospicui finanziamenti regionali a nome di tutta l’isola ed a tutti i comuni elbani per una evanescente (dis)continuità territoriale aerea).
Questi tre vicoli incartapecoriti nella gestione del propria corte, con il favore dei tanti residenti tributati di favori e concessioni, non saranno mai in grado di partecipare ad una cooperazione progettuale comprensiorale, anzi guardano al commune unico come una “minaccia di assedio medievale alle proprie mura”.
Il commune (dis) unico dell’Elba nei fatti è già possible attuarlo nel breve (vedi tabella). La proposta da parte di autorevoli residentì isolani (e dei tanti no luoghi comuni di risposta quasi sempre offenzivi per i “bottinai ferrajesi”) sarebbe possibile fra Rio, Marciana, Marciana M.na e Portoferraio con la possibilità di ottimizzare le risorse, selezionare i migliori amministratori, i tecnici più qualificati, i politici più appassionati ed uscire dalle vecchie logiche degli accordi di sacrestia localistici che lentamente stanno affossando l’immagine di tutta l’isola.
Finalmente potere affronare i veri problemi (elencati dall’autorevole Arch. Pardi):
- un unico Piano strutturale intercomunale;
- un unico Piano operativo intercomunale;
- un unico Regolamento edilizio;
- un unico Piano del verde e della forestazione urbana;
- una programmazione coordinata per mobilità, trasporti, porti e aeroporto, come detto anche da te;
- una strategia comune per acqua, rifiuti, energia e adattamento climatico, come detto anche da te;
-una pianificazione unitaria per dissesto idrogeologico, protezione civile, tutela delle coste e prevenzione degli incendi;
- indirizzi condivisi per turismo.
Ai quali aggiungo personalmente Scuola, Tribunale, Sanità e foresteria/e per accoglimento pendolari lavoratori ed una politica della casa per le giovani coppie di residenti
Forza con il referendum per il comune (dis)unico di Cosmopoli (e l’assemblea dei borghi di Cavo, Rio Elba, Rio Marina, Bagnaia e Nisporto, Procchio, Marciana marina, Marciana, Poggio- Zanca-Patresi).
Personalmente sarei pronto per quest’impresa politica e valga questo quale inizio. Il resto verrà poi quando i vicoli apparterranno solamente alla storia.
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Lorenzo Marchetti: La strada possibile è quella della Comunità dell'Arcipelago
«Nel mio post pubblicato su ilVicinato.it dello scorso 14 febbraio intitolato “Elba, governo comprensoriale: giusto puntare sulla comunità isolana o di arcipelago”, ho ritirato in ballo la necessità di avere un ente unitario per il governo del comprensorio.
Mi fa piacere che questa proposta sia stata ripresa nel febbraio 2008 dal sindaco di Rio e condivisa pure dal gruppo consiliare d’opposizione e in questi giorni dagli ex sindaci di Capoliveri e Marciana Marina.
Poiché è inutile tirare in ballo proposte fantasiose, o riesumare la roulette dei numeri 1,3,4, etc. Per memoria storica è giusto citare che nel marzo 2008 Federico Mazzei, allora coordinatore elbano Pd, dichiarò alla stampa: “Una possibile alternativa, prevista tra l’altro anche dalla Regione Toscana, potrà essere la Comunità dell’Arcipelago, un ente che dovrà dotarsi di un organismo interno di gestione certamente più snello e competitivo”.
Come pure non si può dimenticare il risultato negativo del referendum sul comune unico dell’Isola d’Elba, dove il Sì vinse solo a Portoferraio, negli altri sette comuni prevalse il No».
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Economista Solidale: Perché un Comune unico può convenire
In caso di fusione nel Comune Unico dell'Elba, la legge italiana (Articolo 16 del TUEL 267/2000) offre uno strumento specifico per tutelare le identità locali e non accentrare tutto il potere a Portoferraio: l'istituzione dei Municipi nelle comunità soppresse.
A differenza delle vecchie circoscrizioni delle grandi città, i municipi nati da una fusione di comuni godono di tutele particolari. Ecco come potrebbero concretamente tutelare le frazioni e gli ex comuni elbani:
1. Rappresentanza politica locale (Istituzione degli Organi)
Lo Statuto del nuovo Comune Unico può prevedere l'elezione di organi specifici per ciascun municipio (es. il Municipio di Marciana, il Municipio di Capoliveri):
Il Protopresidente (o Prosindaco): Un amministratore locale che funge da punto di riferimento diretto per i cittadini del territorio e da interlocutore ufficiale con il Sindaco del Comune Unico.
Il Consiglio del Municipio: Un mini-consiglio eletto dai residenti della frazione durante le elezioni comunali, incaricato di portare le istanze locali all'attenzione del consiglio centrale.
2. Autonomia di spesa (I Bilanci di Prossimità)
Per evitare che le tasse pagate dai cittadini di una frazione vengano spese interamente nel centro principale, lo Statuto può blindare le risorse economiche:
Fondi a destinazione vincolata: Una quota del bilancio del Comune Unico viene assegnata direttamente ai singoli municipi per la gestione della manutenzione ordinaria (strade frazionali, illuminazione, parchi, cimiteri).
Parere obbligatorio sulle opere pubbliche: Il Consiglio del Municipio deve esprimere un parere (che lo Statuto può rendere fortemente vincolante) sul Piano Triennale delle Opere Pubbliche per gli interventi che toccano il proprio territorio.
3. Presidio dei servizi (Sportello Unico di Prossimità)
Il timore principale della fusione è la chiusura degli uffici comunali e l'obbligo di spostarsi per una carta d'identità. Il municipio garantisce la continuità:
Uffici decentrati: Gli attuali palazzi comunali dei 7 comuni non verrebbero abbandonati, ma trasformati in "Case del Municipio".
Servizi essenziali garantiti in loco: Anagrafe, stato civile, protocollo e uffici per i servizi sociali resterebbero fisicamente sul territorio della frazione, evitando lo spopolamento amministrativo.
4. Tutela dell'identità e dei regolamenti storici
La fusione non cancella la storia dei singoli territori. I municipi possono mantenere prerogative identitarie:
Salvaguardia delle tradizioni: Gestione diretta delle feste patronali, degli eventi storici e della valorizzazione del patrimonio culturale locale.
Regolamenti d'area: Possibilità di mantenere specifiche peculiarità nei regolamenti (es. gestione dei parcheggi per i residenti, usi civici, regole per il commercio storico nelle frazioni) per non omologare forzatamente realtà diverse come Marina di Campo e Rio nell'Elba.
La chiave è lo Statuto Comunale
Tutte queste tutele non sono automatiche, ma devono essere scritte dettagliatamente nello Statuto del nuovo Comune Unico. Lo Statuto è una sorta di "Costituzione dell'isola" che i 7 comuni uscenti redigono insieme prima della fusione, blindando i poteri dei municipi in modo che nessuna futura maggioranza politica centrale possa cancellarli facilmente.
L'esempio di scuola più importante e studiato in Italia per una fusione di successo basata su municipi forti è il Comune di Valsamoggia, nella città metropolitana di Bologna.
Nato il 1° gennaio 2014 dalla fusione di 5 ex comuni (Bazzano, Castello di Serravalle, Crespellano, Monteveglio e Savigno), conta circa 31.000 abitanti totali, una dimensione demografica molto simile a quella dell'Isola d'Elba.
Perché viene considerata una fusione riuscita?
Capacità di spesa: Grazie alla fusione e agli incentivi statali e regionali, il Comune unico ha incassato milioni di euro straordinari da reinvestire in scuole, strade e servizi sociali.
Mantenimento dell'identità: La forte strutturazione dei municipi ha evitato l'effetto "annessione". I cittadini di Savigno o di Castello di Serravalle continuano a sentirsi parte della loro comunità storica, pur godendo dell'efficienza burocratica di un comune di 30.000 abitanti
In caso di nascita del Comune Unico dell'Isola d'Elba, gli incentivi economici statali straordinari ammonterebbero a 2 milioni di euro all'anno per un periodo di 10 anni, per un totale complessivo di 20 milioni di euro a fondo perduto.
Il calcolo e l'assegnazione di queste risorse seguono le regole aggiornate della finanza locale e della normativa italiana:
1. Il calcolo del Contributo Statale Straordinario
Ai sensi dell'Articolo 15 del TUEL e delle successive modifiche normative (tra cui la recente estensione contenuta nella legge di conversione del Decreto Milleproroghe), lo Stato eroga un contributo straordinario decennale commisurato al 60% dei trasferimenti erariali attribuiti ai singoli comuni nell'anno 2010.
Il Tetto Massimo: Per i comuni nati da fusione che non superano i 100.000 abitanti (l'Elba unita ne conterebbe circa 32.000), la legge fissa un tetto massimo invalicabile pari a 2 milioni di euro all'anno.
Data la somma dei trasferimenti storici dei 7 comuni elbani (Portoferraio, Campo nell'Elba, Capoliveri, Porto Azzurro, Rio, Marciana e Marciana Marina), l'isola raggiungerebbe e saturerebbe senza difficoltà il tetto massimo garantito dallo Stato.
2. Gli incentivi della Regione Toscana
Ai fondi statali si andrebbero a sommare i contributi della Regione Toscana, che sostiene attivamente i processi di fusione:
La normativa regionale garantisce un contributo straordinario annuale (solitamente stimato tra i 150.000 e i 250.000 euro all'anno per i primi cinque anni).
Viene applicata una premialità assoluta nei bandi regionali: il Comune Unico godrebbe di un accesso prioritario e di punteggi aggiuntivi per l'assegnazione dei fondi europei (PR FESR e FSE+) destinati a infrastrutture critiche come porti, depuratori, digitalizzazione e scuole.
3. Ulteriori vantaggi finanziari indiretti
Sblocco del turnover del personale: I comuni nati da fusione godono di regole molto più flessibili per l'assunzione di nuovo personale (agenti di Polizia Locale, tecnici, amministrativi), superando i rigidi vincoli finanziari che bloccano i piccoli comuni isolani.
Economie di scala immediate: La centralizzazione dei contratti (es. un unico appalto per la raccolta rifiuti, uno per la manutenzione stradale e uno per il trasporto scolastico) genererebbe risparmi diretti stimati in centinaia di migliaia di euro all'anno rispetto alle 7 gestioni separate attuali.
La creazione di un Comune Unico dell'Elba permetterebbe all'isola di superare in modo compatto la soglia critica dei 30.000 abitanti.
A livello di Unione Europea, superare questo parametro demografico e amministrativo trasforma l'isola da una "somma di piccoli comuni rurali" a un unico polo istituzionale, sbloccando l'accesso diretto ai fondi strutturali (come il FESR e il FSE+) attraverso tre meccanismi specifici previsti dalla programmazione comunitaria:
1. Inclusione nelle Strategie di Sviluppo Urbano Sostenibile (Obiettivo Specifico 5.1)
I regolamenti della Commissione Europea e della Regione Toscana riservano una quota massiccia del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR) alle Aree Urbane e alle città medie (sopra i 30.000 abitanti) attraverso le Strategie Territoriali Urbane.
Cosa cambia: Attualmente i 7 comuni elbani sono considerati troppo piccoli singolarmente per accedere a questi bandi (il più grande, Portoferraio, conta solo 11.700 abitanti).
Il vantaggio: Un Comune Unico verrebbe catalogato come "Città Media" o Functional Urban Area (Area Urbana Funzionale). Questo permetterebbe all'isola di candidarsi in autonomia per ottenere linee di finanziamento dirette e dedicate per la rigenerazione urbana, le piste ciclabili sistemiche e l'efficientamento energetico delle strutture pubbliche, senza competere nei bandi ordinari polverizzati.
2. Gestione diretta come "Autorità Urbana" (Approccio Top-Down)
Per i territori che superano determinate soglie critiche di popolazione, la Regione può delegare direttamente al Comune le funzioni di Autorità Ambientale e di Gestioneper specifiche sottomisure.
Cosa cambia: Anziché aspettare l'uscita di bandi regionali generici adatti sia alla montagna sia alla pianura, l'Elba unita riceverebbe una sub-allocazione finanziaria fissa a Bruxelles o a Firenze.
Il vantaggio: Il Comune dell'Elba gestirebbe in proprio le risorse, decidendo autonomamente le scadenze e i requisiti dei bandi interni per le imprese e le infrastrutture dell'isola, azzerando i tempi della burocrazia regionale.
3. Peso specifico nell'Europrogettazione e nei progetti transfrontalieri
Molti programmi europei a gestione diretta della Commissione Europea (come Horizon Europe o i fondi Interreg Italia-Francia Marittimo) finanziano progetti di scala territoriale vasta, richiedendo requisiti tecnici ed economici che i piccoli comuni non possono garantire.
Cosa cambia: Un comune di 31.000 abitanti stabili, che d'estate quintuplica la sua popolazione a causa del turismo, ha una struttura di bilancio e una massa critica tali da poter agire come Capofila (Lead Partner) nei grandi consorzi europei.
Il vantaggio: L'Elba potrebbe guidare reti europee di isole minori per ottenere fondi speciali sulla Blue Economy (economia del mare), sulla tutela delle biodiversità marine e sullo sviluppo di trasporti navali a idrogeno o elettrici.
In sintesi:
Dalla "frammentazione" all'interlocuzione diretta
Finché l'Elba resta divisa in 7 municipi, per l'Europa è un'area periferica composta da micro-enti idonei solo a piccoli fondi per lo sviluppo rurale (FEASR) o per le aree interne. Con il Comune Unico, l'isola si siede ai tavoli di programmazione europei con la forza di una città-isola da oltre 30.000 abitanti, trasformando i fondi strutturali in un motore di
investimento continuo e non più episodico.
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Jacopo Bononi: Comune unico: la danza della politica.
La proposta del sindaco di Marciana, Simone Barbi, al quale mi lega una fraterna e antica amicizia col babbo Angelo, tocca un nervo scoperto della politica elbana che fa discutere da decenni: il bilanciamento tra efficienza burocratica e identità territoriale. Da par mio continuo a vedere, anche dopo aver letto la sua intervista, nella frammentazione amministrativa in sette piccoli comuni la causa principale della debolezza politica dell'isola nei tavoli con la Regione Toscana e lo Stato (specie su temi cruciali come continuità territoriale, sanità e trasporti).
Tre o sette comuni significano comunque una moltiplicazione di uffici tecnici, segretari comunali, piani operativi e regolamenti, che spesso creano confusione ai cittadini e rallentano lo sviluppo. Richiamare la divisione di epoca napoleonica, come un bravo sindaco colto deve dimostrare di poter fare, è un passo indietro rispetto a un mondo globalizzato che richiede risposte rapide e accentrate. Barbi ricorda il fallimento del referendum del 2013 per il Comune Unico poiché la cittadinanza si espresse nettamente contro, il sindaco ritiene che imporre oggi una ‘fusione a freddo’ provocherebbe solo un enorme caos burocratico e forti resistenze popolari.
L'idea di un Comune dell'Anello Occidentale (unendo Marciana, Marciana Marina e Campo nell'Elba) si basa sul fatto che queste comunità condividono la stessa economia (prevalentemente turistica e legata al Monte Capanne), problemi geografici simili e una forte affinità culturale. Secondo Barbi, unire queste tre realtà sarebbe un passo più realistico e digeribile per i cittadini. Prima di fondere i municipi, Barbi propone di unificare i servizi critici (come già si fa con la GAT per il turismo, o estendendola a Polizia Locale e Protezione Civile). L'obiettivo è abituare le macchine comunali a lavorare insieme prima di cancellare i confini. In sintesi, mentre i critici come me vedono nella proposta dei tre comuni un ‘campanilismo allargato’ che non risolve i problemi strutturali dell'Elba, la visione del sindaco tenta di essere un compromesso pragmatico per superare lo stallo politico attuale, partendo dal presupposto che il Comune Unico, oggi, non verrebbe accettato dalla popolazione. Volendo approfondire, il colto richiamo del sindaco all'epoca napoleonica non è solo una suggestione storica, ma si riferisce a una precisa ripartizione geografica e amministrativa che risale al 1814, quando Napoleone Bonaparte fu sovrano del Principato dell'Elba.
Il legame tra l'analisi moderna e l'impostazione napoleonica si sviluppa su diversi livelli. Durante il suo breve regno, Napoleone dovette fare i conti con le forti rivalità storiche tra le varie zone dell'isola. Pur unificando l'Elba sotto un'unica bandiera, riconobbe tre anime territoriali ben distinte, simboleggiate (secondo la tradizione locale) dalle tre api d'oro sul fondo rosso della bandiera elbana che lui stesso disegnò, ossia Portoferraio la capitale, centro burocratico, militare e cosmopolita.
L'Anello Orientale (distretto minerario/marittimo) legato a Rio e Longone (oggi Porto Azzurro), caratterizzato storicamente dalle miniere di ferro. Infine l'Anello Occidentale (distretto agricolo/montano) concentrato attorno al Monte Capanne, con i territori di Marciana e Campo. La proposta di Barbi ricalca esattamente questa visione: isolare Portoferraio come entità a sé stante e fondere i piccoli comuni limitrofi nei due rispettivi ‘Anelli’ (Orientale e Occidentale). Napoleone notò che le tre macro-aree avevano economie e stili di vita completamente diversi. Il sindaco Barbi usa oggi lo stesso argomento: unire Marciana, Marciana Marina e Campo nell'Elba ha senso perché sono tre territori ‘omogenei’ nel senso che condividono la stessa vocazione turistica legata alla natura, alla montagna e alle spiagge occidentali, affrontando i medesimi problemi logistici. Per Barbi, l'impostazione napoleonica funziona ancora perché rispetta le reali identità socio economiche dell'isola, a differenza di un Comune Unico che appiattirebbe le differenze. Napoleone era un accentratore infatti creò un'amministrazione moderna, efficiente e centralizzata proprio per superare i campanilismi storici dei singoli paesi. Chi sostiene il Comune Unico oggi come me si rifà proprio al metodo napoleonico della modernizzazione e della semplificazione centralizzata. La posizione di Barbi al contrario, cita Napoleone per giustificare la divisione in tre macro-aree, usandola come scudo contro la fusione totale e sostiene che l'Elba non sia ancora pronta al centralismo assoluto e che la tripartizione sia lo stadio intermedio ideale. La visione del sindaco Barbi si trova esattamente all'opposto dell'efficienza ‘stile svizzero’ del mio precedente intervento, creando una frizione evidente tra il pragmatismo politico locale e la razionalizzazione amministrativa moderna. Chi invoca come il sottoscritto la precisione e l'efficienza svizzera per l'Elba immagina un'amministrazione sul modello dei Cantoni o delle grandi fusioni municipali elvetiche. Un solo ufficio tecnico, un unico comando di Polizia Locale, un solo piano regolatore e un unico interlocutore per i trasporti. Meno costi di gestione politica e burocratica, processi digitalizzati e standardizzati, e un peso contrattuale enorme nei confronti della Regione.
L'isola viene trattata come un'unica azienda-territorio da ottimizzare per eliminare ogni spreco. La visione di Barbi (il modello politico-identitario) frammentando l'isola in tre aree (o mantenendo le gestioni associate), mina alla base questa efficienza matematica. Le gestioni associate (come la GAT) richiedono che 7 sindaci si mettano d'accordo a maggioranza, per i sostenitori dello stile svizzero come me, questo significa lentezza decisionale, veti incrociati e compromessi al ribasso. Inoltre creare tre comuni (invece di uno o sette) riduce i campanilismi, ma non li elimina perchè ci sarebbero comunque tre sindaci, tre giunte e tre visioni diverse dello sviluppo elbano. Barbi ammette che il Comune Unico sarebbe efficiente ‘dal punto di vista tecnico e teorico’, ma lo rifiuta perché la popolazione non lo vuole. Sceglie quindi di sacrificare l'efficienza pura sull'altare della pace sociale e dell'identità storica e in buona sostanza la proposta dei tre comuni cerca di salvare l'identità locale a scapito della massima semplificazione. Per chi come me sogna un'Elba organizzata come un ‘orologio svizzero’, la visione del sindaco appare come un compromesso inefficiente che rallenta la modernizzazione dell'isola, per il sindaco invece è l'unico modo realistico per fare un piccolo passo avanti senza scatenare una rivolta nei singoli paesi. Dietro i discorsi ideologici sulla storia napoleonica e sull'efficienza amministrativa c'è quasi sempre una partita a scacchi legata al potere politico, al consenso e alla sopravvivenza istituzionale dei singoli leader e sono le dinamiche di autoconservazione della classe politica che è basata su calcoli di convenienza ben precisi per i due protagonisti che sono venuti allo scoperto per primi tra ieri e oggi sul tema. In uno scenario di Comune Unico dell'Elba, Portoferraio diventerebbe inevitabilmente il centro nevralgico della nuova amministrazione. Portoferraio è già la capitale storica, economica e demografica dell'isola. Chi governa la città medicea si troverebbe in una posizione di netto vantaggio per guidare un eventuale super-comune, al di là dell’elegante schernirsi del primo cittadino ‘ferajese’. Per un sindaco di Portoferraio (che deve gestire la complessità dei flussi commerciali, dell'ospedale e dei trasporti), dover negoziare ogni singola decisione con altri sei sindaci di piccoli comuni è un freno continuo mentre il Comune Unico eliminerebbe i ‘veti’ della periferia, mettendo Portoferraio (e chi la guida) al comando effettivo dell'intera isola. Per il sindaco di un piccolo comune montano e periferico come Marciana, il Comune Unico rappresenta il rischio concreto dell'estinzione politica e amministrativa: in un Comune Unico, Marciana e le sue frazioni diventerebbero l'estrema periferia di un territorio centralizzato. Il peso elettorale dei cittadini di Marciana verrebbe diluito e conterebbe pochissimo rispetto a quello dei centri più popolosi a meno delle garanzie già proposte del modello svizzero di rappresentanza. Meno comuni significano meno sindaci, meno assessori e meno consiglieri comunali. Per i rappresentanti dei piccoli borghi, difendere l'autonomia municipale significa anche difendere il proprio ruolo e la capacità di incidere direttamente sul territorio quindi proporre la fusione a tre (l'Anello Occidentale) consente a Barbi di non passare per un semplice conservatore ancorato al passato, ma di presentarsi come un innovatore moderato. Al tempo stesso, unendo Marciana, Marciana Marina e Campo, si creerebbe un blocco occidentale abbastanza forte da fare da contrappeso a Portoferraio salvaguardando il potere politico locale. Il dibattito amministrativo dell'Elba è anche una lotta per la centralizzazione contro il decentramento del potere. Chi sta al centro (Portoferraio) spinge comprensibilmente per la massima unificazione, perché ha i numeri per controllarla mentre chi sta in periferia (i piccoli comuni come Marciana) frena o propone soluzioni intermedie, perché sa che in un unico grande calderone i propri bisogni specifici e la propria classe politica rischierebbero di diventare invisibili. Il sistema politico svizzero (federalismo e democrazia diretta) nasce esattamente per risolvere il dilemma che vive l'Elba, come unire territori diversi per essere forti ed efficienti senza che il centro più grande schiacci le piccole periferie. Se applicassimo, ripeto, un modello ‘stile svizzero’ adattato all'Isola d'Elba, i contrasti tra Portoferraio (Nocentini) e i piccoli comuni (Barbi) verrebbero neutralizzati attraverso alcuni pilastri fondamentali: in Svizzera non esiste un Presidente forte, ma un Consiglio Federale di 7 membri dove le decisioni si prendono per consenso (collegialità). Il ‘Comune Unico’ non avrebbe un unico sindaco onnipotente eletto a Portoferraio perché l'amministrazione sarebbe guidata da un comitato esecutivo fisso in cui siedono i rappresentanti dei vecchi municipi o delle macro-aree (es. due per l'Ovest, due per l'Est, due per il Centro, due per il Sud). Nocentini non avrebbe il monopolio del potere e Barbi non verrebbe escluso. La guida dell'isola sarebbe condivisa, obbligando i leader alla mediazione continua.
Inoltre per evitare che i cantoni più popolosi dettino legge a quelli montani, il parlamento svizzero dà lo stesso peso alle regioni nella camera alta. Da noi il consiglio comunale del Comune Unico verrebbe diviso in due livelli decisionali per le materie chiave. Una camera basata sul numero di abitanti (dove Portoferraio avrebbe più peso) e una camera basata sul territorio (dove Marciana, Marciana Marina e ogni ex comune avrebbero esattamente lo stesso numero di rappresentanti, ad esempio due per ciascuno). Quindi nessuna legge o piano strutturale potrebbe passare senza il voto favorevole dei piccoli territori.
Marciana manterrebbe un totale potere di veto sulle decisioni che riguardano il suo territorio. Infine i comuni svizzeri fusi mantengono un'altissima autonomia di spesa e gestione sui servizi di prossimità. Il Comune Unico elbano si farebbe carico solo delle grandi macro-funzioni (Sanità, Porti, Trasporti, Promozione Turistica, Rifiuti) e i vecchi municipi verrebbero trasformati in Municipi di Distretto con un proprio budget autonomo per gestire la manutenzione locale, le feste di paese, le scuole elementari e il decoro urbano. Quindi la burocrazia si alleggerirebbe a livello centrale (efficienza), ma il cittadino di Marciana continuerebbe ad avere il suo sportello sotto casa e la sicurezza che le tasse pagate all'Ovest rimangano in parte all'Ovest per i progetti locali. Il sistema svizzero dimostra che l'efficienza non richiede l'annientamento delle identità. Se applicato all'Elba, toglierebbe a Portoferraio la paura degli altri di essere ‘colonizzati’ e darebbe ai piccoli comuni la certezza giuridica di non sparire, realizzando quel Comune Unico efficiente che il sindaco Barbi definisce valido ‘in teoria’, ma rendendolo finalmente possibile ‘in pratica’.