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Ambiente e salute in Toscana: La tutela ecologica è il pilastro fondamentale su cui poggia la salute pubblica

Scritto da  Adriano Pistilli Giovedì, 10 Settembre 2026 10:55

Intervista al Commissario straordinario Arpat, Pietro Rubellini: «Quando si parla di ambiente, la qualità dell’informazione è parte integrante della tutela. La geotermia può rappresentare una componente importante della transizione energetica».

La tutela dell'ambiente non è più una questione settoriale, ma il pilastro fondamentale su cui poggia la salute pubblica. Con la recente nomina a Commissario straordinario di Arpat, il geologo Pietro Rubellini prosegue il suo mandato alla guida dell'organo tecnico-scientifico della Regione Toscana. L’abbiamo intervistato per capire come portare avanti la transizione ecologica applicando la visione integrata del principio One Health: proteggere l'ecosistema per proteggere l'uomo.

 

Intervista

 

Commissario, una delle preoccupazioni crescenti per la salute pubblica riguarda la presenza di residui di farmaci e composti Pfas nelle acque. Qual è lo stato attuale del monitoraggio di Arpat in Toscana su questi specifici inquinanti e quali strategie state mettendo in atto con i gestori idrici per prevenirne la diffusione?

La presenza di contaminanti emergenti nelle acque, come PFAS e residui di farmaci, rappresenta una sfida crescente per le agenzie ambientali. Per questo ARPAT ha rafforzato progressivamente il monitoraggio, ampliando le sostanze ricercate e adottando metodologie analitiche sempre più sensibili, in linea con l’evoluzione normativa.

Per quanto riguarda i PFAS, i controlli evidenziano una presenza diffusa soprattutto nelle acque superficiali. È però importante distinguere la semplice rilevazione di tracce dal superamento degli standard di qualità ambientale: sono soprattutto questi ultimi a richiedere approfondimenti e interventi di risanamento. I dati raccolti consentono di individuare le aree maggiormente interessate e di fornire a Regione Toscana ed enti competenti un quadro solido per orientare le attività di prevenzione e controllo.

Anche per i residui di farmaci e gli altri contaminanti emergenti l’obiettivo è consolidare un sistema di monitoraggio sempre più efficace, affiancandolo a interventi di prevenzione alla fonte. In questo percorso è fondamentale la collaborazione con i gestori del servizio idrico, per migliorare i processi depurativi, individuare le fonti di pressione e verificare l’efficacia delle misure adottate.

La sfida, quindi, non è soltanto individuare gli inquinanti, ma ridurne progressivamente l’immissione nell’ambiente, attraverso una gestione più sostenibile dei processi produttivi e dei cicli depurativi. Una rete di monitoraggio capillare e dati scientificamente solidi sono indispensabili per programmare interventi efficaci e tutelare le risorse idriche e la salute dei cittadini e delle cittadine.

 

Lei sostiene da tempo che la salute umana sia indissolubilmente legata a quella dell'ecosistema. In che modo questa filosofia si traduce nelle attività quotidiane di controllo dell'agenzia e come sta cambiando il ruolo di Arpat di fronte alle sfide del cambiamento climatico?

La salute dell’ambiente e quella dell’uomo sono strettamente connesse: è il paradigma One Health, che per ARPAT deve tradursi concretamente nel modo di monitorare e interpretare il territorio. Il nostro compito è conoscere lo stato di salute dell’ambiente attraverso il monitoraggio di acque, mare, aria, suolo ed ecosistemi, trasformando i dati raccolti in conoscenza utile alle istituzioni e ai cittadini.

Intercettare precocemente contaminanti e alterazioni ambientali significa anche contribuire alla prevenzione dei rischi per la salute. Questo richiede una crescente integrazione tra competenze ambientali, sanitarie e scientifiche. ARPAT può dare un contributo fondamentale mettendo a disposizione dati affidabili e svolgendo attività di controllo, nel rispetto dei ruoli degli altri soggetti competenti per le valutazioni sanitarie e le politiche pubbliche.

Il cambiamento climatico rende questa prospettiva ancora più urgente. Siccità, precipitazioni intense, maggiore pressione sulle risorse idriche e trasformazioni degli ecosistemi incidono non solo sulla quantità, ma anche sulla qualità delle acque e sull’equilibrio ambientale.

Per questo il ruolo di ARPAT deve evolvere: non basta più fotografare l’ambiente, ma occorre leggere le tendenze, comprendere le relazioni tra i fenomeni e anticipare i rischi. Produrre dati, renderli accessibili e trasformarli in strumenti per le decisioni significa contribuire concretamente alla capacità del territorio di adattarsi e diventare più resiliente di fronte alle sfide ambientali e climatiche.

 

La Toscana ha una peculiarità nel panorama delle rinnovabili: la geotermia, che produce tanta elettricità da poter essere equiparata a circa il 35% del fabbisogno regionale. Quale ruolo può avere questa risorsa nella transizione energetica e come conciliare il suo sviluppo con la tutela dell’ambiente e del territorio? Qual è, in questo contesto, il contributo di ARPAT?

La geotermia rappresenta una delle peculiarità energetiche della Toscana e una risorsa strategica per la transizione energetica: è una fonte rinnovabile, programmabile e non dipendente dalle condizioni meteorologiche, che contribuisce in modo significativo alla copertura del fabbisogno elettrico regionale. La Toscana ha inoltre una lunga esperienza in questo settore, con un patrimonio industriale e di competenze che costituisce un elemento distintivo del territorio.

Naturalmente, come per ogni attività che utilizza risorse naturali, lo sviluppo della geotermia deve essere accompagnato da attenzione e controllo degli aspetti ambientali. Ed è proprio questo il ruolo di ARPAT: monitorare le emissioni delle centrali, la qualità dell’aria nelle aree geotermiche e, in particolare, la presenza di sostanze come acido solfidrico e mercurio, oltre a controllare le acque superficiali e sotterranee nell’area del Monte Amiata.

Il sistema di controllo è articolato e si basa sia sui dati delle reti di monitoraggio sia sulle verifiche autonome di ARPAT. L’Agenzia effettua infatti sopralluoghi, campionamenti e analisi direttamente sugli impianti e verifica i dati della rete di monitoraggio presente sul territorio. I sistemi di abbattimento delle emissioni hanno inoltre consentito una significativa riduzione del carico inquinante.

Il punto fondamentale è quindi tenere insieme sviluppo della risorsa e tutela ambientale. ARPAT deve continuare a garantire controlli rigorosi e, soprattutto, dati solidi, verificabili e accessibili, perché è attraverso la conoscenza che si può valutare nel tempo la sostenibilità della coltivazione geotermica e fornire ai cittadini e alle istituzioni gli elementi necessari per assumere decisioni consapevoli. La geotermia può rappresentare una componente importante della transizione energetica toscana, ma il suo sviluppo deve procedere insieme alla tutela del territorio e alla trasparenza delle informazioni.

 

La sua nomina a Commissario garantisce stabilità all'Agenzia: quali sono gli obiettivi prioritari e i dossier più urgenti che intende chiudere o avviare durante questo periodo?

La Legge Regionale n. 30 del 2009 definisce e disciplina il quadro della pianificazione strategica di ARPAT e rappresenta quindi il riferimento all’interno del quale l’Agenzia programma le proprie attività. Su questa base, ARPAT si dota di un Piano delle attività che traduce gli indirizzi strategici in obiettivi e azioni concrete, individuando priorità e risorse in relazione alle esigenze di controllo e monitoraggio ambientale del territorio.

La programmazione strategica si accompagna poi a un calendario annuale di tipo operativo, scandito da scadenze precise per la predisposizione, l’approvazione e l’eventuale integrazione degli strumenti programmatici. Questo consente di mantenere un collegamento costante tra gli obiettivi di medio periodo e le attività che l’Agenzia è chiamata a realizzare nel corso dell’anno.

Un elemento altrettanto importante è rappresentato dalla fase di rendicontazione, che permette di verificare il livello di attuazione delle attività programmate e la qualità delle prestazioni svolte. ARPAT redige quindi specifiche relazioni sull’avanzamento degli obiettivi e sui risultati raggiunti, mettendo a disposizione della Giunta regionale della Toscana gli elementi necessari per valutare l’attività dell’Agenzia.

Si tratta, in sostanza, di un processo continuo che lega programmazione, operatività, monitoraggio e rendicontazione, garantendo coerenza tra gli indirizzi strategici e le attività concrete di ARPAT con trasparenza e verificabilità dei risultati.

 

I dati ambientali sono spesso complessi e rischiano di generare allarmismo o, al contrario, sottovalutazione dei rischi. Come sta lavorando ARPAT per rendere la comunicazione scientifica più accessibile, trasparente e vicina alle comunità locali che chiedono risposte certe?

Quando si parla di ambiente, la qualità dell’informazione è parte integrante della tutela. ARPAT produce dati solidi, verificabili e confrontabili nel tempo, garantendo che siano accessibili a tutti. La qualità scientifica si accompagna quindi alla trasparenza e alla capacità di rendere le informazioni comprensibili.

ARPAT ha investito fin dalla fine degli anni Novanta nell’accreditamento per dimostrare che i suoi laboratori soddisfano sia i requisiti tecnici che quelli relativi al sistema di gestione dettati dalla norma internazionale di riferimento ISO/IEC 17025 (in Italia UNI CEI EN ISO/IEC 17025), necessari per offrire dati e risultati accurati e tecnicamente validi per specifiche attività di prova; l’accreditamento è quindi l’attestazione della competenza, indipendenza e imparzialità dei laboratori di prova da parte di un ente che agisce quale garante super partes (ACCREDIA, ente unico di accreditamento designato dal governo italiano).

È importante distinguere tra il dato e la sua interpretazione. Il compito dell’Agenzia è garantire l’attendibilità del dato, spiegando poi che cosa ci dice, quali tendenze emergono, quali sono le criticità e quali sono i limiti della conoscenza. Dire con chiarezza ciò che sappiamo e ciò che richiede ulteriori approfondimenti significa garantire trasparenza e rispetto nei confronti dei cittadini.

In questa direzione, l’Annuario dei dati ambientali rappresenta uno degli strumenti principali attraverso cui restituiamo una fotografia dello stato dell’ambiente toscano. Ma i dati non si fermano all’Annuario: ARPAT rende disponibili sul proprio sito web anche banche dati, report e bollettini dei monitoraggi. Stiamo lavorando per rendere queste informazioni sempre più accessibili e facilmente consultabili, perché un dato è realmente utile quando può essere conosciuto e compreso.

Questo significa anche rendere “fruibile” la complessità scientifica senza banalizzarla. Una corretta informazione deve permettere di capire, ad esempio, se una sostanza è stata semplicemente rilevata, se supera un determinato valore o se esiste una tendenza nel tempo. La comunicazione deve quindi essere rigorosa, ma anche chiara e contestualizzata, evitando sia allarmismi sia semplificazioni.

La fiducia nasce dalla disponibilità di informazioni affidabili, aggiornate e trasparenti. Per questo ARPAT non deve limitarsi a produrre dati, ma deve metterli a disposizione della comunità e contribuire a costruire consapevolezza ambientale. In questo senso, l’informazione diventa uno strumento di prevenzione e una risorsa fondamentale per affrontare anche le sfide del cambiamento climatico.

 

A cura di Adriano Pistilli
da greenreport.it

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Ultima modifica il Giovedì, 10 Settembre 2026 11:04