I recenti nubifragi del 18 e 20 ottobre 2026, con allagamenti e frane tra Cavo, Rio e successivamente a Marciana, hanno messo ancora una volta in evidenza la fragilità dell'isola dal punto di vista idrogeologico; dal momento che, negli ultimi anni, eventi meteo estremi si sono sempre più spesso ripetuti, diventa ancora più importante riuscire a mettere in campo una corretta pianificazione.
Manca una seria manutenzione, ordinaria e straordinaria, di strade, fossi e fognature che non vengono puliti e spesso anche zone come quella di Carburo a Portoferraio finiscono per allagarsi. La cementificazione senza regole con la tombatura di molti fossi, chiusi per poi costruirvi sopra, ha limitato le capacità di drenaggio dei vari territori: un esempio lampante arriva dalla valle di Cavo dove scorrevano quattro fossi, poi tombati, oggi alla base degli allagamenti.
E' necessario istituire un tavolo tecnico permanente che coinvolga, oltre ai setti comuni elbani, la Regione Toscana, le Autorità di Bacino ed il Consorzio di Bonifica. Al riguardo, serve un Piano Strategico Intercomunale, per superare la frammentazione amministrativa dei Comuni isolani, perchè l'acqua non conosce confini e non ha territori amici o nemici.
Individuare soluzioni tecniche come ad esempio quelle presentate per il progetto "Città-spugna" a Portoferraio, come l'utilizzo di asfalti drenanti e la realizzazione di giardini e piazze con cisterne allagabili per limitare la dispersione dell'acqua nelle fognature, sono soluzioni che potrebbero venire adottate su tutta l'isola.
Rimozione dunque di asfalto e cemento, aumento del verde, vasche di laminazione urbane e drenaggio sostenibile rappresentano la direzione da seguire per poter passare dal dover sempre gestire l'emergenza dopo ogni alluvione, all'avere una gestione programmata unitaria, finanziata con fondi statali, regionali ed europei, che unisca opere idrauliche tradizionali e soluzioni naturali.
Emilio Soldatini, Responsabile Territoriale della FILCA-CISL