Come Elba4Gaza abbiamo aderito allo sciopero generale del 30 ottobre, indetto dai sindacati di base, per manifestare contro il caro vita, il riarmo, la militarizzazione dei porti e la complicità del governo italiano nelle guerre imperialiste e nel genocidio del popolo palestinese.
Non si può affrontare il caro vita senza considerare le cause che lo alimentano.
Chiediamo pertanto che le risorse pubbliche siano destinate alla scuola, alla sanità, ai trasporti e alla tutela dei redditi, anziché alla corsa agli armamenti.
Per queste ragioni abbiamo ritenuto doveroso scendere in piazza ed esercitare ilbdiritto al dissenso, denunciando i tentativi del governo di ostacolare e delegittimare anche le manifestazioni pacifiche. L’indignazione continua a rivolgersi contro chi protesta, nonostante le tante vetrine rotte a Gaza e un costo della vita sempre più insostenibile.
A Portoferraio abbiamo sfilato al fianco dei numerosi studenti che hanno aperto il corteo, sostenendo le loro rivendicazioni per il diritto allo studio, la sicurezza degli edifici scolastici e l’educazione sesso-affettiva. Negli interventi è stato inoltre richiamato il problema della presenza dell’amianto nelle scuole elbane. Hanno
partecipato anche altre realtà sensibili a questi temi, tra le quali Amnesty International, il Collettivo ReLOVution, Donne in Cerchio, l’ANPI, PRC_Elba e i Giovani Comunisti.
Nel pomeriggio, le nostre esigenze isolane non sono rimaste isolate, ma si sono affiancate a quelle dei numerosi piombinesi che presidiavano il porto di Piombino.
Qui abbiamo rappresentato le necessità della comunità elbana, condizionata da una mobilità limitata e da collegamenti insufficienti. L’iniziativa ha costituito un
naturale punto d’incontro tra le fragilità connesse all’insularità e le difficoltà dei vicini piombinesi, nell’impegno condiviso a difesa dei servizi pubblici e del
territorio.
In questa sede abbiamo ribadito la nostra opposizione all’utilizzo bellico del porto e le preoccupazioni per la sicurezza legate alla presenza del rigassificatore nello stesso scalo in cui transitano armamenti ed esplosivi.
Forti di questa unione, rivendichiamo trasporti marittimi più sicuri, meno onerosi e accessibili a tutti, insieme al ripristino del parcheggio gratuito a servizio del porto di Piombino. Il venir meno di questa possibilità comporta ulteriori spese di sosta, che si sommano al costo dei biglietti.
Risiediamo all’Elba tutto l’anno e non possiamo essere equiparati ai turisti: attraversare il canale risponde spesso a necessità di lavoro, studio, salute e
famiglia. La condizione insulare deve essere riconosciuta attraverso misure che garantiscano pari diritti e opportunità.
I porti devono essere al servizio delle comunità, garantendo lavoro, mobilità e collegamenti, senza renderci complici di guerre che non ci rappresentano e di
scelte che gravano ulteriormente sulla popolazione.
Elba4Gaza