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Quel gioiello sporcato, offeso, sprecato che chiamano Portoferraio

Scritto da  Elisa Zini Sabato, 11 Luglio 2026 09:30

Quando ci arrivi dal mare è un colpo al cuore. La darsena ti accoglie come un dipinto: elegante, armoniosa, una bomboniera. Uno scrigno prezioso.
Il problema è che quello scrigno qualcuno, da anni, si è dimenticato di aprirlo.
Basta scendere dalla nave e la magia si dissolve velocemente. Si passa dalla cartolina alla realtà in una manciata di passi.

 

Fondi commerciali chiusi da anni con le insegne ancora appese. Una sorta di museo dell'attività estinta.
Escrementi, erbacce, odore di urina. E non sempre animale.
Tavoli ovunque. Anche accanto ai bidoni o a piccole discariche improvvisate, tanto che non sai se siano oggetti da buttare o l'arredo del locale dove stai per sederti a mangiare.
La cartellonistica è scolorita, rotta, spesso incompleta. Non un punto d'ombra, non una panchina panoramica dove fermarsi ad ammirare quello che, nonostante tutto, resta uno dei porti più belli del Mediterraneo.
La darsena vuota, purtroppo bellissima, si anima la mattina presto, quando qualcuno ancora dorme e sfila il prêt-à-porter di slip diretto ai bagni pubblici. Oppure la sera, quando, davanti a un buon calice ghiacciato nel salotto di Portoferraio, ci si gode un aperitivo osservando chi, appena rientrato in barca, utilizza la cannella del porto per lavarsi, senza il minimo pudore.
Non ci avevo mai pensato, ma forse la ZTL non serve a non disturbare i diportisti. Forse serve a preservare noi cittadini da certe scene.

 

Poi arrivano le domande più semplici.
"Signora, dove posso trovare dei tovaglioli?"
"Avete del latte fresco?"
"Dove posso comprare un sapone?"
E io resto in silenzio.
Mi sento in difficoltà. Mi sento a disagio. Mi vergogno.
Perché questa è Portoferraio. È casa mia.
Come accogliamo i nostri ospiti? Cosa gli proponiamo? Perché dovrebbero scegliere Portoferraio?

 

Il turismo sembra essere diventato un concetto astratto.
Ci chiediamo perché ci siano sempre meno visitatori. Eppure il mare è lo stesso degli anni Sessanta. Forse è l'idea di turismo che è cambiata. O forse abbiamo perso quella più importante: l'ospitalità autentica.
Quella che ti faceva sentire ospite ma anche parte dell'isola. Quella che ti accompagnava a scoprire gli angoli nascosti, che con orgoglio ti regalava un pezzetto della sua bellezza e ti faceva venire voglia di tornare. Ancora. E ancora.

 

Poi di botto torno al presente.
Cerco parcheggio per andare al lavoro.
Anzi no, cerco direttamente un miracolo.
Passo davanti alla Capitaneria. Le transenne della manifestazione sono state rimosse.
Il cartello di divieto sul parcometro, però, è ancora lì.
Ma sì... tanto a Portoferraio, che ci vieni a fare?
Perché a Portoferraio nulla è più definitivo del provvisorio.

 

Mi fermo un attimo ad annusare una pianta, secca, e guardare la darsena.
È ancora bellissima.
Lei continua a fare il suo dovere.
Noi un po' meno.
Apro il negozio e spero soltanto che nessun turista mi faccia la domanda più difficile di tutte
"C'è una ferramenta? Un negozio di casalinghi? Un alimentari?"
E ogni volta mi viene voglia di rispondere:
"No, ma se cerca una serranda abbassata posso consigliargliene diverse."
E invece sorrido.
Perché mi vergogno.
Mi vergogno che questa sia casa mia
Perché di mercanti, a Portoferraio, ormai sono rimaste solo le orecchie.

 

Elisa Zini

 

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Ultima modifica il Sabato, 11 Luglio 2026 09:41