Il 28 aprile 2025 scrivevo qua su Elbareport una riflessione pubblicata con il titolo “L’assurdità del NON biglietto on line per residenti”, riferita alle compagnie del gruppo Moby Toremar.
Il mondo nel frattempo è andato avanti. Abbiamo più telefoni, tablet, pc, orologi smart e qualsivoglia device che sale in zucca e magari soldi nel conto in banca; siamo inondati da app di ogni tipo; salutiamo la nostra amica e confidente AI prima di uscire di casa dopo averle chiesto se fuori piove; viviamo ed abbiamo relazioni solo tramite i social e WA; acquistiamo on line anche il pane del panettiere del negozio a 200 mt da casa; berciamo le nostre richieste ad Alexa di chiudere le tapparelle di casa mentre siamo nel vagone FateSilenzio sul Freccia Rossa MI-RM.
E noi residenti elbani possiamo perfino comprare on line i biglietti dei traghetti così possiamo metterli nel wallet per poi felicemente sbandierarli con il nostro Smart Watch sotto il naso del portuale che all’imbarco controllerà nel suo device se sei effettivamente quella A. Vannucci che vede nel suo congegno, proprio lei, effettivamente residente elbana d.o.c. con tanto di fotina a colori, documento di identità e pure certificato di residenza debitamente registrato. Proprio lei, magari un po’ diversa, magari invecchiata rispetto la foto ma comunque lei, quella che ha acquistato il biglietto, lo ha pagato on line, addirittura con Paypal o Klarna o Satispay, volendo con comode infinitesimali rate e manco lo ha dovuto stampare, con relativo risparmio di carta, inchiostro e soprattutto buona pace di tempo e risorse, umane, disumane, materiali e pure immateriali.
Ah no, scherzavo.
Ma solo in parte.
Perché effettivamente quello che pare un qualcosa di normale, quasi banale perfino negli angoli più remoti del pianeta quando si viaggia, guidati dai nostri devices addirittura nel deserto del Salar, qua da noi è ancora fantascienza per le succitate compagnie, ripetiamolo insieme: Moby e Toremar, per chi nel frattempo si fosse distratto stremato dalla fatica di leggere queste mie righe polemiche e caustiche, debilitato da uno sforzo reso estremo grazie al deficit di attenzione indotto da social e media vari. Scusate se non sono sintetica e questa lettura va oltre lo standard dei cinque secondi.
Sarebbe quasi romantico vedere come niente cambi, specie qua da noi. C’è una resistenza paragonabile a quella agli antibiotici. Probabilmente è genetica.
Comunque niente di nuovo all’orizzonte biglietti on line per Toremar Moby.
Tutto come un anno fa, tre anni fa, e via andando.
Se proprio si vuole avere la sicurezza di partire o ti compri il biglietto in biglietteria (o in un agenzia convenzionato) o ti compri “la prenotazione” on line (solo sul sito toremar) E POI vai comunque, obbligatoriamente, in biglietteria per farla laboriosamente convertire in biglietto, stampato su un foglio A4 da una uggiatissima signora che ti guarda come se tu fossi un alieno sbarcato appositamente per rompere le balle proprio a lei in tutto l’universo noto.
Pazienza se esistono concretamente un sacco di sistemi per bypassare la solita trita scusa che poi non si può controllare se chi monta in nave con quel biglietto davvero abbia il diritto di averlo, pagandolo troppo poco rispetto i non residenti. Si sa, noi elbani siamo tutti un po’ lazzaroni, furbetti, mangia ufo e blablabla.
Suvvia, non rompiamo le balle, con tutti i problemi che ci sono al mondo, siamo solo capaci di lamentarci e di non cambiare mai nulla.
Un po’ è vero ma non totalmente. Io non potendo fare qualcosa di materiale che mi eviti la galera, ho scelto la strada del semi boicottaggio e viaggio con queste compagnie solo quando sono costretta a farlo per impegni inderogabili ad orari alternativi, tipo fare la chemio a Firenze in quel giorno ed in quella precisa ora. Sennò ciaone. E sì che da anni ed anni sono sempre in viaggio, fra curare gli altri e poi curare me. D’altronde sono cose che capitano quando si vive su di un isola: noi cittadini un po’ di categoria B si ha bisogno di andare e venire dal continente, e toh guarda, non solo per diporto. Ma se anche fosse? Sempre italiani siamo e il diritto di territorialità è una roba garantita dalla nostra bellissima Santa Costituzione.
Dai, vi ringrazio per l’attenzione e la finisco qua ma prometto che se ci sono ancora, fra un anno ritorno sicuramente sull’argomento.
A. Vannucci