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Storia di un "buco" ferajese. Pardi: Le lastre non sono semplicemente “pietre per terra”

Scritto da  Massimiliano Pardi Giovedì, 17 Settembre 2026 10:37

Perché?

Questa non vuole essere una denuncia.
Vuole essere una domanda. E soprattutto un'occasione per conoscere un po' meglio Portoferraio.
Perché forare una pietra di una pavimentazione storica in Via San Francesco, quando probabilmente esistono soluzioni alternative e meno invasive?

 

La fotografia mostra un particolare che molti di noi potrebbero attraversare ogni giorno senza farci caso.
Sono grandi elementi lapidei, lavorati uno per uno e caratterizzati da particolari scanalature parallele. Non sono semplicemente “pietre per terra”: fanno parte del modo in cui, nel corso dei secoli, sono state costruite e trasformate le strade della nostra città.

 

A Portoferraio abbiamo testimonianze documentarie molto interessanti.
Alla fine del Settecento, durante il periodo lorenese, i documenti descrivono interventi sulle strade cittadine e, nel 1795, l'ingegnere Giovanni Grazzini parla espressamente di pavimentazioni realizzate in “lastrico sabbiato” e nel “solito lastro sabbiato”, insieme alle opere necessarie alla gestione delle acque.
Non possiamo dire, soltanto guardando queste fotografie, che queste specifiche pietre siano esattamente quelle descritte nel 1795. Potrebbero appartenere a fasi diverse della storia urbana, essere state riutilizzate o essere il risultato di interventi successivi.

 

Ed è proprio questo il punto.
Prima di intervenire dovremmo conoscere.
Guardando da vicino queste pietre si scoprono lavorazioni, orientamenti, segni di usura, riparazioni e trasformazioni. Sono piccole informazioni che, messe insieme, possono raccontare la storia di una strada e della città che l'ha costruita.

 

E allora proviamo a cambiare prospettiva.
Avremmo la stessa leggerezza nel praticare un foro in una pavimentazione antica di Pompei?
Naturalmente Portoferraio non è Pompei e il paragone non vuole attribuire a queste pietre la stessa epoca o lo stesso valore archeologico.
Serve semplicemente a farci riflettere.
Quando riconosciamo qualcosa come patrimonio storico, il nostro atteggiamento cambia immediatamente: osserviamo, studiamo, conserviamo e cerchiamo sistemi di intervento compatibili e possibilmente reversibili.

 

Perché non applicare la stessa attenzione anche alle piccole testimonianze della nostra città?
Oggi anche i principi che guidano una progettazione ambientalmente responsabile, compresi quelli introdotti dai Criteri Ambientali Minimi, ci invitano a ragionare sulla durabilità, sulla conservazione delle risorse e sulla qualità degli interventi.
La sostenibilità, infatti, non significa soltanto mettere qualcosa di nuovo che sia “ecologico”.
Significa anche avere cura di ciò che esiste già.
E se ciò che abbiamo sotto i piedi possiede anche un possibile valore storico, questa attenzione dovrebbe essere ancora maggiore.

 

Non si tratta quindi di cercare un colpevole per un foro.
Si tratta di utilizzare anche un piccolo episodio come questo per iniziare a parlare di cultura della manutenzione e del progetto.
Conoscere prima di intervenire.
Conservare quando è possibile.
Utilizzare sistemi reversibili quando sono disponibili.
E lasciare alle generazioni successive il maggior numero possibile delle tracce che abbiamo ricevuto da quelle precedenti.
Portoferraio possiede un patrimonio straordinario che non è fatto soltanto di Forte Falcone, Forte Stella, delle mura e dei grandi edifici.
È fatto anche di porte, scalinate, muri, cordoli, pietre e antiche pavimentazioni.
Piccoli elementi che spesso diventano invisibili proprio perché ci camminiamo sopra tutti i giorni.
Forse dovremmo cominciare a guardarli diversamente.

 

Perché la storia di una città non è soltanto davanti ai nostri occhi.
A volte è sotto i nostri piedi.

 

Massimiliano Pardi

 

buco lastre centro storico 1

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Ultima modifica il Giovedì, 17 Settembre 2026 10:49